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Gli strumenti della consapevolezza

Essere consapevoli non è una cosa strana. E’ una abilità che abbiamo dalla nascita. Basta guardare un bambino per capirlo. Basta vedere l’attenzione che mette nell’esplorare una cosa nuova, con tutti i suoi sensi, per afferare il senso di questa esperienza e quanto è naturale.

Il problema è ricordarsi di essere consapevoli. Perchè tendiamo a farci continuamente distrarre dagli stimoli esterni. E dalle storie che ci raccontiamo internamente per dare senso a ciò che ci accade.

Per questa ragione, una volta cresciuti, e acquistata una abilità verbale che sostiene lo scenografo e lo scrittore che lavorano costantemente dentro di noi, abbiamo bisogno di alcuni strumenti che ci riportino alla consapevolezza. Strumenti di facile utilizzo e, soprattutto, sempre a disposizione.

L’oggetto primario di consapevolezza

ragazza alla finestra di Jan WenIl primo strumento, è, tradizionalmente, portare l’attenzione a qualcosa che sta già avvenendo, senza bisogno di andarlo a cercare. Ha la funzione della base sicura a cui tornare, ogni volta che ci accorgiamo che la nostra mente sta vagando. Non è necessario combattere per essere consapevoli perché la consapevolezza è uno stato naturale della mente. Basta rimanere focalizzati su un oggetto già presente, per tornare alla consapevolezza di cui parlavamo prima. Quella del bambino piccolo.

Possiamo perciò portare l’attenzione al respiro, ai suoni che ci circondano, ai movimenti che stiamo facendo in quel preciso momento.

Il noting

Il secondo strumento che possiamo usare, e di cui abbiamo già parlato, è il noting, ossia il nominare, mentalmente, quello che stiamo facendo.

Possiamo quindi accompagnare l’inspirazione con la parola “In” e l’espirazione con “Out”. Questo ci permette di accorgerci immediatamente quando diventiamo meccanici e, anche, dell’atteggiamento emotivo con il quale prestiamo attenzione.

Infatti, anche se silenzioso, il notare ha le caratteristiche dell’emozione che proviamo e, in generale, del nostro stato interno. E’ molto facile cadere nel giudizio sulla nostra attenzione e il noting ci permette subito di accorgerci delle sfumature di questo giudizio interno.

Naturalmente notare non vuol dire diventare ossessivamente intrappolati in una lista interiore. Ha piuttosto la funzione di aiutarci a rimanere in contatto con l’esperienza diretta. E con la profondità dell’esperienza.

Rallentare

Zemanta Related Posts ThumbnailLa consapevolezza in generale e la consapevolezza corporea in particolare, sono molto suscettibili alla velocità. Più andiamo veloci più abbiamo bisogno di “risparmiare energia” e per farlo limitiamo il campo di consapevolezza.

Il corpo poi è letteralmente “zittito” dalla velocità e torna a farsi sentire solo se siamo disponibili a rallentare. Quante volte ci è capitato di sentire la stanchezza solo quando ci siamo fermati? Fino a che rimaniamo in attività la nostra volontà o determinazione copre le sensazioni fisiche.

Rallentare non è una astratta filosofia di vita. Possiamo rallentare molto semplicemente camminando piano, oppure facendo una delle attività della nostra giornata quotidiana più lentamente. Possiamo fare colazione sentendo il gusto di quello che mangiamo, anziché infilarlo velocemente in bocca e così via.

Il rallentare non va confuso con il trattenersi o il frenare. E’ piuttosto un tornare al corpo ed è l’opposto del correre. Spesso quando corriamo i nostri pensieri sono davanti a noi. La nostra energia è diretta verso la meta e noi cerchiamo di rimanere al passo. Rallentare vuol dire cercare di riportare equilibrio nella nostra bilancia energetica che, se rimane squilibrata troppo a lungo, ci può condurre all’irrequietezza o a una perenne sensazione di stanchezza.

Tutte le volte che ci sentiamo di corsa, domandiamoci se siamo presenti. Così come il noting ci aiuta a tornare al presente, rallentare può aiutarci a tornare al corpo e alla nostra “velocità” migliore, quella nella quale possiamo essere “spontaneamente” consapevoli.

L’ultimo strumento

fashion_training_princL’ultimo strumento di questo mini-inventario, è il più semplice e il più complesso insieme.Ed è il silenzio.

Liberare la mente dal processo del linguaggio e dai pensieri associativi che il linguaggio porta con se, è un aiuto.

Quando siamo in silenzio possiamo percepire ciò che accade con un livello di chiarezza che non è frequentemente disponibile per noi. Passare un pò di tempo in silenzio, in meditazione o nella vita quotidiana, ci offre uno spazio in cui osservare il nostro panorama interiore.

a cura di Nicoletta Cinotti

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