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Due tipi di intelligenza: diversi tipi di pensiero

Nelle situazioni di difficoltà oppure di fronte a compiti nuovi, spesso troviamo la soluzione in maniera originale: utilizziamo quel tipo di intelligenza che è definita intuitiva ed che è caratterizzata dal pensiero laterale.

L’intelligenza infatti, più che essere una abilità unitaria è un insieme sfaccettato di molte diverse abilità, come ha teorizzato Howard Gardner, parlando di intelligenze multiple.

L’intelligenza multipla

intelligenza cristallizataGrazie a una serie di ricerche empiriche Gardner ha identificato almeno dieci tipologie differenziate di “intelligenza”, ognuna deputata a differenti settori dell’attività umana: l’intelligenza logico-matematica; l’intelligenza linguistica; l’intelligenza spaziale; l’intelligenza musicale; l’intelligenza cinestetica o procedurale; l’intelligenza interpersonale; l’intelligenza intrapersonale; l’intelligenza naturalistica; l’intelligenza etica; l’intelligenza filosofico-esistenziale

Gli ultimi due tipi di intelligenza: quella naturalistica, relativa al riconoscimento e la classificazione di oggetti naturali e quella esistenziale, che riguarderebbe la capacità di riflettere sulle questioni fondamentali concernenti l’esistenza e in particolare la capacità di riflettere sulla propria vita, sono state inserite successivamente analizzando aspetti che riguardavano il grado di soddisfazione personale.

Come risulta ovvio da questo elenco il concetto di una unica intelligenza, misurata attraverso un test di Quoziente intellettivo, risulta ampiamente superata. Essere estremamente intelligenti negli aspetti logico-matematici dà punteggi molto alti nei test intellettivi ma non dice nulla sulle abilità interpersonali, intrapersonali e sulla capacità riflessiva. Tutti aspetti fondamentali per la qualità della vita.

Il pensiero laterale e l’intelligenza esistenziale

777aa99942230b7e03a7f543de755ad0Ogni persona, e, generalizzando, ogni specie vivente, sviluppa quelle facoltà intellettive che sono più utili nell’adattamento all’ambiente in cui vive. In generale, quanto più un ambiente è stabile, tanto più sono utili le capacità legate alle conoscenze acquisite. Tanto più siamo in una situazione di incertezza e cambiamento tanto più risultano centrali le capacità riflessive, legate appunto a quella intelligenza esistenziale di cui parlavo poco sopra. Capacità che includano la possibilità di perdere oltre che quella di acquisire. In un ambiente mutevole, la capacità di risolvere problemi nuovi o di risolvere i problemi in modo originale, diventa fondamentale.

Possiamo parlare anche di l’intelligenza fluida e cristallizzata, due fattori identificati da Raymond Cattell. L’intelligenza fluida, o ragionamento fluido, è la capacità di risolvere i problemi in situazioni nuove, indipendentemente dalle conoscenze acquisite. È la capacità di analizzare problemi nuovi, identificare gli schemi e le relazioni sottostanti per estrapolarne una soluzione originale.

L’intelligenza cristallizzata è la capacità di utilizzare competenze, conoscenze ed esperienze; è sostanzialmente il prodotto di esperienze educative e culturali, in costante interazione con l’intelligenza fluida. Non dovrebbe essere equiparata alla memoria anche se funziona in base alle informazioni della memoria a lungo termine.

Con il passare degli anni l’intelligenza fluida tende a declinare mentre l’intelligenza cristallizzata, aumentando con l’età, può compensare il declino della capacità fluida.

Il punto è che queste due capacità dovrebbero rimanere sempre in interazione, prevalendo la prima – quella fluida – in condizioni di incertezza e la seconda – quella cristallizzata – in condizioni di stabilità.

L’intelligenza, la crisi e l’emergenza

La nostra educazione dà moltissima importanza allo sviluppo dell’intelligenza logico matematica e alla crescita dell’intelligenza cristallizzata. Il problema è che, in condizioni di emergenza, questo tipo di intelligenza rischia di farci percorrere le strade conosciute ma non necessariamente quelle adeguate alla situazione presente, proprio a causa del prevalere sia di abilità di memoria che di conoscenze pregresse.

Insomma quando dobbiamo trovare strade nuove questa forma di intelligenza rischia di essere d’impiccio se non addirittura dannosa. Inoltre nelle situazioni di crisi rischiamo di attivare modalità abituali di reazione che tendono a ripetere sempre la stessa risposta

Come possiamo nutrire e sviluppare le nostre abilità di fluidità e la nostra intelligenza esistenziale?

Uno dei punti salienti può essere coltivare quello che Edward de Bono chiama “pensiero laterale”. Il pensiero laterale è un pensiero creativo che affronta il problema da diverse angolature, andando al di là della logica abituale. Si affida all’esperienza ma lo fa andando oltre quello che sembra l’unico percorso possibile; nasce dalle qualità di risposta dell’emisfero cerebrale destro, le cui funzioni supportano facoltà come la creatività, la fantasia, l’intuizione. Utilizza prevalentemente una logica associazionista ricombinando dinamicamente gli elementi presenti.

Fa leva soprattutto sulle capacità creative personali e di gruppo, sulle risorse mentali inconsce, sulle sinestesie create con colori e immagini, sui processi che spontaneamente ristrutturano le informazioni e che ogni volta lasciano aperta più di una chiave interpretativa. Per queste ragioni è un tipo di pensiero che funziona come supporto all’elaborazione creativa. E che possiamo coltivare con la creatività.

Rumi e i due tipi di intelligenza

L’idea che esistano due tipi di intelligenza – intesa in senso generale come processi di intelligenza fluida e cristallizzata – non è nuova. Rumi – poeta e mistico sufi, fondatore della confraternita dei dervisci rotanti – in un suo breve poema parla di due tipi di intelligenza che descrivono in maniera sorprendentemente attuale queste due diverse capacità di approccio alle cose.

Tutto, infine, torna allo sviluppo di una intelligenza che sostenga l’intelligenza esistenziale: quella capacità di riflettere sui fatti della propria vita che nasce dalla consapevolezza, dalla chiarezza della visione, dalla sospensione del giudizio e dall’assenza della presunzione di sapere. Una intelligenza che sembra declinata sulla base delle caratteristiche sviluppate nella mindfulness, una sorta di mente del principiante nutrita dal ripetuto radicamento nell’esperienza presente.

L’emisfero destro e l’emisfero sinistro

emisfero cerebraleConosciamo ormai tutti abbastanza bene che il cervello è diviso in due emisferi con diverse abilità funzionali. Il linguaggio è un aspetto caratterizzante della parte sinistra del cervello, la capacità di percepire in modo globale un quadro, una mappa o un insieme di immagini, cogliendo i rapporti presenti tra gli elementi che li compongono, è una dote tipica dell’emisfero destro. Il ruolo dominante dell’emisfero sinistro nei processi linguistici, sia scritti che orali,  potrebbe erroneamente far pensare che questa zona abbia funzioni più importanti o “elevate” rispetto all’emisfero destro: numerosi studi hanno dimostrato invece come i due emisferi cerebrali presentino differenti specializzazioni, tutte fondamentali nella realizzazione dei processi cognitivi e nella costruzione del pensiero in senso lato. L’emisfero sinistro è maggiormente competente nei processi sequenziali e nella percezione-gestione degli eventi che si susseguono nel tempo, come ad esempio la concatenazione logica del pensiero mentre l’emisfero destro è più specializzato nell’elaborazione visiva e nella percezione delle immagini, nella loro organizzazione spaziale e nell’interpretazione emotiva.

L’emisfero destro gioca un ruolo determinante anche nello sviluppo e memorizzazione delle abilità procedurali: per questa ragione tutti gli aspetti connessi al lavoro corporeo attivano le risposte di questo emisfero a sostengono la ricerca di soluzioni creative.

L’intelligenza e la crisi

Vorrei raccontare un piccolo episodio personale che può illustrare un modo creativo di gestione della crisi. Scelgo un episodio personale per rispettare la privacy altrui ma credo che ogni persona possa raccontare una situazione di crisi che ha superato creativamente e dalla quale ha imparato qualcosa di nuovo.

Alcuni anni fa ho avuto una emorragia intracranica che è stata asportata chirurgicamente. Questa situazione comportava una perdita pressoché totale della memoria a breve termine. Esperienza molto disorientante. Nello stesso tempo sapevo benissimo che il cervello in generale ama tantissimo la pratica e l’abitudine e che ha enormi capacità di recupero (questa era la mia memoria a lungo termine e la mia intelligenza cristallizzata). Per ovviare la situazione, che oltre che difficile in alcuni momenti era anche comica, ho deciso di iniziare a scrivere ogni azione che facevo con annesso l’orario in modo da poter “ripassare” la mia giornata in autonomia. Senza tormentare parenti e amici con domande e ripetizioni.

In più ho approfittato della situazione per praticare intensamente la mindfulness, visto che sapevo che la memoria necessita di una attenzione focalizzata.

ho picchiato la testaNon so se siete mai stati in un reparto di neurochirurgia ma quando si dice “ha picchiato la testa” si descrive una situazione abbastanza letterale. I pazienti sono spesso disorientati ed, essendo disorientati, si agitano attivando situazioni abbastanza paradossali come racconta Oliver Sacks. Questo accadeva anche alle mie compagne di stanza che ovviamente facevano fatica ad accettare “ragioni razionali”, visto che in quei momenti la razionalità non è la parte che funziona di più.

Ho così scoperto che il modo migliore era che io stessi calma (e qui la mindfulness ha aiutato parecchio). Più loro si agitavano, più io mi calmavo. E questo dopo un po’ funzionava anche su di loro (succede così anche con i bambini: se sono agitati il modo migliore per calmarli è stare calmi!).

Alla fine ho usato la base della mia conoscenza sul funzionamento del cervello ma nella pratica ho portato avanti attività che sostenevano il pensiero laterale (meditazione, body scan, lettura di poesie) e la calma per uscire da una situazione di incertezza. Devo dire che il fatto di aver perso la memoria a breve termine aveva un piccolo vantaggio. Non avevo nemmeno la memoria del futuro: quella capacità di proiettarsi sul futuro prevedendo eventi che sono congruenti con il nostro stato dell’umore più che con la nostra situazione reale.

Per alimentare il pensiero laterale e il tipo di intelligenza creativa di cui parliamo mi sono chiesta ripetutamente – oltre che come mi sentivo per poter riconoscere e nominare sensazioni fisiche ed emotive – che cosa posso imparare da questa esperienza?

In parte la risposta la conoscete già: ho imparato che scrivere giornalmente mi aiuta. Non scrivo più tutte le azioni che faccio ma scrivo giornalmente quello che imparo e che finisce nel blog. Insomma se c’è il blog è perché ho picchiato la testa!!

© Nicoletta Cinotti 2014

 

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