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Desiderio e illusione, impedimenti alla consapevolezza

Gli impedimenti alla consapevolezza sono degli stati mentali che, abbastanza tipicamente, influenzano la nostra capacità di attenzione e consapevolezza e offuscano la mente, nella sua essenza, chiara e lucida.

Spesso non riconosciamo questa qualità di chiarezza della mente proprio perché veniamo distratti e sedotti dalle nostre modalità abituali di pensiero e di comportamento. Modalità abituali che nascono da una contrazione del corpo e della mente e che rimangono nascoste alla nostra consapevolezza se non ci diamo strumenti di pratica, come la mindfulness e la bioenergetica.

Perché la influenzano

Questi impedimenti alla consapevolezza influenzano la mente perché, come abbiamo già visto con l’irrequietezza, il torpore, il dubbio, diventano oggetti esclusivi della nostra attenzione e innescano un circolo ripetitivo di proliferazione mentale e di azioni impulsive. Molto spesso inoltre, costruiscono i nostri schemi di “attenzione divisa”: stiamo facendo qualcosa, ma vorremmo fare qualcosa di diverso. E quando poi facciamo qualcosa di diverso non riusciamo a “staccare la testa” da quello che abbiamo appena lasciato.desiderare_cio_che_non_si_ha_New_Yorker

Desiderare, come dicevo in un post di qualche giorno fa, è inevitabile e ci aiuta a dirigere la nostra energia verso nuovi progetti. Il problema non è il desiderio in sé ma il fatto che questo può diventare un attaccamento eccessivo ad un risultato, ad una persona o ad una condizione fisica.

Il desiderare che nasce, per esempio dalla fame o dalla sete, è una motivazione a fare qualcosa che non deve certo preoccuparci. Ma il desiderio diventa un impedimento quando ci porta ad agire compulsivamente, ad aggrapparci a qualcosa o a qualcuno. Anche a noi stessi. Infatti molti comportamenti compulsivi, hanno l’effetto di “rinchiudere” la persona nel proprio mondo.

L’intensità del desiderio varia enormemente. Può diventare una passione ossessiva, oppure un fantasticare senza concretezza. Comunque sia se ci prestiamo attenzione, possiamo scoprire quanto frequentemente il desiderio attraversa la nostra mente.

Restringere il campo del desiderio

Nella pratica mindfulness una parte del nostro lavoro è dedicata ad ampliare il campo della consapevolezza. Quando siamo “posseduti” da un desiderio molto intenso o incontrollabile – che può essere banalmente anche il desiderio di fumare o di bere alcolici – il campo della consapevolezza è tutto occupato dal desiderio e non possiamo prestare attenzione a nient’altro.

Inoltre nella nostra cultura siamo allevati a pensare alla rinuncia come ad una limitazione e questo rende ulteriormente difficile, a volte, affrontare il tema del desiderio.

Per molte persone, per esempio, l’idea di rinunciare ad un cibo è impossibile. Molto più facile pensare di sottoporsi allo stress di una dieta, che scegliere di essere gentili con se stessi e “rinunciare” a mangiare qualcosa che poi ci renderà pieni di sensi di colpa.

meleIl tema del cibo è strettamente connesso agli effetti indesiderabili del desiderio, così come lo sono il craving di sostanze, eccitanti o calmanti. Ma il desiderio è un compagno sottile della nostra mente. E’ quello che ci spinge a vagare con lo sguardo durante la meditazione camminata oppure a interrompere la consapevolezza del respiro per qualche misterioso “bisogno” improvvisamente sorto. E’ quello che ci fa “innamorare” o detestare” qualcuno che non conosciamo ma che semplicemente incontriamo per caso.

Il desiderio e le aspettative

Uno degli aspetti del desiderio è l’aspettativa dei risultati. A volte questo desiderio è coperto dall’impegno e dallo sforzo che mettiamo in ciò che facciamo, con la convinzione che saremo ripagati per tanta fatica.

invidiaSpesso le aspettative coprono una sensazione di noia che diventa il desiderio che accada qualcosa. A volte è la nostra tendenza a fare paragoni che fa emergere delle aspettative: “Come mai questa persona prova tanto e io tanto poco? O diverso?” Oppure: “Come mai l’altra meditazione ero concentrato e in questa sono distratto?”. Queste aspettative e questi paragoni tra una meditazione e l’altra, o la nostra concentrazione che varia di volta in volta, possono essere degli attacchi abbastanza importanti alla nostra motivazione a continuare. Cerchiamo di manipolare gli eventi e perdiamo la fiducia nella semplice verità del momento presente. Rimaniamo così coinvolti in una battaglia contro la realtà.

Come dice Lowen, costruiamo delle illusioni e “quando l’illusione acquista potere, esige di essere realizzata, costringendo l’individuo ad entrare in conflitto con la realtà. Perseguire una illusione richiede il sacrificio dei buoni sentimenti del presente. (Il tradimento del corpo)”

Desideri interni o esterni

bimbo che piangeNon fa tanta differenza se il desiderio che ci attraversa riguarda l’amore per qualcuno o l’ottenere una meditazione eccezionale; sia il desiderio interno che esterno oscurano la nostra naturale saggezza e disturbano la nostra consapevolezza perché rimaniamo sedotti dall’oggetto del nostro desiderio. Non riusciamo più a vedere chiaramente la natura dei fenomeni e ad essere semplicemente presenti con quello che c’è. Finiamo per rimanere catturati dai nostri pensieri e dalle nostre riflessioni e rimaniamo legati dalla forza del nostro attaccamento ad ottenere ciò che desideriamo. Segretamente pensiamo che ottenere ciò che desideriamo sia una prova dell’amore della vita nei nostri confronti anziché, come è, un residuo del nostro pensiero magico infantile. I desideri di questo tipo ci promettono una felicità che non si realizza.

Nascono con questa spinta “Soddisfa questo desiderio e sarai felice” ma questa è una illusione. La felicità che portano non sazia l’avidità che è collegata al desiderio e dopo un pasticcino ne desideriamo un altro, dopo una sigaretta ne desideriamo un’altra. Il punto è che le sensazioni piacevoli, connesse alla realizzazione di questi desideri, sono impermanenti, come tutte le sensazioni.

Il piacere

Il desiderio è alimentato dal piacere che ne deriva e, di nuovo, questo non è un problema. E’ pretendere che le sensazioni piacevoli siano più durature di tutte le altre sensazioni il problema, quello che produce dipendenza dalla specifica fonte di piacere. Il piacere, come il dispiacere, sono fuggevoli.

Si dice che la malattia più difficile da curare sia quella prodotta dalla medicina che si sta prendendo. Questo è molto vero per il desiderio. Cercare di soddisfare tutti i nostri desideri o di soddisfare completamente un desiderio non placa la nostra avidità ma piuttosto l’alimenta. La consapevolezza ci apre alla comprensione della natura transitoria del piacere e questo comporta la possibilità di una soddisfazione e felicità molto maggiore nella nostra vita.

Lavorare con il desiderio

Il primo passo è trasformare i nostri desideri in un oggetto di consapevolezza, che significa riconoscerli quando appaiono, notarli senza rimanerne catturati e se sono associati a gioia o eccitazione notare anche queste sensazioni collaterali.

Osserviamolo più in profondità e potremo scoprire che, forse, il desiderio nasce da delle sensazioni  piacevoli e che queste stesse sensazioni possono diventare oggetto di investigazione.

E’ importante anche se possiamo riflettere su dove ci porta quel desiderio. E’ un desiderio che ci conduce verso uno stato costruttivo? E’ qualcosa che, visto in prospettiva, mantiene il suo interesse? Ha un valore duraturo o effimero? Quando la soddisfazione di un desiderio è appropriata e quando non lo è? Rispondere a queste domande ci aiuta a stabilire delle priorità.

Ma soprattutto è importante non giudicarci per la natura e qualità del nostro desiderio. Piuttosto diventiamo interessati a comprendere come funzioniamo, come sono strutturate le nostre abitudini (perché il desiderio è una delle abitudini più forti) e quanto è forte il nostro desiderio di libertà da queste abitudini.

Tutte queste domande e lo spazio di consapevolezza in cui possiamo incontrare delle risposte ci possono permettere di fare delle scelte basate sulla nostra comprensione di noi stessi e del nostro mondo,anziché sulla forza delle abitudini.

Questo è il grande potere della libertà che nasce dalla consapevolezza.

© nicoletta cinotti 2014

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