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Comunicazione mindful: bisogni reciproci

Parlare e, in senso più ampio, comunicare è un elemento imprescindibile dell’essere umani. Questo non lo rende però né più facile né scevro di rischi. Molte relazioni naufragano attorno a modalità comunicative prive di sintonia o molte buone intenzioni si infrangono contro modalità inadeguate di comunicarle.

Da questi rischi nessuno è protetto. Nemmeno chi, come me, si occupa di psicologia e psicoterapia. Perché comunicare richiede davvero un insieme di abilità specifiche che spesso diamo per scontate ma che non lo sono affatto.
All’interno dei protocolli mindfulness, sia il protocollo MBSR che soprattutto il Protocollo di Mindfulness Interpersonale, alla comunicazione viene riservata una attenzione particolare, un’attenzione che possiamo definire mindful, ossia caratterizzata da quella qualità di presenza e consapevolezza che è la base per qualsiasi apprendimento e per qualsiasi cambiamento.

Un bisogno reciproco

bambiniTutti noi abbiamo bisogno di essere visti, ascoltati, sapere di essere importanti per qualcuno, sapere che possiamo contare sul conforto degli altri nei momenti di difficoltà.

Questo è un bisogno reciproco e condiviso con i nostri interlocutori. E’ un interesse condiviso, che scorre sotterraneo in tutte le nostre comunicazioni e relazioni. E’ simile all’intreccio delle radici degli alberi in una foresta. Apparentemente ogni albero è solo, staccato dagli altri, ma nel sotterraneo le loro radici si mescolano e confondono, si intrecciano e si sostengono reciprocamente.

Questo desiderio di autenticità nelle relazioni è inseparabile dalla nostra capacità di ascoltare e di entrare in relazione con gli altri. La comunicazione, come le radici sotterranee di cui parlavo prima, è un territorio misto, intrecciato, spurio. Mille fili, mille legami che si intrecciano energicamente, in un sistema dinamico, da considerare tutt’altro che scontato.

Comunicare mindlessness

Se comunichiamo senza consapevolezza, o con una consapevolezza parziale, sopprimiamo questa complessità ma non per questo ci semplifichiamo le cose. Difendiamo il nostro territorio e attiviamo così reazioni difensive da parte del nostro interlocutore. La sfida della mindfulness è guardare a queste modalità comunicative abituali con simpatia e con una visione chiara degli effetti che producono. Lo scopo è riportare alla consapevolezza il nostro fondamentale bisogno di connessione con gli altri, esplorando come la cultura della paura in cui viviamo rischia di renderci anziché più sicuri, più esposti agli attacchi dei nostri interlocutori.

Cresciamo in un mondo che sottolinea ripetutamente i rischi, come se questo fosse un modo per costruire sicurezza. Così facendo aumentiamo il nostro livello di paura, e, soprattutto, non ci vengono insegnati modi alternativi per crescere e comunicare efficacemente in una relazione.

Usare la mindfulness può sviluppare ed espandere un nuovo approccio, cominciando con noi stessi e poi estendendolo alle nostre relazioni. Un approccio che potremmo definire “noi” prima che “io”. Questo significa che in tutte le circostanze, anche quelle conflittuali – o soprattutto quelle conflittuali – cerchiamo di rimanere aperti mantenendo il rispetto per la persona con la quale stiamo comunicando. E’ importante sottolineare che questo non significa abbandonare o ignorare i nostri interessi personali. Apertura significa rimanere connessi con noi stessi tanto quanto rimaniamo connessi con gli altri. Non significa “cedere il passo” o “chinare la testa”. Significa piuttosto coltivare una apertura che nasca dalla consapevolezza delle radici interconnesse, significa diventare consapevoli di quando comunichiamo senza consapevolezza  per interrompere le comunicazioni ” solo io” che alimentano il nostro senso di isolamento, inadeguatezza e dolore e passare alle comunicazioni “noi”. Significa passare dal vederci come alberi solitari per iniziare a guardare alla connessione delle nostre radici.

Creare un territorio “franco”

iraq_milit_bamb555Quando siamo in un conflitto abbiamo bisogno di sapere che esistono delle zone “franche” dove non saremo attaccati e dove gli scambi possono avvenire più liberamente. La comunicazione mindful offre questa esperienza. Ciò che impariamo in queste “zone franche” possiamo poi esportarlo nel nostro quotidiano, con la saggezza e la discriminazione che riterremo necessaria. Abbiamo bisogno di una transizione per farlo, una transizione che può esserci offerta dalla pratica della mindfulness, e che può essere sostenuta dalla nostra esperienza dei danni che una cattiva comunicazione produce nella nostra vita.

©Nicoletta Cinotti

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