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Bioenergetica e cura: il corpo protagonista

La tradizione “salutare” degli approcci corporei.

L’attenzione al corpo che contraddistingue la vegetoterapia di origine reichiana e l’analisi bioenergetica di Alexander Lowen ha costruito un approccio dove alla cura della patologia si affianca la prevenzione e il mantenimento di uno stato di salute e benessere. Una posizione antesignana rispetto alle altre scuole psicodinamiche e strettamente legata al ruolo svolto dal corpo. Occuparsi del corpo non può che significare percorrere un modo naturale di curarsi e cercare di percorrere la strada della salute fisica e mentale dalla base: il nostro stesso corpo.

Le considerazioni alla base della bioenergetica

fluire.002Lowen dirige la sua attenzione – come promozione della salute – verso la classe d’esercizi bioenergetici, una esperienza di gruppo rivolta a persone di tutte le fasce d’età, partendo da alcune considerazioni di base, che vengono applicate anche alla psicoterapia.

1. Ogni stress produce uno stato di tensione corporeo ed emotivo che dovrebbe scomparire al cessare della situazione stressante. Questo non può avvenire se ci sono tensioni muscolari croniche che determinano una diminuzione dell’energia disponibile per la persona attraverso una ridotta mobilità e una ridotta respirazione. L’origine di questa rigidità non è fisica ma emotiva. Lo scopo del lavoro corporeo è appunto quello di aumentare la mobilità generale corporea e l’ampiezza dell’onda respiratoria al fine di garantire una salute ”vibrante” ossia la capacità di fluire dalla tensione al riposo in maniera adeguata rispetto agli stressor che incontriamo.

2.Ciò che sperimentiamo a livello mentale si riflette su ciò che accade nel corpo e viceversa. Per questa ragione la nostra capacità di contatto con la realtà non è solo espressione di una funzione cognitiva ma anche di una funzione corporea.
3.La nostra esperienza corporea è la base sulla quale strutturiamo il nostro approccio alla vita.

Il lavoro corporeo nella classe

emozioni.001La classe d’esercizi è una esperienza di gruppo presente, con diversa profondità, all’interno del gruppo terapeutico e all’interno della classe d’esercizi vera e propria. Nel gruppo terapeutico la classe ha lo scopo di permettere un approfondimento di un tema specifico e gli esercizi vengono strutturati con la finalità di arrivare a contattare ed esprimere – attraverso il movimento – le emozioni soppresse per riacquistare maggiore padronanza, consapevolezza e capacità espressiva. Nella classe d’esercizi l’obiettivo – sempre a partire dall’equilibrio tra consapevolezza, capacità espressiva e padronanza – è quello di dare al corpo maggiore fluidità, maggiore libertà sollevando dal peso quotidiano delle tensioni e dello stress. L’insieme degli esercizi di una classe è una esperienza diretta verso un aumento della vitalità complessiva della persona. Garantiscono una maggiore padronanza di sé: una caratteristica basilare, secondo Lowen, di un buon rapporto con il proprio sé corporeo (Lowen 1994). Lowen parla spesso di salute vibrante, una salute che non è assenza di malattia ma è la possibilità di essere pienamente vivi nel rispetto delle proprie personali condizioni. Il punto centrale è quello di partire dal riconoscimento che ognuno di noi è il proprio corpo e che questa è la base delle nostre esperienze emotive e cognitive.

In questo quadro la classe di esercizi bioenergetici svolge la funzione di costituire un contesto sociale dove lavorare per essere il proprio corpo. L’essere il proprio corpo e non considerare il proprio corpo solo uno strumento di realizzazione dei propri obiettivi potrebbe essere considerato il punto di partenza della salute in analisi bioenergetica.

Essere il proprio corpo

Affanni.002L’identificazione con il proprio corpo, la strutturazione di una immagine corporea realistica, l’attenzione alle capacità propriocettive, hanno un ruolo rilevante nella relazione tra lo sviluppo corporeo ed emotivo dei bambini e degli adolescenti.

Non solo il bambino sperimenta stati corporei emotivi che contribuiscono alla formazione del legame di attaccamento ma anche la madre risuona a livello corporeo per formare una risposta allo stimolo offerto dal bambino. Questo livello di relazione tra la percezione corporea del bambino e la percezione corporea della madre, un livello implicito di comunicazione che tutti noi sperimentiamo nelle relazioni affettive, è la base della risposta corporea ed emotiva-relazionale.

L’aspetto corporeo della comunicazione costituisce la base sulla quale sperimentiamo la qualità e il tessuto della nostra vita e la base sulla quale costruiamo una nostra ipotesi su ciò che possono sperimentare gli altri esseri umani.

Il corpo ha quindi una fondamentale funzione conoscitiva, sia per la conoscenza diretta verso noi stessi che per fare ipotesi su ciò che possono sperimentare gli altri esseri umani.

Nella sua relazione con il proprio corpo il bambino sperimenta anche il processo di costruzione del proprio senso di identità che è strettamente collegato con l’esperienza della capacità motoria. Credo che tutti noi abbiamo negli occhi il ricordo vivido di un bambino che, orgogliosamente eccitato, muove i primi passi, impara a nuotare, ad andare in bicicletta, si arrampica su un albero, fa le capriole, balla davanti alla televisione. Questa possibilità di sperimentare la propria capacità corporea di movimento è un elemento fondamentale nel processo di costruzione dell’immagine corporea, nella percezione di se come soggetti efficaci, nella definizione di una sensazione di potenza o impotenza rispetto alle proprie capacità.

L’insieme delle esperienze corporee costruisce la nostra immagine corporea e il nostro senso di autoefficacia.

I disturbi nell’immagine corporea, un rapporto difficile con il proprio corpo producono un distacco tra il dato di realtà e ciò che la persona percepisce. Il problema fondamentale è che noi non crediamo a ciò che gli altri ci dicono ma solo a ciò che sperimentiamo percettivamente. E’ quando cambia la nostra percezione delle cose che ci rendiamo disponibili a cambiare.

Cambiare modo di percepire

respiroQuesto è un punto fondamentale: gli schemi percettivi cambiano solo sulla base di una esperienza in prima persona.

Il lavoro corporeo bioenergetico svolge una funzione rispetto al dato percepito aumentando il livello di consapevolezza corporea. La consapevolezza corporea è legata all’integrazione ed elaborazione tra percezione e dato di realtà. Questa integrazione è il risultato di un lavoro corporeo che integra il movimento e l’esperienza che ne consegue, è lo “stare” del grounding.

L’insieme delle nostre esperienze corporee va a costruire modalità stabili di risposta all’ambiente, molte delle quali diventano automatiche. Un quadro di modalità di risposte che vengono rinforzate dalla ripetizione e trasformate dalla consapevolezza. Solo se portiamo la nostra attenzione a ciò che avviene a livello corporeo possiamo diventare consapevoli di ciò che ci spinge, automaticamente, verso il cibo, il fumo, il movimento e così via.

Diversi studi hanno sottolineato come l’adolescenza sia il periodo in cui sono maggiori le insoddisfazioni e i possibili problemi connessi ad una percezione distorta del proprio corpo.

L’immagine del corpo e soprattutto come il bambino fronteggia la sua insoddisfazione verso di esso, può determinare in questo periodo lo sviluppo di modalità disorganizzate di relazione con il proprio corpo (Wichstrom 1995) mentre in adolescenza può abbassare la soglia di percezione del rischio e indurre comportamenti esageratamente ottimistici o noncuranti nei propri confronti della propria salute.

Il passaggio dal dato percepito al dato reale diventa un fattore critico nella cura. Non è la conoscenza informativa del rischio o del danno di certi comportamenti che ci cambia, come è stato ormai ampiamente dimostrato. È la consapevolezza reale e percepita su di noi che può aiutarci a cambiare. È la prevenzione di disturbi dell’immagine corporea, associata a programmi di educazione alla salute, che possono implementare la ricaduta positiva della promozione nella prevenzione primaria e secondaria.

respiro.001Ciò che noi percepiamo è il risultato dei nostri schemi percettivi consolidati dall’abitudine ed è in relazione con la nostra immagine corporea, il nostro senso di auto-efficacia e il nostro sistema di credenze. Il risultato può non essere realistico ma costruisce comunque il nostro modo di rispondere alla realtà.

Sostenere il piacere è, dal punto di vista corporeo uno dei migliori fattori predittori di una buona immagine corporea. Il piacere (Lowen 1970) inteso non come atteggiamento edonistico ma come gusto di fare le cose, un gusto rinforzato e sostenuto dall’esperienza corporea propriocettiva. Anche qui la ricerca neuroscientifica conferma quello che la semplice saggezza quotidiana afferma: il ripetuto sperimentare situazioni relazionali corporee piacevoli struttura e qualifica la nostra crescita cerebrale e disegna una “propensione” all’ottimismo “ e alla ripetizione di esperienze positive. (Damasio 1999, Dennett 1996, Lowen 1970).

E’ infatti dimostrato che tendiamo a ripetere quei comportamenti che associamo a marcatori somatici positivi (Damasio, Dennett, Lowen)

L’insieme di questi tre elementi, movimento autonomo(1), consapevolezza corporea (2) e senso di auto-efficacia (3),permettono il sostegno e lo sviluppo delle naturali capacità di autoregolazione che sono le risorse interiori per uno stile di vita sano.

esercizi.001L’idea che sta alla base del concetto di autoregolazione è che ogni organismo si muove per trovare le migliori soluzioni. In questo senso anche quei comportamenti che possono essere giudicati difensivi o devianti visti dall’esterno, svolgono una funzione di regolazione dello stato corporeo e/o emotivo della persona. Se non si sostiene le capacità di autoregolazione si struttura una dipendenza da un “regolatore” esterno. Questo fenomeno è molto evidente nell’uso di sostanze alcoliche, stupefacenti o stimolanti. E’ ormai chiaro che l’uso di queste sostanze svolge una funzione nella regolazione degli affetti. Possono essere usate per dis- inibire, modulare l’umore e renderlo adatto all’ambiente sociale, come possiamo vedere nelle attuali pluridipendenze.

L’autoregolazione non è però un processo solitario ma è in relazione con la qualità delle risposte corporee – emotive che incontriamo nel nostro ambiente.

Il bambino impara, guardando l’espressione della madre, quale delle sue attività motorie sono approvate, quali possono essere pericolose, cosa esplorare e cosa evitare. La funzione di riferimento sociale che stiamo descrivendo avviene prima nel contesto familiare e prosegue poi nel contesto sociale. Per questa ragione il lavoro di gruppo – come gruppo terapeutico o classe d’esercizi –  in analisi bioenergetica è fondamentale. E’ un modo per imparare dall’esperienza altrui, come abbiamo fatto quando eravamo bambini e anche un modo per aprire i confini della normalità. Scoprire quanto possono essere simili e diverse le esperienze altrui costituisce una fonte importante di apprendimento nell’esperienza corporea.

Vorrei riportare una citazione da Lowen, nella quale risulta evidente come una distorsione nella nostra percezione di sé, nel nostro felt sense, corrisponde ad una distorsione nel nostro modo di percepire il mondo: “La realtà ha due facce o aspetti. Il primo è la realtà del corpo e delle sue sensazioni. Questa realtà viene percepita soggettivamente. Il secondo è la realtà del mondo esterno, che è percepito oggettivamente. Ogni distorsione delle percezioni interne causa una distorsione parallela delle percezioni esterne, dal momento che percepiamo il mondo attraverso il corpo” (Lowen 1970, pag.178).

Il corpo sembra, alla fine, che possa davvero diventare protagonista, e non solo strumento, del nostro essere vivi.

© Nicoletta Cinotti 2016

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