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Ieri sera ero di fronte a tante persone, una sala piena sotto le volte bianche del Munizioniere. Con in mano due vulnerabili strumenti: dei cimbali e delle poesie.

Niente di più vulnerabile: come essere stelo di papavero lungo la strada. Eppure quando ho suonato per tre volte i piccoli cimbali che porto con me si è creato subito silenzio. Non è stato necessario insistere: tre suoni perché il brusio si trasformasse in disposizione all’ascolto. Questa è la forza della gentilezza. Se urliamo avremo bisogno di urlare sempre di più. Se affermiamo con precisione e gentilezza richiamiamo a quella stessa gentilezza e dignità nelle persone che ci ascoltano.

La gentilezza, con la sua esposizione di vulnerabilità, richiama in noi rispetto. Sarebbe così facile schiacciarla che ci rendiamo, invece, cauti. Non ci vuole molto per praticarla. Ci vuole fiducia e radici. Fiducia perché esporre la gentilezza è una dichiarazione di pace. Radici perché abbia il tempo di lasciare un segno e scendere in profondità.

Pratica di Mindfulness: La pratica di Metta 

Che io possa conoscermi e accettarmi così come sono e da questa conoscenza nasca per me un’occasione di crescita. Che io possa conoscere la geografia delle mie esperienze e che possa accettarle così come sono. Che io possa essere felice. Che io possa trovare la radice della felicità. Che io possa essere gentile con me. Che io possa essere gentile e vedere l’essenza delle cose. Che io possa essere gentile davanti a verità amare e dolci. Che io possa essere gentile davanti a qualsiasi verità

© Nicoletta Cinotti 2016 Le radici della felicità

Foto di ©Iván Santiago Bravo

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