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Come avviene il cambiamento?

La domanda con cui si apre questa pagina può apparire ovvia e, nello stesso tempo, impossibile da decifrare. Tutti noi sperimentiamo quotidianamente processi di crescita e cambiamento. Ma come e perché arriviamo a cambiare? E soprattutto cos’è che orienta il processo di cambiamento? Che sia legato alla crescita o ai processi terapeutici, quali sono gli elementi che lo dirigono?

neo-mammaUna delle risposte che possiamo dare è che ciascun individuo, per crescere e quindi cambiare, ha bisogno di organizzare il senso della propria esistenza. Ossia il cambiamento richiede la disponibilità ad aprirsi ad aspetti nuovi mantenendo una continuità con il passato.

Possiamo fare questo da soli?

Certamente la sintesi del processo richiede la nostra elaborazione personale ma gli stimoli che ci motivano a crescere derivano dall’esterno. Derivano dalle nostre relazioni, derivano dalle emozioni che il nostro rapporto con l’ambiente umano e naturale, suscitano. Questo alternarsi di riflessione personale e di raccolta degli stimoli esterni porta una espansione e assomiglia all’alimentazione. Mangiamo, e quindi introduciamo elementi nutritivi, li digeriamo e questo processo permette la crescita fisica e la vita. E infine espelliamo  ciò che non è digeribile.

Questa espansione, questa “alimentazione” in senso psicologico, avviene, secondo Tronick e colleghi, attraverso un processo di mutua regolazione reciproca (MRM) che è uno scambio socio-emotivo di comunicazione, in cui gli aspetti paraverbali e non verbali svolgono un ruolo implicito fondamentale per arrivare ad attribuire un significato allo scambio relazionale.

Ma cos’è questa espansione?

Perché questo processo possa avvenire il bambino ha bisogno di stabilire una connessione con il suo interlocutore. Ha bisogno cioè di sentire che c’è una “lunghezza d’onda condivisa”. Una volta che questa lunghezza d’onda comune è stabilita, inizia lo scambio con la persona di riferimento.

Uno scambio che spesso ha proprio le caratteristiche di una protoconversazione, con turni alternati e momenti di “dialogo reciproco”.

Il contenuto di questi scambi, anche se non è verbale, è fondamentale per la strutturazione emotiva e cognitiva e costituisce una vera e propria impalcatura per la crescita.

Nelle fasi precoci del suo sviluppo, il bambino è già in grado di sperimentare emozioni che hanno un certo grado di organizzazione. Queste piangereemozioni, presenti fin dalla nascita, si esprimono attraverso configurazioni di volto, voce, sguardo, postura. La regolazione di queste emozioni è parzialmente dipendente dall’esterno, ossia dalle figure di riferimento.

La reazione emotiva del bambino, infatti, è determinata dalle manifestazioni emotive della madre e dalla comprensione implicita di se stesso e del mondo che il bambino costruisce.

Questa capacità di comprendere e di comprendersi reciprocamente permette al bambino di crescere – cioè di espandere il proprio mondo di significati – ma permette anche alla madre una crescita e un cambiamento. Questo processo è assimilabile al processo che avviene in terapia.

Anche le madri crescono, anche i terapeuti imparano

La novità offerta dal Modello di Mutua Regolazione di Tronick è anche questo sottolineare che non solo i bambini i crescono ma che, anche le madri e tutti gli altri adulti di riferimento, vengono coinvolti in un processo di crescita, proprio perché includono nel loro mondo sociale ed affettivo, un altro interlocutore che li motiva ad esplorare nuovi territori.

Ecco quindi il primo degli elementi necessari perché avvenga il cambiamento: dobbiamo essere in due. Essere in due significa che l’Altro è per noi oggetto di sufficiente curiosità e affetto positivo da spingerci ad andare al di là del nostro limite, costituito dalle esperienze già conosciute, per investigare un nuovo imprevedibile che la relazione porta sempre con se.

Questo stesso processo è quello che trasforma l’expertise dello psicoterapeuta. Viene molto frequentemente sottolineata la necessità di aggiornarsi e perfezionarsi ma forse non viene sufficientemente sottolineato, magari perché è considerato ovvio, quanto noi impariamo grazie allo scambio comunicativo, con i nostri pazienti. E’ proprio la qualità di questo scambio comunicativo, in continuo svolgimento, che costruisce quel qualcosa in più dello psicoterapeuta e che struttura la sua expertise. Sono i nostri pazienti che contribuiscono, in maniera estremamente rilevante, a costruire il nostro stile e la qualità affettiva del nostro lavoro. Il nostro “scaffolding” emotivo-cognitivo è fatto della nostra formazione clinica quanto delle esperienze della nostra pratica clinica.

Perché la relazione madre-bambino assomiglia alla relazione terapeuta paziente?

L’ipotesi proposta da Tronick e colleghi è che gli scambi emotivi abbiano lo scopo di espandere lo stato di coscienza dei singoli individui, attraverso l’incorporazione e integrazioni di quantità crescenti di informazioni significative. Nell’uomo questo processo è diadico, cioè avviene all’interno di una relazione comunicativa, verbale ma soprattutto paraverbale.

Durante lo scambio comunicativo, la madre fornisce al bambino l’impalcatura che gli permette di comprendere e tollerare stati di attivazione emotiva via via sempre più complessi. La madre comprende le informazioni sullo stato di coscienza del bambino e offre una risposta che permette una crescita psico-fisica adeguata che coinvolge non solo la mente del bambino ma anche quella della madre.

Questo procedere attraverso negoziazioni comunicative su base emotiva viene riprodotto nel contesto terapeutico perché in quel contesto si lavora per produrre un cambiamento e quindi si configurano scelte comunicative che rispecchiano gli elementi base del processo di cambiamento.

Il processo di cambiamento

Il processo di cambiamento nella relazione madre – bambino abbiamo visto che passa attraverso lo scambio sociale e comunicativo su base emotiva. E’ attraverso questo scambio che avviene una ristrutturazione e un cambiamento dell’organizzazione mentale. Quando lo scambio comunicativo è sincronico, si sviluppa un accordo che viene definito espansione diadica della stato di coscienza. E’ il verificarsi di questa espansione che rende possibile la successiva riorganizzazione dello stato mentale.

Anche paziente e terapeuta possono raggiungere questi stati diadici nel setting psicoterapeutico, attraverso la regolazione reciproca delle emozioni. Questa regolazione, di natura procedurale ed emotiva, da impulso al cambiamento mentale del paziente.

Una volta raggiunti questi stati diadici, lo stato di coscienza del paziente si espande e cambia. Il paziente sperimenta uno stato diadico condiviso, specifico della relazione terapeutica, attraverso il quale incorpora gli elementi di novità che permettono una nuova riorganizzazione mamma-bimbo .

La relazione futura cambierà perché questa nuova esperienza farà parte della relazione e del legame tra la diade “terapeuta-paziente”. Possiamo dire che il paziente vive “qualcosa di nuovo, qualcosa di espanso, qualcosa di particolare” e che questa esperienza farà parte degli scambi futuri, non solo in quella relazione ma anche nelle altre situazioni relazionali. Arricchirà il patrimonio di abilità relazionali del paziente, fornendogli nuovi e più complessi modi per regolare le proprie emozioni autonomamente.

Cosa c’è di diverso

In che cosa questo approccio costituisce una novità? La prima e più significativa differenza è che il concetto di sintonia e il processo di sintonizzazione passano in secondo piano. L’espansione diadica dello stato di coscienza infatti non è un processo in cui uno dei partner della relazione si sintonizza con le richieste dell’altro, ma è una negoziazione reciproca di significati mediata dalla comprensione del mondo emotivo. Per funzionare, include le emozioni di entrambi i partner. Per comprendere questo processo di negoziazione e regolazione, gli errori comunicativi diventano significativi perché permettono di comprendere le strategie di regolazione della coppia. L’attenzione posta ai momenti di disconnessione o disaccordo nasce anche dalla semplice constatazione che qualsiasi coppia trascorre molto più tempo nella ricerca della comprensione reciproca che nella sintonia.

L’attenzione a questo processo di regolazione e negoziazione reciproca di significati afferma, implicitamente, che ogni relazione è unica e che quindi, se è vero che conserviamo traccia delle modalità relazionali sperimentate nelle relazioni primitive, è pur vero che ogni relazione ci offre uno scenario e una difficoltà di confronto che la rende specifica. In positivo questo significa che gli errori relazionali che non sono stati riparabili all’interno di una specifica relazione, possono trovare nuove risposte e comprensione, in altri scambi relazionali.

In sintesi

Possiamo concludere quindi affermando che il processo di cambiamento e il processo di crescita si assomigliano perché procedono entrambi attraverso l’esperienza di una espansione diadica dello stato di coscienza che avviene in uno scambio comunicativo relazionale. Questa espansione passa attraverso una regolazione affettiva reciproca che re-integra e riconfigura gli stati emotivi del paziente.

La terapia deve quindi contenere “qualcosa in più” che permetta di accedere al rapporto tra le relazioni originarie e le relazioni attuali, cioè quel processo creativo specifico e unico che crea gli stati diadici di coscienza.

a cura di ©Nicoletta Cinotti

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