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Spesso siamo poco consapevoli delle intenzione che stanno dietro alle nostre azioni. Anche delle intenzioni che abbiamo quando cerchiamo qualcuno.

Chiamiamo una persona per chiedergli qualcosa. Magari vestiamo la nostra richiesta in un modo che possa sembrargli attraente ma la vera intenzione di questo movimento relazionale ci rimane velata. Oscura anche a noi stessi. Non espressa dalle nostre parole.

Ci rendiamo conto della nostra vera intenzione solo quando questa non si realizza. Quando la risposta prende la forma della realtà. Allora -in un attimo – la delusione disegna la dimensione della nostra vera intenzione. La forma del nostro vero bisogno

In quell’attimo comprendiamo ciò che stava dietro alla nostra richiesta. E l’altro diventa così la fonte del nostro dolore o della nostra insoddisfazione anziché ragione di felicità.

Riconoscere e dare voce alle vere intenzioni che ci spingono a cercare gli altri ci fornisce una consapevolezza più ampia delle nostre spinte relazionali e libera le relazioni da aspettative inespresse che non possono che essere fonte di disagio.

Nel momento in cui riconosciamo le nostre intenzioni, portiamo la consapevolezza anche a quella grande area dei bisogni relazionale. In quel momento chiudiamo la pratica – le faccende quotidiane – e apriamo il cuore.

In quel momento permettiamo che la consapevolezza illumini le nostre relazioni e che ci conduca a riconoscere i nostri bisogni più profondi. Non delegando all’altro di indovinare il nostro vero bisogno, ci prendiamo la responsabilità della nostra felicità.

Cominciare ad esplorare le nostre assunzioni inespresse è un passo che conduce alla strada della felicità. Sharon Salzberg

Pratica di mindfulness: Cullare il cuore

© Centro Studi di mindfulness e Bioenergetica Genova

Nicoletta Cinotti 2015

Foto di ©.p a n e.

E’ importante l’intenzione con la quale iniziamo a fare qualcosa: questa intenzione darà forma alle nostre azioni e anche alle conseguenze delle nostre azioni.

Spesso l’intenzione rimane un elemento nascosto. Ci sembra di chiamare il nostro amico perché abbiamo bisogno di una informazione e invece abbiamo un’altra intenzione, più profonda, che non comunichiamo. Esponiamo quella più formale e superficiale, magari la vestiamo nel modo migliore. Gli proponiamo qualcosa che pensiamo gli piaccia e desideri perché vogliamo assicurarci che la nostra intenzione profonda possa essere soddisfatta. A volte è un’intenzione che non abbiamo chiara nemmeno noi, tanto è grande l’ansia di non soddisfarla: rimane oscura anche a noi stessi.

Fino a che la risposta che desideravamo non arriva. Allora la delusione rivela la vera ragione per cui abbiamo chiamato: spesso desideravamo essere rassicurati, confortati, amati o semplicemente ricevere attenzione.

Perché nascondere le nostre vere intenzioni e barattarle con le richieste del quotidiano? La realtà ha limiti e confini che fanno dire si o no. Ma se esponessimo le nostre vere intenzioni permetteremmo a noi e all’altro di chiudere “la pratica” e aprire il cuore. E avere così una risposta autentica che nasce da una intenzione rivelata: prima di tutto a se stessi.

Comincia ad esaminare le assunzioni implicite che si frappongono alla tua felicità. Sharon Salzberg

Pratica di mindfulness: Cullare il cuore

© Centro Studi Mindfulness e Bioenergetica

Nicoletta Cinotti 2015

Foto di ©p a n e.

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