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I movimenti relazionali e la bioenergetica

Nel sintetico percorso che abbiamo fatto sulla diagnosi a partire dalle tre colonne del Sé corporeo ne abbiamo delineato brevemente anche la natura squisitamente relazionale.

Le nostre esperienze corporee si strutturano e crescono attorno alla relazione di cura con un caregiver e le esperienze interocettive vengono progressivamente integrate e comprese proprio grazie alla qualità del contesto relazionale nel quale ci troviamo a viverle.

Non a caso sia Reich che Lowen partono dall’analogia tra il movimento di base del corpo e quello delle amebe: in un ambiente favorevole ci muoviamo e cresciamo, in un ambiente estraneo o decisamente ostile ci raffreddiamo e immobilizziamo.

Protendersi e ritirarsi

Questa considerazione di base sta dietro a tutti quegli esercizi che esprimono la nostra naturale propensione al contatto e il nostro naturale bisogno di ritirarsi in una posizione di riposo.

In questo senso anche le relazioni possono essere viste come una pulsazione tra gli estremi del contatto e del ritiro. Entrambi necessari. Non potremmo crescere se fossimo solo in una posizione di contatto, o solo di ritiro.

Questo movimento relazionale di base però è anche uno dei più delicati e uno di quelli che più rischia interferenze e compromissioni. Basti pensare a quanto è delicata la fase della separazione tra la madre e il bambino e quanto, emozioni come la paura o la rabbia, possono interferire e spingere in direzioni che non sono adeguate al ritmo di crescita sostenibile per il bambino.

L’espressione di un antico bisogno di compagnia

Il nostro primitivo bisogno di compagnia può subire così molte difficoltà legate alle modalità relazionali dei genitori e legate al nostro consolidare risposte disfunzionali imparate in queste relazioni. Il nostro protendersi e ritirarsi può cioè uscire dalla sua alternanza fisiologica e lasciarci troppo a lungo in uno dei due estremi o privarci di una sufficiente “escursione ” tra le due posizioni.

Stern e Tronick, in anni più recenti, parlando della simultanea comunicazione  nell’interazione tra Hopper screenmadre e bambino hanno sottolineato come questa crea, o meglio co-crea, movimenti relazionali che vanno da fasi di avanzamento (moving along) a “momenti ora”(now moment) fino a “momenti di incontro”(moment of meeting) (Stern 1998). L’attenzione alla co-creazione sottolinea gli aspetti dinamici e imprevedibili presenti nella relazione madre-bambino, come in qualsiasi altra relazione.

I movimenti relazionali

In bioenergetica – a partire dall’analisi della capacità di protendersi e ritirarsi adeguatamente nei propri contesti affettivi – questa capacità che ha un corrispettivo nel corpo e nella mente. Per questo l’analisi dei movimenti relazionali ruota attorno a tre domande fondamentali: “Quanto questa persona è isolata?”, “Quanto è assorbita in se stessa?”, “Quanto è autocritico?”

Isolamento e assorbimento

Le prime due domande sono connesse ma non rilevano informazioni identiche. L’isolamento infatti identifica una situazione di ritiro relazionale e fisico mentre l’assorbimento può esserci anche se la persona si trova in un contesto relazionale. Quando la persona è assorbita in se gli elementi di ritiro si esprimono attraverso un chiudere i canali di ricezione dell’esterno per orientare tutta la propria attenzione a se stesso. In questa situazione non è improbabile che i segnali del corpo portino verso versanti ipocondriaci ed è abbastanza frequente che ci sia una grande consapevolezza – spesso una eccessiva sensibilità alla percezione corporea – non accompagnata però da una adeguata capacità espressiva.

Tutti noi possiamo sperimentare momenti di isolamento in noi stessi, anche nel pieno di una festa affollata – anzi forse proprio in quel momento! Ma questi momenti sono brevi e si interrompono di fronte al presentarsi di uno stimolo relazionale. Quando rimaniamo assorbiti in noi anche durante uno stimolo relazionale vuol dire che siamo isolati e che non riusciamo ad uscire dal nostro ritiro – che può essere un ritiro riparativo – per riaprirci alla comunicazione. L’isolamento può essere considerato, in questo senso, il risultato di un ritiro in sè eccessivamente protratto nel tempo e scarsamente mediato dalla fiducia rivolta verso gli stimoli relazionali.

Questi due elementi sono connessi ad una delle intuizioni che provengono dall’opera di Reich sull’analisi del carattere. Reich, sposta il paradigma dai “significati nascosti” e dalla mente inconscia al comportamento nel qui ed ora. Le prime esperienze hanno un impatto e diventano la base della nostra modalità attuale di risposta in virtù del fatto che divengono le basi delle modalità di comportamento caratteriale della persona, non solo per quello che fa, ma per come lo fa, affermando  il ruolo degli aspetti impliciti e procedurali. Il passato diventa così espresso dalle modalità di funzionamento relazionale nel presente, attraverso il consolidarsi di modalità di risposta su base psico-fisica. Il paziente isolato o assorbito in sè ripete uno schema di risposta muscolare che diventa un modello di movimento relazionale.

La mancanza di contatto, di cui si parla in bioenergetica, espressa dai parametri dell’isolamento e dell’assorbimento in se stessi, si riferisce ad una condizione psicologica e biologica  che è il principale problema dell’uomo moderno. Soggettivamente, questa esperienza è descritta come “apatia”, “morte interiore”, “isolamento”  e  come assenza di sentimento, di gioia, di entusiasmo o interessi. Nelle persone, la  precoce esperienza di mancanza di contatto porta a sviluppare modalità di “contatto sostitutivo”, una modalità indiretta e corazzata che ha lo scopo di mantenere una relazione con gli oggetti e con il mondo e di proteggere la persona dai suoi sentimenti reali e dal contatto.

Lowen approfondisce il tema della mancanza di contatto in Paura di vivere  rimanendo vicino al concetto di pulsazione biologica. La paura di vivere, è espressione della fuga o del ritiro dalla vita del corpo, le cui energie vengono sacrificate per contenere il senso di colpa e per evitare la sensazione di fallimento e la vergogna associata all’inadeguatezza nel soddisfare gli ideali dell’Io.

Sia in Paura di vivere che in  Arrendersi al corpo (1995) il tema del cedere e del lasciare andare, argomento trattato in profondità nello scritto “Il linguaggio espressivo dei viventi” di Reich, sono ripresi e affrontati.

L’idea di Lowen si basa sul concetto di resa. In Paura di vivere descrive l’individuo nella sua paura di arrendersi al proprio destino, inteso come carattere, storia e cultura. Il modo di uscirne, secondo lui, è verso il basso, attraverso l’allentamento delle tensioni muscolari e l’accettazione del fallimento. In  Arrendersi al corpo Lowen dimostra come attraverso il lavoro sulle tensioni muscolari sia possibile aumentare  la capacità di abbandonare il controllo dell’Io nell’ottica di un arrendersi al corpo che consenta un’esperienza vitale e gioiosa.

Autocritica

La bioenergetica si basa sul principio dell’identità funzionale mente – corpo. Questo principio di unità psicosomatica esprime e realizza il blocco sia nel funzionamento corporeo che mentale. Per questo ad ogni contrazione possiamo pensare che corrisponda un elemento di natura dissociativa che si esprime attraverso un processo di pensiero come quello dell’autocritica.

Edward-Hopper-5Mente e corpo si compenetrano e ogni funzione dell’uno corrisponde ad un processo funzionalmente identico nell’altro e l’unità del processo energetico e l’identità e l’antitesi di tutte le funzioni biologiche è  alla base dell’unità psicosomatica. Nel processo terapeutico, ci confrontiamo con la mente (Io) e col corpo, e negli esseri umani del nostro tempo, la sfida è integrare un Io e un corpo, che nella realtà contemporanea sono sempre più antitetici.

C’è, pertanto, una tensione reale tra gli obiettivi terapeutici della vitalità pulsante, l’apertura al piacere e la resa sessuale da una parte e la ricerca della maturità,  il funzionamento nella realtà e l’inevitabile presenza del moderno “Io autocosciente”o “self conscious ego” dall’altra. E questo processo può essere compreso ed esplorato solo lavorando parallelamente su come la contrazione funziona e si esprime nel corpo e nella mente. E per comprendere la sua espressione mentale dobbiamo iniziare ad investigare la qualità energetica dei propri pensieri e l’attacco che, attraverso l’autocritica, questi riservano a noi stessi.

Riferimenti bibliografici

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a cura di Nicoletta Cinotti

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