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Gli occhi, specchio dell’anima

Il più primitivo dei blocchi reichiani è il blocco oculare che si struttura a partire dai primi sguardi tra la madre e il bambino ed esprime un congelamento della tensione rispetto a ciò che può essere stato visto, sentito e non elaborato. In linea generale, in tutte le forme di nevrosi c’è una contrazione nella zona oculare che si estende fino alla fronte e, scendendo, fino al collo. E’ un blocco che nasce dall’inibizione della rabbia, del pianto, della paura e può provocare forti emicranie e artrosi cervicali.

Mettendo in moto quest’area si incoraggiano l’apertura degli occhi e il movimento del capo. Prima che la zona si sblocchi è necessario liberare l’espressione di panico, sospetto, rabbia o pianto. Le tensioni accumulate in tutta la parte superiore del volto sono funzionalmente collegate con la parte inferiore: bocca e mascella.

Qualche volta durante gli esercizi si recuperano ricordi infantili traumatici. Tale recupero libera il corpo dai ristagni energetici dove si conserva l’evento che a suo tempo provocò la contrazione stessa. Il bambino, per autodifesa dal dolore troppo forte, contrae il respiro ed forma il blocco energetico. In ogni segmento di energia stagnante si conserva la memoria degli episodi traumatici.

Gli occhi specchio dell’anima

Gli occhi, specchio dell’anima, è anche il titolo di un articolo di Lowen pubblicato in Italia negli anni ’70 da una rivista – Pulsazione – che ebbe pochi ma eccellenti numeri. E’ anche uno degli articoli più approfonditi sul tema del blocco oculare. Lowen parte dalla constatazione che nella medicina non ci sono approfondimenti relativi agli aspetti psicologici dello sguardo, malgrado tutti noi sappiamo, per esperienza diretta, quanto la qualità dello sguardo possa influenzare le nostre relazioni.

Per questa ragione si sofferma proprio sull’importanza dell’aspetto qualitativo dello sguardo e su come l’espressione degli occhi si associ al modo di partecipare alla vita delle persone.

Ciascuna specie animale

Ciascuna specie animale ha negli occhi uno sguardo  che ne riflette la qualità e lo stato di attivazione e gli uomini non sono esenti da questo tipo di apertura al mondo interiore.

Lo sguardo può essere assente o distante, come nelle personalità schizoidi, oppure esprimere molte sfumature del desiderio di contatto: può essere una supplica d’amore o di desiderio. Una espressione di diffidenza o di odio o confusione.

Sappiamo inoltre che le pupille si dilatano per la paura o per il dolore e si restringono nelle situazioni di piacere favorendo una diversa messa a fuoco. Queste reazioni sono mediate dal sistema nervoso autonomo ed esprimono la sottile relazione che c’è tra i processi fisiologici e quelli psicologici di relazione con l’ambiente.

Gli occhi sono un organo di contatto

gli occhi un organo di contattoOltre a  svolgere una funzione visiva gli occhi sono anche un organo di contatto relazionale molto efficace che può avere un effetto aggressivo o accogliente. In ogni caso sostenere lo sguardo di un’altra persona non è mai un elemento neutro e spesso veicola il significato di ciò che stiamo davvero dicendo in quella situazione e in quella relazione. Il contatto visivo infatti è una delle forme più intime di contatto e implica una comunicazione a livelli più profondi di quelli verbali.

Il contatto visivo è anche uno degli elementi fondanti della relazione madre – bambino ed è in grado di sviluppare e sostenere un senso di sicurezza relazionale: come un genitore guarda il figlio influenza le sensazioni del bambino  e ne modifica i comportamenti. Infatti uno sguardo può essere anche una potente forma di rimprovero e avere l’efficacia di uno schiaffo. Difficile non ricordare qualche sguardo di rimprovero nella nostra storia infantile!

Proprio perché lo sguardo è una forma di contatto relazionale, la personalità di un bambino può essere danneggiata non solo dagli sguardi di odio ma anche da quelli seduttivi che possono formare un legame confuso con il genitore.

La paura e l’imbarazzo nello sguardo

Molte persone temono il contatto oculare proprio perché gli occhi lasciano trasparire le nostre emozioni più profonde: per questo motivo molti evitano lo sguardo diretto o lo distolgono quando sono in difficoltà. In alcune culture “Ti vedo” è una forma di saluto e può diventare una vera forma di pratica in cui incontrare e riconoscere le proprie difficoltà di contatto emotivo.

Gli occhi e la personalità

rp_Pescatore-247x600.pngGli occhi riflettono i processi energetici dell’organismo e anche la nostra capacità di essere presenti nella realtà. Per questa ragione c’è una stretta relazione tra il grounding bioenergetico e il blocco oculare e spesso, per lavorare su questo blocco, in bioenergetica, lavoriamo sull’appoggio a terra. Quando non siamo ben radicati infatti diminuisce la nostra capacità di contatto con la realtà e la qualità del nostro sguardo ne risente.

Tutte queste considerazioni inducono a pensare che il livello di carica oculare sia un indicatore della forza totale dell’individuo. Un Io forte è infatti espresso da uno sguardo diretto e sincero. Lowen ipotizza – a tal proposito – una relazione tra struutra caratteriale e qualità del blocco oculare e ne delinea una semplice tassonomia:

1) Carattere schizoide:è uno sguardo inespressivo o assente, privo di emozioni. Nello sguardo si percepisce una mancanza di contatto.

2) Carattere orale: lo sguardo esprime una caratteristica richiesta d’amore e di appoggio che può essere mascherata da una pseudo-indipendenza

3) Carattere psicopatico: sono due gli sguardi tipici di questo carattere. Il primo è uno sguardo penetrante che esprime una necessità di controllo o di dominio. Il secondo è uno sguardo morbido, seducente o enigmatico che tende alla conquista emotiva.

4) Carattere masochista: è uno sguardo spesso improntato a sofferenza o ansia, anche se apparentemente tutto è celato da una certa confusione. Il masochista è “l’uomo in trappola” e questo imprigionamento è una grande fonte di sofferenza.

5) Il carattere rigido ha occhi forti e brillanti: quando la rigidità è più accentuata gli occhi possono diventare duri, senza perdere però la loro vitalità. Questa durezza spesso è una difesa contro una profonda tristezza che nasce dal sentire rifiutato il proprio amore.

Gli occhi e i difetti visivi

Gli esercizi del metodo Bates per la correzione dei difetti visivi sono, nella buona sostanza, usati anche in bioenergetica anche se la terapia bioenergetica del blocco oculare è al tempo stesso generale e specifica.

Infatti in bioenergetica è il livello energetico generale che deve essere modificato perché il blocco si attenui e questo può avvenire attraverso un approfondirsi della respirazione e del grounding. Solo secondariamente attraverso esercizi specifici legati alla zona oculare.

Nello stesso tempo la miopia infantile è connessa ad un aspetto relazionale e alle emozioni che la relazione con le figure di riferimento suscita: principalmente paura, anche se la persona miope non ne è cosciente. Per Lowen la miopia non è che il frutto di una tensione muscolare cronica che porta ad una pupilla dilatata e ad un bulbo oculare poco mobile perché i muscoli oculari sono contratti e tesi. Il fatto che il miope non sia cosciente della paura che è sottesa alla sua contrazione è dovuto ad uno stato parziale di choc che isola la contrazione muscolare dagli affetti sottostanti.

Sia la paura che lo choc producono un ritiro dalla realtà esterna, ben espresso dalla visione opacizzata in lontananza del miope. Se un bambino teme uno sguardo severo o ostile i suoi occhi tenderanno a rimanere dilatati dalla paura: una paura che allarga il visus ma limita la chiarezza visiva. Per riguadagnare questa chiarezza il bambino stringe i muscoli oculari creando una condizione cronica di tensione e rigidità che con il tempo lo porta alla miopia.

Dagli occhi al cuore

classi d'esercizi bioenergetici

In bioenergetica la terapia del blocco oculare segue due percorsi energetici:uno è disposto lungo la superficie anteriore del corpo dal cuore alla gola, al volto, agli occhi. A questo percorso si associa il desiderio di contatto, di vicinanza.

Il secondo percorso è lungo la schiena, la nuca, la cresta della volta cranica e la fronte, fino agli occhi. Questo flusso è associato ad un aspetto aggressivo ed è un “mangiarsi qualcuno con gli occhi”.

Nello sguardo normale queste due componenti sono ben integrate e coesistono mentre nelle diverse situazioni di blocco prevale una tendenza a danno dell’altra.

Il lavoro sul blocco oculare, partendo dal grounding e dal respiro, mira a ristabilire questo equilibrio espressivo.

 

© Nicoletta Cinotti 2015

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Bibliografia

Lowen A. Gli occhi, specchio dell’anima, Pulsazione, Sugarco Ed.

Lowen L. e A., Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica, Astrolabio

Foto di © … marta … maduixaaaa

 

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