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Dolore e piacere in bioenergetica

La differenza tra la nostra reazione al dolore e la nostra risposta al piacere è connessa, per Lowen, al fatto che associamo il dolore al pericolo e che, per questa ragione, siamo spinti a mobilizzare le nostre risorse sulla base di una emergenza.

Il piacere invece è collegato al senso di benessere che sorge in condizioni di integrità e nel suo significato più semplice, è la sensazione che si sviluppa dal continuo processo vitale e che va oltre la semplice sopravvivenza. Include il concetto di crescita perché la novità è un elemento essenziale del piacere.

Piacere e crescita

L’incorporazione, espansione ed estensione che caratterizza la crescita è connessa al processo di eccitazione del piacere. Lowen prende ad esempio il piacere nell’arco della vita e considera la giovinezza più vicina al piacere proprio perché più vicina al  processo naturale di crescita.

Ogni persona è diversa nella capacità di provare eccitazione e di contenerla: il piacere che consegue è in relazione alla quantità e qualità di eccitazione che c’è stata nella fase di carica e si esprime attraverso i movimenti involontari del corpo. Una delle definizioni che Lowen da del piacere è proprio collegata alla percezione dei movimenti spontanei. Movimenti che, quando sono espressione di piacere, rispettano la coordinazione e la ritmicità mentre nel dolore il movimento spontaneo diventa non ritmico o scoordinato e frammentato.

Dolore, piacere e ambiente

sistema-nervosoSia il dolore che il piacere sono risposte del corpo all’ambiente – interno e/o esterno. Molte delle nostre difese nascono proprio dal tentativo di sopprimere le sensazioni dolorose. Questo viene fatto prevalentemente attraverso la rigidità costituita dalla tensione muscolare cronica. Quando, nel corso della psicoterapia, queste tensioni vengono sciolte, può riemergere anche la sensazione di dolore che è stata soppressa attraverso questa tensione. Per questa ragione è importante che il lavoro di scioglimento proceda di pari passo con l’aumento della capacità di tollerare la frustrazione.

La regolazione nervosa della risposta al piacere e al dolore

Lowen distingue tra il controllo connesso alla muscolatura volontaria e quella involontaria. La muscolatura volontaria comprende i muscoli striati, i cosiddetti muscoli rossi, e la muscolatura scheletrica. Questa muscolatura è coordinata dal sistema cerebrospinale, che controlla la postura, regola il tono muscolare, la propriocezione e l’esterocezione.  Lowen associa questa muscolatura al controllo della volontà e dell’Io. Questa considerazione è basilare nel pensiero di Lowen visto che considera la volontà come una funzione antitetica rispetto al piacere.

Ovviamente siamo nella condizione di dover esercitare la volontà ma questa funzione può prendere un sopravvento eccessivo e allontanarci troppo dalla espressione naturale della corporeità. Quando viene mobilitata la volontà, secondo Lowen, il corpo si comporta come se fosse in una situazione d’allarme, bloccando o limitando i movimenti spontanei a favore della focalizzazione dell’azione per il raggiungimento di un risultato.

Questa risposta viene rinforzata dall’attivazione del ramo simpatico del sistema nervoso autonomo.

IL SNA, di cui il ramo simpatico fa parte,  regola il ritmo del respiro, il battito del cuore, i processi corporei di base come la digestione, il metabolismo, la temperatura corporea. Si divide in due rami. Il ramo simpatico si attiva quando interviene una situazione d’allarme, quando c’è una contrazione e si accompagna al ritiro della circolazione dalla periferia del corpo al centro.

Il ramo parasimpatico viene attivato da situazioni piacevoli e si accompagna a turgore, iperemia, irrorazione e allungamento della muscolatura.

Gli effetti opposti del simpatico e del parasimpatico

snaI due sistemi hanno effetti opposti sulla direzione del flusso sanguigno. L’azione parasimpatica dilata le arteriole periferiche aumentando il calore e l’irrorazione mentre l’azione simpatica le contrae per garantire una migliore irrorazione degli organi vitali posti al centro del corpo.

Il piacere, il dolore e l’impegno: ovvero grounding o principio di realtà?

Stabilire degli obiettivi è una funzione del principio di realtà, è così che possiamo tollerare un dolore o posporre un piacere in vista di un piacere maggiore in futuro.

Questo comportamento però, dice Lowen, è funzionale se l’obiettivo ha una relazione diretta con la promessa di piacere.

Purtroppo, per Lowen, il raggiungimento degli obiettivi a volte diventa il significato stesso della vita. In questo caso la rinuncia che facciamo non è una rinuncia funzionale ma è l’espressione di un sopravvento della nostra parte egoica a scapito della nostra vita e del nostro corpo.

Come dice Lowen “siamo ossessionati dagli obiettivi e il risultato è che abbiamo perso la capacità di provare piacere. Lottando continuamente per i nostri scopi, vivendo in uno stato di perenne emergenza, c’è da stupirsi se soffriamo di pressione alta, ulcere, tensioni muscolari o ansia? Ci vantiamo della nostra grinta e non ci rendiamo conto che ogni sforzo richiede l’attivazione del sistema simpatico”(Lowen, 2001, 58).

Qui il grounding esplica pienamente la sua funzione di radicamento nella realtà: se siamo radicati, se siamo grounded, possiamo rimanere in contatto con la realtà esterna e la realtà interna senza che questo significhi farsi trascinare dalle spinte narcisistiche dell’io e della volontà

In conclusione…

…per Lowen il nostro IO, attraverso l’espressione della volontà, diventa il padrone del piacere che proviamo nella nostra vita. Riducendo il piacere attiviamo uno stato particolare di dolore. Un dolore che non ha un oggetto preciso ma un senso di insoddisfazione e disorientamento rispetto alla propria vita.

A cura di nicoletta cinotti

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