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Il nostro bisogno di mantenere un’immagine positiva di noi è molto forte. Tanto forte che siamo disponibili a proteggerci in molti modi dalle critiche e dai giudizi. In alcuni casi anche da quelli che non sono mai stati fatti.

La modalità difensiva delle proiezioni è molto interessante, almeno dal mio punto di vista. Funziona più o meno così: faccio qualcosa di cui non sono orgoglioso – potrebbe essere un ritardo, una inadempienza, una cortesia – e inizia ad entrare in azione il senso di colpa. Inizio a rimproverarmi. Se il rimprovero che faccio a me stesso è troppo forte – per proteggermi – devo spostare una parte di questo rimprovero sull’esterno e inizio a pensare che qualcuno (magari la vittima della mia inadempienza) penserà malissimo di me. Inizio a rimuginare sul fatto che non è giusto giudicare gli altri per un piccolo errore e trasformerò il senso di colpa che provo in biasimo nei confronti degli altri, in particolare della persona alla quale ho fatto il piccolo torto. E che si ritroverà così, incomprensibilmente, punito due volte.

Entrambe le emozioni – senso di colpa e biasimo verso gli altri – hanno una funzione protettiva. Sono protezioni che servono per nascondere la verità. Le difese che servono a nasconderci la verità sono le peggiori perché ci fanno camminare sullo scosceso sentiero delle illusioni. Dietro a tutto il film che abbiamo costruito sta un senso di vulnerabilità o di mancanza: ci sentiamo difettosi. Se accettassimo di vederlo potremmo consolarci e aiutarci a crescere. Proiettando il film sull’esterno aumentiamo solo il nostro senso di paura e pericolo. E la possibilità di andare di nuovo sul versante delle proiezioni, perdendo così l’opportunità di crescere, di imparare dall’esperienza, di essere autenticamente presenti a se stessi.

Un uomo vuole appendere un quadro. Ha il chiodo, ma non il martello. Il vicino ne ha uno, così decide di andare da lui a farselo prestare. A questo punto gli sorge un dubbio: e se il mio vicino non me lo vuole prestare? Già ieri mi ha salutato appena. Forse aveva fretta, ma forse la fretta era soltanto un pretesto ed egli ce l’ha con me. E perché? Io non gli ho fatto nulla, è lui che si è messo in testa qualcosa. Se qualcuno mi chiedesse un utensile, io glielo darei subito. E perché lui no? Come si può rifiutare al prossimo un così semplice piacere? Gente così rovina l’esistenza agli altri. E per giunta si immagina che io abbia bisogno di lui, solo perché possiede un martello. Adesso basta!E così si precipita di là, suona, il vicino apre, e prima ancora che questo abbia il tempo di dire “Buongiorno”, gli grida: “Si tenga pure il suo martello, villano! Paul Watzlawick

Pratica del giorno: Grounding  Foto di  Filippo Venturi

© Nicoletta Cinotti 2017 Il protocollo MBSR

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