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Dovere o piacere ? Il dilemma del carattere rigido

Il dilemma tra realizzare il proprio naturale impulso verso il piacere oppure posporre la realizzazione del piacere all’assolvimento del dovere, è un dilemma che tutti noi conosciamo. Un dilemma che spesso risolviamo attraverso la rigidità: tratteniamo il nostro impulso verso il piacere per poter ottenere un risultato, portare a termine un compito, organizzare meglio la nostra giornata. In genere gli impulsi che tratteniamo sono impulsi connessi alla vitalità del corpo: tratteniamo la fame, la minzione, il riposo o il desiderio sessuale. Questo trattenimento, per avvenire ed essere efficace , si accompagna alla contrazione muscolare.

Il sorgere del bisogno

Un bisogno compare percettivamente nella nostra coscienza perché, dal punto di vista muscolare, ci siamo già preparati per l’azione che realizza quel bisogno stesso. L’attivazione muscolare e la sua particolare configurazione psico-fisica, sono ciò che ci permette di riconoscere proprio la specifica natura di quel bisogno.

In parte trattenere l’immediatezza dell’impulso è un inevitabile e necessario atto di rispetto verso noi stessi e gli altri. Il problema è quando questo trattenersi, questo “tenersi indietro ” o “dentro” diventa sistematico e non è giustificato da una reale necessità ma, piuttosto, riguarda uno stile di relazione nei confronti di se stessi. Spesso la depressione nasce proprio come risposta a questo sistematico trattenimento.

Bisogno e salute

La salute – dice Lowen – si distingue per l’assenza di un modello tipico di comportamento; le sue qualità sono la spontaneità e l’adattabilità alle esigenze razionali di una situazione. È uno stato fluido, in contrasto con la nevrosi che è una condizione strutturata. Queste parole ci permettono di comprendere bene l’organizzazione difensiva del carattere rigido: non sono le scelte in sé che sono sbagliate o inadeguate ma lo diventano per la mancanza di fluidità.C’e un prevalere della razionalità che va oltre le reali necessità e che rivela un atteggiamento eccessivamente orientato agli elementi concreti, alle realizzazioni pratiche, e, di converso, una esagerata severità nei confronti dei bisogni interiori.

Crescita e vulnerabilità

Tutti i processi di crescita richiedono una quota di vulnerabilità per potersi realizzare. La crescita fisica richiede che le epifisi delle ossa non siano saldate, che le ossa craniche abbiano “le fontanelle aperte”, la crescita richiede flessibilità per integrare i processi di espansione. Nello stesso tempo abbiamo bisogno di affiancare i processi di crescita ad una quota di strutturazione per ragioni che sono economiche e funzionali. Crescendo riduciamo, in maniera fisiologica, la nostra vulnerabilità psichica e fisica. Una vulnerabilità che inizia a ripresentarsi con il processo dell’invecchiamento. Il carattere rigido è un carattere che ha un eccesso di struttura a scapito della vulnerabilità. Questo è solo apparentemente un vantaggio visto che riduce, in maniera a volte rilevante, la possibilità di crescita e cambiamento. Spesso il sistema altamente strutturato del carattere rigido crolla proprio sotto la pressione di eventi improvvisi che richiedono flessibilità. È apparentemente resistente allo stress ma in realtà, come sappiamo, tutte le strutture rigide sono, in realtà, più fragili.

Il crollo

Per questa ragione eventi improvvisi o ad alto impatto di cambiamento, anche se non necessariamente negativi, possono comportare un vero e proprio terremoto e originare dei crolli e bruschi cambiamenti. Può trasformarsi in poco tempo da affidabile padre di famiglia a tenero fidanzato di una persona completamente diversa, rivelando, spesso a sorpresa, cosa nascondeva la solidità della sua struttura.
Se il carattere orale si ritira dalla realtà in condizioni sfavorevoli, il carattere rigido diventa teso ma mantiene il contatto ed è meno soggetto alle fluttuazioni dell’umore ma può fare bruschi ed inspiegabili cambiamenti di rotta. A causa della rigidità la motilità diminuisce e spesso lamenta una mancanza di vitalità ma non di vuoto interiore.

Reich e l’armatura caratteriale

Fu il riconoscimento di questa rigidità caratterologica che portò Reich a formulare il concetto di armatura caratteriale e a metterla in parallelo con l’atteggiamento psicologico. Ed è solo a questo tipo di struttura che si può applicare il concetto di armatura, che è quello che poi struttura la rigidità . Le persone così corazzate provano poca ansietà, un’ansia che però emerge, a volte anche intensamente, come l’armatura si apre, rivelando la vulnerabilità sottostante.
Se la privazione produce l’oralità è la frustrazione l’elemento che contribuisce alla formazione della rigidità. La frustrazione è un fenomeno edipico che descrive l’incapacità di scaricarsi, di dirigere la libido verso un oggetto esterno che sia fonte di piacere reciproco. Per questo il carattere rigido investe moltissimo sul lavoro: questo gli permette di dirigere la libido verso l’esterno senza correre i rischi della relazione d’amore. Ciò che realizza diventa frutto e merito del suo impegno: un risultato per il quale è disponibile a sostenere anche livelli molto alti di frustrazione.

La lettura del corpo

La struttura è eretta, con la testa alta e il portamento caratterizzato da una tensione attorno alla colonna vertebrale. Per trattenersi deve tener controllata la schiena e le due parti estreme ad essa connessa: la testa e i genitali. Questo gli garantisce un buon contatto con la realtà usato però come difesa contro l’aspirazione al piacere e all’abbandono.

I punti periferici di contatto, sono abbastanza carichi, il che consente una buona verifica della realtà prima di agire. Il fatto che il controllo sia periferico fa si che la consapevolezza di sé sia migliore della capacità espressiva delle emozioni, che sono spesso trattenute.
Le principali aree di tensione riguardano i muscoli lunghi del corpo con una spasticità sia dei flessori che degli estensori. Una caratteristica importante è la vitalità che ci permette di comprendere la gravità dei tratti rigidi. Se la rigidità non è forte questa è la struttura caratteriale più vitale, ma, sotto pressione, la sensazione di perdita di vitalità è spesso il primo sintomo che emerge.

Fattori eziologici e storici

Nella sua storia di vita raramente si incontrano forti traumi: forse il più rilevante è la frustrazione nella ricerca di gratificazione erotica, soprattutto a livello genitale, spesso maturata all’interno di un forte orientamento edipico. Ha vissuto le sue frustrazioni erotiche e sessuali come un rifiuto e un tradimento della sua propensione al contatto e ha attuato un “eccesso” di difesa: non correre che il minimo dei rischi possibili di venir rifiutato di nuovo. È una persona affettiva, che non taglia il contatto emotivo come nel narcisismo, ma esprime gli affetti in modo contenuto e sotto il controllo dell’io. È questo controllo che dovrebbe abbandonare per essere veramente se stesso. Agisce con prudenza e in modo indiretto, a volte manipolatorio.Ma, a differenza del carattere psicopatico che manipola per raggiungere il potere, in questo caso la manipolazione è diretta dalla ricerca di intimità .

Illusione e carattere

Come abbiamo visto, in questa struttura caratteriale prevale un senso di prudenza, necessario per difendersi dal ripetersi dell’esperienza di rifiuto o tradimento, dell’amore dato. La sua illusione è quella della persona che ama ma il cui amore non viene apprezzato. Di fatto è una persona capace di amore nei sentimenti più che nelle azioni. Il punto interessante è che la sua illusione non è del tutto falsa, cosa che possiamo affermare per tutte le illusioni. Il rischio è che l’illusione impedisca di vedere la realtà e, in questo caso, gli impedisca di comprendere quando il suo comportamento esprime amore o quando lui per primo, dà quello stesso rifiuto che tanto teme.

Sono molte le poesie che possono raccogliere il dilemma della rigidità, scelgo Gibran che parla della fluidità e del confine con parole sagge. Una saggezza che può aiutarci quando perdiamo la strada del piacere insensatamente.
Il piacere
Khalil Gibran
Il piacere è un canto di libertà, Ma non è libertà.
E’ la fioritura dei vostri desideri, Ma non il loro frutto.
E’ un abisso che esorta alla scesa, Ma non è profondo né alto.
E’ un uccello in gabbia che si alza in volo, Ma non è lo spazio conquistato.
Sì, francamente, il piacere è un canto di libertà.
E io vorrei che lo intonaste in tutta pienezza, ma temo che a cantarlo perdereste il cuore.
Spesso, negandovi al piacere,
non fate altro che respingere il desiderio nei recessi del vostro essere.
Chissà che non vi attenda domani ciò che oggi avete negato.
Anche il vostro corpo conosce la sua ricchezza e il suo legittimo bisogno, e non permette inganno.
Il corpo è l’arpa della vostra anima,
E sta a voi trarne musica armoniosa o confusi suoni.

A cura di Nicoletta Cinotti

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