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Coltivare la mindfulness nelle relazioni

Ogni essere umano, al di là delle proprie inclinazioni personali che possono essere più o meno socievoli, nasce come essere relazionale. E le relazioni interpersonali hanno sicuramente sia il potere di guarire che di ferire. Sappiamo che, anche nella psicoterapia, il fattore relazionale riveste una importanza predominante nel processo stesso di guarigione; ha un peso che supera l’impatto del metodo stesso.

Ciononostante noi clinici impariamo molte tecniche di intervento ma pochissime cose su come stare in relazione con le persone, che siano o no pazienti o partecipanti ai protocolli mindfulness.

Cercare nel posto sbagliato

Continuando a perfezionare le nostre tecniche, ma dimenticando l’importanza della relazione, ci comportiamo come quella persona che aveva perso le chiavi e le cercava non dove le erano cadute ma dove c’era la luce. Insomma rischiamo di cercare nel posto sbagliato, continuando a perfezionare aspetti – quelli tecnici – che sono una parte degli ingredienti che contribuiscono alla bontà della cura.

Colmare il divario

ritiro con Gregory KramerCredo che sia necessario colmare questo divario e penso che la meditazione – e in particolare la mindfulness – possa offrire molte buone risposte alla necessità di approfondire la qualità della relazione terapeutica. Le ragioni sono diverse: la mindfulness migliora la nostra capacità di consapevolezza, riflessione, accettazione e ci rende più disponibile nel momento presente dell’incontro e più in grado di trovare una risposta che includa la dimensione della saggezza.

Il limite della meditazione in solitaria

La meditazione in se stessa non è però la panacea di tutti i mali. Uno dei limiti costituiti dalla meditazione è che propone un modello che si sviluppa in solitaria e che limita – almeno nei ritiri – la quantità di interazione con gli altri. Molti approcci meditativi strutturano l’esperienza prevalentemente come una esperienza individuale, anche se organizzata in un contesto di gruppo. Questo,  in molti casi, può alimentare il senso di una separazione tra sé e gli altri e un senso di sé autonomo e non interconnesso. Anche se questa non è certamente l’intenzione della pratica meditativa, quando questo accade diventa difficile mettere in relazione la vita quotidiana con la meditazione o con la pratica terapeutica.

Cercare in solitudine la risposta alle proprie domande presuppone che le nuove abitudini e risposte si sviluppino nella pratica individuale e che riappaiano spontaneamente durante le interazioni con gli altri.

Questo può realizzarsi ma dobbiamo essere consapevoli che le relazioni interpersonali sono una sfida molto diversa e piena di distrazioni. Può essere infatti molto più semplice essere consapevoli di noi mentre ci laviamo i denti che mentre rispondiamo al telefono o apriamo la porta ad un amico!

La sfida dell’Insight Dialogue

gregory_kramerL’insight dialogue è una pratica formale di meditazione che si basa su una meditazione dialogica e supporta direttamente le difficoltà sopraelencate della pratica individuale. Sempre basato sulla tradizione di meditazione vipassana, è una pratica rivoluzionaria perché espande il paradigma individuale e coltiva la mindfulness nella relazione. Questo avviene attraverso un dialogo retto da precise linee guida, con una o più persone, che si sviluppa a partire dalla consapevolezza del corpo e del respiro.

Nella meditazione interpersonale possiamo osservare le radici della sofferenza interpersonale e osservare come sorgono e come si organizzano in abitudini relazionali. I benefici di questa pratica di meditazione possono essere facilmente trasportati nella vita quotidiana visto che gli stimoli offerti dalle interazioni quotidiane non sono così diversi dagli stimoli che vengono esplorati nella pratica di meditazione.

Durante la pratica meditativa vengono apprese nuove abilità e nuove modalità relazionali che possono essere adottate nelle interazioni della propria vita reale, inclusa nella relazione terapeutica, in modo molto più diretto che nella pratica di meditazione individuale.

Questa pratica può essere sperimentata in protocolli organizzati su otto settimane, oppure sotto forma di ritiri intensivi.

La relazione terapeutica e la pratica di Insight Dialogue

Questa pratica, profondamente radicata nella psicologia tradizionale buddista, offre importanti risorse per la formazione degli psicoterapeuti e per lo sviluppo della relazione terapeutica. Ad un primo livello possiamo dire che la psicologia buddista offre un sofisticato sistema psicologico che è stato validato attraverso i  millenni, mentre l’Insight Dialogue, chiarisce e approfondisce la comprensione attuale della pratica di mindfulness nei suoi aspetti relazionali.

In generale possiamo dire che la mindfulness è uno strumento che può essere efficacemente utilizzato, in molti modi diversi, nel setting terapeutico. Le linee guida dell’Insight Dialogue , in particolare, possono essere immediatamente congruenti con il setting psicoterapico. Per esempio la linea guida Pausa aiuta a riportare l’attenzione alla consapevolezza del momento presente, anche senza nessun esplicito insegnamento. Questa linea guida però è soprattutto importante per sostenere la consapevolezza e l’accettazione dello psicoterapeuta, includendo i  momenti di disforia che possono essere presenti sia all’interno della singola seduta che all’interno del percorso psicoterapico, in un’ottica di consapevolezza e accettazione. Stesso atteggiamento che può essere maturato durante l’esplorazione degli elementi di controtransfert che emergono nella coscienza del terapeuta durante il trattamento.

Praticare Pausa può significare fare riferimento alla consapevolezza prima di pronunciare le parole o prima di fare un intervento terapeutico. Oppure accogliere con compassione e comprensione gli inevitabili errori della pratica clinica.

Pausa permette di riconoscere i propri processi di identificazione di ruolo per scegliere di rimanere maggiormente fluidi rispetto a questa esperienza, riportando continuamente a quella freschezza di valutazione – detta “la mente del principiante” – che può essere estremamente significativa nei momenti di empasse terapeutico o con relazioni terapeutiche particolarmente conflittuali.

Le reazioni controtransferali possono essere viste dai terapeuti come pericolose, imbarazzanti, inammissibili o confusive. Le linee guida Pausa e Rilassa aiutano a riconoscerle, accettarle e a rispondervi efficacemente, permettendo di esaminarle piuttosto che difendersene. Quando Pausa scopre momenti di tensione, Rilassa può permettere una maggiore apertura senza per questo nutrire fenomeni che possono essere controproducenti. Le reazioni emotive e le storie personali possono interferire con la capacità di essere attenti. La consapevolezza di ciò che emerge non implica passività ma permette flessibilità e scelta di azione lasciando spazio all’integrità della persona, con tutte le sfumature e complessità della propria esperienza clinica e personale.

Praticare Apri

La linea guida Apri porta la consapevolezza allo scambio relazionale, spostando l’attenzione allo spazio condiviso della relazione. L’invito è, infatti, proprio quello di notare lo “spazio” relazionale. Il senso di isolamento e di un sé separato si accompagna infatti con molti disturbi psichici, non solo di versante depressivo. La consapevolezza dell’esistenza di uno spazio relazionale, l’accettazione e la conoscenza del proprio modo di abitare quello spazio, consentono lo sviluppo di una diversa tolleranza nei confronti delle proprie difficoltà relazionali.

L’attenzione allo sviluppo di un atteggiamento di compassione, equanimità, gentilezza e gioia – emozioni tipicamente elicitate da questa pratica meditativa – non costituisce solo l’espressione di uno stato mentale salutare ma è il frutto di una educazione mentale che avviene attraverso la pratica e che elabora le risposte avversative. L’atteggiamento equanime è particolarmente sostenuto dalla linea guida “Fidati di ciò che emerge”; una linea guida che facilita lo sviluppo di una posizione responsiva e disponibile in situazioni sfidanti.

Senza l’equilibrio che nasce da Pausa, Rilassa, Apri e Fidati di ciò che emerge, sarebbe difficile regolare la consapevolezza personale con le necessità dello spazio relazionale.

In questo senso la saggezza relazionale – quella qualità di presenza intersoggettiva essenziale per una buona psicoterapia – è sperimentata, attraverso la pratica, nel corpo e nel presente dell’esperienza percepita.

© Nicoletta Cinotti 2014

Per maggiori informazioni

Of Course… EDITOR’s PDF file 04-tronick May 03

NADEL FEB 16 04

NBR1452

Hick S.F.; Bien T.(2008); Mindfulness and therapeutic relationship, Guilford Press

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