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Emozioni che guariscono, emozioni che feriscono

Ci sono emozioni che feriscono la nostra anima e le nostre relazioni; altre, invece che portano sollievo e conforto, aiutando ad espandere tutti i processi di crescita e cambiamento.

Come possiamo imparare a riconoscere questi diversi tipi di funzioni emotive e come possiamo accoglierle con consapevolezza è lo scopo di questo articolo.

Le emozioni di apertura, emozioni che guariscono

emozioni che guarisconoLe emozioni di apertura sono quelle emozioni che emergono quando siamo sintonici con la comunicazione emotiva nostra e del nostro interlocutore. Sono quindi emozioni appropriate alla relazione, che partono dalla considerazione relativa al noi piuttosto che al me o te, hanno una prevalente componente di empatia, intelligenza ed energia che generosamente ci solleva dallo stress e dal dolore. Anche se possono essere dolorose non producono danno. Per fare un esempio, a volte l’emergere della rabbia è necessario per sbloccare una fase di stallo ma se è una emozione di apertura non produce danno o ferita. Ho fatto questo esempio perché non dobbiamo confondere le emozioni di apertura con le cosiddette emozioni positive. La loro qualità di apertura è data dalla consapevolezza delle necessità relazionali e dalla loro empatia con il punto di vista di entrambi, piuttosto che dall’identificazione solo con sentimenti positivi. E’ vero che i sentimenti positivi in questa situazione sono più presenti ma non è il punto centrale. Il punto centrale è che non creano ferite.

Gli elementi chiave delle emozioni di apertura sono:

• sono fluide e responsive rispetto al sistema comunicativo, c’è sincronia tra le sensazioni fisiche ed emotive;

• sono forme di conoscenza, intelligenti e radicate nel presente;

• rispondono prima di tutto ai bisogni della relazione;

• ci danno informazioni importanti su cosa fare;

• più le ascoltiamo più siamo in grado di muoverci nella situazione.

Quando siamo aperti la nostra intelligenza emotiva è una fonte di incoraggiamento, ci permette di cogliere intuizioni significative sull’altro e sui bisogni della relazione. Sono risposte emotive che mettono la relazione al primo posto e sono appropriate alla situazione perché non sono generate dalle nostre storie interne. Sorgono spontaneamente in risposta all’ambiente esterno e anche se possono avere una componente di rabbia sono espressioni empatiche che emergono quando ascoltiamo con un atteggiamento di apertura. Sono esperienze emotive al naturale: possono essere la gioia dell’innamorarsi o il lutto per una perdita perché non vanno identificate con le cosiddette emozioni positive. Le riconosciamo perché non causano danno né a noi né agli altri

Le emozioni di chiusura

Le emozioni di chiusura sono espressione dello scoraggiamento che accompagna la chiusura relazionale. Fanno emergere il leader ostile che alberga dentro di noi e bloccano la nostra capacità di raccogliere le informazioni del presente. Nascono dalla paura e ci proiettano nel futuro o nel passato, creando moltissima sofferenza, una sofferenza che va oltre all’inevitabile dolore del quotidiano. Spesso alternano reazioni di svalutazione a reazioni di eccessiva importanza di sé e possiamo definirle risposte condizionate, infatti sorgono quando la comunicazione è chiusa. Ignorano la natura interdipendente della relazione. L’unica buona notizia è che sono facilmente riconoscibili.

emozioni che ferisconoGli elementi chiave delle emozioni di chiusura sono:

• sono schemi rigidi creati dai pensieri e da scripts mentali;

• corrispondono a tensione nel corpo;

• sono focalizzati sul passato o sul futuro piuttosto che sul presente;

• causano ferite emotive e nascono dalla nostra risposta interna, tanto che generano schemi relazionali in cui “vinciamo o perdiamo”, difficilmente troviamo soluzioni relazionali;

• peggiorano le cose e spesso si accompagnano con desiderio compulsivo, odio, gelosia, svalutazione, depressione.

Quando siamo chiusi, le nostre emozioni possono diventare tossiche, ossia ferire per primo noi stessi. Se pratichiamo la mindfulness possiamo accorgerci che queste emozioni non hanno radici nella realtà, anche se ci possono essere familiari e quasi abituali. Sono più simili ad un costume che alla nostra vera pelle. Queste emozioni vengono attivate dai nostri schemi mentali e considerano l’interlocutore una specie di oggetto privo di sentimenti. La buona notizia è che sono facilmente riconoscibili e che possono essere esplorate sia con il lavoro corporeo bioenergetico che con la pratica di mindfulness attraverso il radicamento nella realtà presente e nell’esperienza percepita. Inoltre sono emozioni che possono essere trasformate e trasformative in se stesse perché – molto frequentemente – nascono dal tentativo di bloccare la paura

La vulnerabilità delle emozioni ambivalenti

Normalmente cerchiamo di sopprimere il nostro senso di vulnerabilità perché lo identifichiamo con la sensazione che qualcosa in noi non vada bene. Per questo evitiamo di focalizzarci sulla nostra vulnerabilità e spesso entriamo in questa zona con una sensazione di disorientamento e di shock, come se improvvisamente ci mancasse la terra sotto i piedi…In realtà l’ambivalenza e i sentimenti misti sono spesso molto più frequenti di quanto tendiamo ad ammettere. Spesso sorgono quando le cose non stanno andando come desideravamo o avevamo pensato e per questo sono le emozioni che tendiamo più frequentemente a sopprimere con un falso senso di identità o con la nostra immagine ideale

Sono sensazioni collegate al nostro passato e attivano sia i nostri sistemi d’allarme che i nostri sistemi difensivi. Potremmo definirli frammenti di paura a cui cerchiamo di rispondere con una soluzione esterna.

Frequentemente iniziano con una piccola scossa data dall’elemento inaspettato che fa emergere sensazioni di vulnerabilità. possono essere connesse con memorie congelate e molto facilmente nutrono la sensazione di ansia. Un’ansia che dice “c’è qualcosa che non va”. Possono apparire anche come dubbio o come la sensazione di esserci tagliati via da noi stessi. Il dubbio spesso nasce come risposta ad una frustrazione, delusione, imbarazzo, paura, colpa o offesa. Invece che esplorare direttamente questi aspetti continuiamo a cercare la soluzione negli altri. E’ la distanza dalla nostra paura che crea le emozioni ambivalenti.

Le caratteristiche tipiche delle emozioni ambivalenti sono praticamente l’opposto di quello che proviamo nelle situazioni di apertura:

• ci sentiamo tagliati fuori e rifiutiamo parti della nostra esperienza;

• abbiamo sentimenti di svalutazione a volte coperti da un senso di eccessiva importanza;

• la nostra capacità di amare diventa la paura di non essere amabili e la fame di essere amati;

• abbiamo comportamenti impulsivi o compulsivi, entrambi basati sull’impotenza.

Gli elementi chiave dell’ambivalenza sono:

• abbiamo paura di fronte ad una situazione imprevista;

• ci sentiamo vulnerabili e cerchiamo di scacciare questa sensazione;

• emergono molti dubbi e veniamo catturati da aspettative irrealistiche;

• possiamo sentirci insultati, umiliati, irritati, preoccupati, imbarazzati, vergognosi.

Le emozioni e il tempo

emozioni e il tempoSpesso le persone mi dicono che sono metereopatiche: che soffrono gli alti e i bassi del tempo. In realtà io credo che il tempo atmosferico sia un’ottima metafora di come funzionano le nostre emozioni. Se fossimo marinai prima di uscire in mare guarderemmo bene le previsioni, perché ignorarle potrebbe condurci ad un naufragio. Quando ci sentiamo delusi, feriti o offesi è come se fossimo in un mare tempestoso. Spesso ci siamo finiti perché non abbiamo guardato le previsioni del tempo che ci provengono dalle emozioni di apertura. In quel momento la nostra intuizione è aperta e ci può dare molte informazioni e anche qualche piccola previsione. Ma preferiamo pensare che le nostre idee siano più forti delle nostre emozioni e che, se vogliamo ci amerà, se facciamo quello o questo non ci lascerà mai, e così via. Come cattivi marinai, pensiamo di essere più forti della tempesta mentre invece abbiamo bisogno di imparare a seguire le nostre previsioni del tempo, distinguendo ansia e paura da saggezza e amore, compassione e apertura.

© Nicoletta Cinotti 2014

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