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I sistemi emotivi e la paura dell’intimità

Tutti noi desideriamo intimità eppure ne siamo anche molto spaventati.Mettiamo barriere, confini di gusto, provenienza geografica, distanza fisica per qualcosa che sperimentiamo immediatamente, fin dalla nascita: l’intimità.

Niente di più intimo del luogo da cui usciamo, niente di più intimo dell’essere un neonato. Quindi perchè questa paura? Oggi proviamo a rispondere.

Come abbiamo visto nella pagina Emozione e  sistema emotivo le nostre emozioni, che si presentano in costellazioni, possono rientrare in tre diversi sistemi emotivi: il sistema difensivo, quello di ricerca delle risorse e il sistema affiliativo.

Perché il sistema difensivo crea problemi?

soddisfazioneMalgrado il fatto che costruiamo delle difese per proteggerci, con il tempo le nostre difese sono una delle fonti di maggiore problematicità nella nostra vita. Una delle ragioni per cui diventano un problema, è legata al fatto che si innescano molto velocemente, prima che abbiamo avuto il tempo di scegliere se davvero vogliamo andare in quella direzione. D’altra parte la velocità è una delle caratteristiche necessarie della difesa, come esprime il proverbio “Meglio aver paura che buscarne”. Ossia meglio prevenire – con una azione difensiva in più – che farsi trovare impreparati di fronte alle difficoltà.

Questa modalità reattiva porta, inevitabilmente, ad errori di valutazione e aumenta la nostra vulnerabilità all’ansia.

Un’altra delle difficoltà connesse all’attivarsi dei nostri sistemi difensivi è che spostano la nostra attenzione su ciò che non funziona piuttosto che su quello che è soddisfacente, attivando modalità di attenzione selettiva verso i potenziali pericoli.

Bloccare la compassione

Il risultato di questo funzionamento difensivo è che il nostro sistema affiliativo – il sistema connesso con i sentimenti di amore, compassione, affetto, tenerezza e tutta la costellazione collegata a queste emozioni – risulta spesso parzialmente disattivato. La prima cosa che accade quando siamo allertati, è che iniziamo a diminuire la capacità di provare compassione nei nostri confronti e compassione nei confronti degli altri, con risultati comunicativi e relazionali spesso abbastanza negativi.

La ricerca delle risorse

ricercaQuando desideriamo acquisire nuove risorse, sia in termini affettivi che materiali, abbiamo bisogno di attivare comportamenti diversi rispetto a quelli del sistema difensivo. Abbiamo bisogno di essere aperti, di cogliere novità e informazioni dall’ambiente che ci circonda, e abbiamo bisogno di distinguere le emozioni positive che sono connesse al sistema di ricerca delle risorse.

In questo sistema emotivo infatti proviamo due tipi di diverse costellazioni di emozioni positive: le emozioni connesse allo schema di eccitazione – eccitazione necessaria per attivare un comportamento di ricerca – e le emozioni connesse all’appagamento e alla soddisfazione. Queste due costellazioni sono collegate: la ricerca delle risorse infatti richiede un livello più alto di attività mentre le emozioni connesse all’appagamento ci permettono di ammorbidire e lasciar scendere la curva dell’eccitazione. L’eccitazione è legata al sistema dopaminergico ed è connessa all’attivazione del ramo simpatico del sistema nervoso autonomo; l’appagamento è connesso con il ramo parasimpatico del SNA. L’equilibrio tra queste due modalità di regolazione emotiva, connesse alla ricerca delle risorse è di nuovo strettamente collegato al sistema affiliativo.

Infatti le emozioni attivate in questo caso sono emozioni prevalentemente ego-orientate e quindi possono ridurre la qualità e quantità di emozioni associate al sistema affiliativo. Non sono emozioni difensive ma esprimono un impulso di natura assertiva che può renderci – in associazione con una modalità difensiva molto attiva – poco aperti alle relazioni sociali.

Può aumentare la pressione per permetterci di raggiungere un risultato che metta alla prova il nostro valore personale, anche a scapito del benessere degli altri.

Riconoscere i limiti della propria individualità

Abbiamo bisogno di trovare modi per riconoscere i limiti della nostra individualità. Siamo parte di un sistema sociale che necessita di spazi affiliativi così come di comportamenti orientati alla ricerca di risorse. Le nostre motivazioni possono orientarci verso la soddisfazione senza  farci perdere la ricchezza che deriva dalla connessione con gli altri.

La paura dell’intimità

spiderman1Il passaggio tra le emozioni di eccitazione e l’impulso al soddisfacimento dei propri obiettivi e le emozioni affiliative è regolato da come viviamo il sentimento dell’intimità.

L’eccitazione per la spinta a raggiungere determinati obiettivi può essere una fonte molto intensa di piacere e offrire un sostituto del contatto intimo, se temiamo le ferite che possono essere prodotte nell’intimità e dalle relazioni intime.

Il rischio è quindi che la paura dell’intimità ci lasci prigionieri di un livello più superficiale di contatto. Un contatto regolato dal soddisfacimento egoico più che dalla ricchezza del legame intimo.

Le emozioni egoiche forniscono la gratificazione di essere visti, senza il pericolo di venir toccati. Le emozioni affiliative comportano la bellezza e il rischio del contatto.

Il desiderio e la paura di esistere

Questa complessa transizione tra il soddisfacimento egoico e la soddisfazione relazionale spesso si esprime come una ambivalenza tra il desiderio di essere visto, riconosciuto, apprezzato e la paura di esistere. Vogliamo essere presenti e visibili e, contemporaneamente, vorremmo essere protetti, nascosti, al sicuro e invisibili.

Ogni volta che questo conflitto, questa ambivalenza, si apre, sperimentiamo la tensione corporea che esiste tra il protendersi verso gli altri e un ritiro riparativo che può diventare un arroccamento isolante. Il ritiro spesso si esprime con ampie aree di tensione o distacco percettivo dalle nostre braccia, con tensioni alle spalle e al collo.

Essere visti significa essere vivi: questa associazione tra l’attenzione ricevuta e la sopravvivenza è fortemente impressa nel nostro corpo e nella nostra mente. Ed evitare di essere visti è una delle prime regole di sopravvivenza di tutti gli esseri viventi, una regola che, realizzandosi, impedisce il contatto e l’intimità.

© Nicoletta Cinotti 2014

 

 

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