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Il “carattere” delle relazioni

Le relazioni sono importanti strumenti di cambiamento e importanti strumenti di regolazione emotiva. Spesso quello che definisce la qualità delle nostre relazioni e la loro intimità, non sono solo le emozioni che proviamo con quella specifica persona, ma anche le caratteristiche di quella relazione che, potremmo dire, ne definiscono il carattere.

Ma quali sono gli elementi relazionali che definiscono il carattere di una relazione?

Ogni relazione è unica

paceIl primo elemento, anche se può apparire ovvio, è l’unicità di quella relazione. Se quella persona è insostituibile – e la misura in cui è insostituibile – la qualità del legame e la forza della relazione ne saranno condizionate.

La sua unicità è formata da tanti diversi elementi ma il primo e più importante è la conoscenza reciproca di come siamo in grado di lavorare insieme a prescindere dal contenuto degli errori che possono avvenire negli scambi relazionali.

Sapere che l’altro non è perfetto non basta se non è accompagnato dalla consapevolezza che sapremo trovare una mediazione, una negoziazione soddisfacente nei momenti di difficoltà.

Acquisire questa fiducia non è un atto automatico, tanto che molto spesso viene usata la scorciatoia dell’idealizzazione. “Io penso che tu sia perfetto e in questo modo mi sento sicura che qualsiasi difficoltà sarà sormontabile”. Ovviamente questa soluzione ha scarsa efficacia. Dura fino a che siamo in condizioni ideali e crolla in una dolorosa svalutazione appena la persona non si rivela all’altezza della nostra aspettativa. E’ una trappola relazionale che ha una data di scadenza. Qualsiasi relazione che si basa sull’idealizzazione, come sostituto della capacità di riparazione degli errori relazionali, prima o poi, naufraga su qualche scoglio. La sua sopravvivenza allora sarà legata più alla profondità del danno che alla vitalità della relazione.

Lo spessore relazionale

Lo spessore relazionale è il secondo elemento ed esprime la varietà di contesti e di attività condivise, che la relazione ci permette. Se le aree di condivisione sono molte eZemanta Related Posts Thumbnail diversificate in vari aspetti della nostra vita, lo spessore del legame sarà maggiore. Questo aspetto è connesso anche alla storia relazionale. Un amico appena conosciuto avrà uno spessore diverso di un amico che frequentiamo dall’infanzia e con il quale abbiamo vissuto moltissime esperienza di crescita. Diversa sarà quindi la tolleranza che potremo avere per le qualità personali delle persone, sulla base proprio di questa storia condivisa e dell’intensità degli affetti sperimentati insieme.

In altre parole, tutte le relazioni hanno passati diversi e una diversa intensità di affetti condivisi. Il concetto di spessore ci offre un modo per osservare il passato e l’intensità affettiva in ciascuna relazione.

Il passato e l’intensità affettiva formano tra loro uno specifico equilibrio. Relazioni recenti ma molte intense possono avere lo stesso spessore di relazioni storiche ma superficiali.

Relazioni e semplici interazioni

bambinoL’unicità dei movimenti relazionali ci permette di cogliere le differenze tra una  relazione e una semplice interazione. Per esempio quando interagiamo con un estraneo, abbiamo stili di movimento corporeo che sono legati alla nostra storia e alla nostra risposta all’altro ma che non sono ancora una relazione. Domandarci quindi se siamo in una relazione o in una semplice interazione costituisce il terzo elemento.

Spesso la relazione si accompagna ad un movimento reciproco e bidirezionale mentre l’interazione può anche essere unidirezionale e non creare una direzione per l’azione successiva. Scambiamo qualcosa nel presente ma nell’interazione questo non presuppone la creazione di una successiva direzione relazionale. Può essere qualcosa che termina subito dopo che abbiamo ottenuto – o non ottenuto – quello di cui avevamo bisogno.

Alcune interazioni possono anche essere molto ripetute senza mai riuscire a superare quella soglia di intimità che permette lo stabilirsi di una relazione.

Se prestiamo attenzione alla direzione del movimento relazionale successivo alla scambio, possiamo avere molte informazioni sia sulla salute della relazione sia sulla qualità di cosa sta avvenendo nello scambio relazionale. Una relazione che non produce successive direzioni è una relazione che soffre di stagnazione e che, forse, potrebbe non avere una vita lunga. La direzione del movimento relazionale, oltre che costituire l’intenzione futura della relazione, è il quarto elemento che definisce il “carattere” relazionale.

La dinamica del cambiamento

Il carattere della relazione è fortemente influenzato dalla disponibilità al cambiamento. La salute di una relazione è infatti connessa alla possibilità che ci accompagni anche attraverso i cambiamenti personali che attraversiamo. Se una relazione rimane staticamente ancorata ad una certa immagine di noi, potrebbe finire per perdersi, quando il divario tra come siamo davvero e come siamo stati percepiti diventa troppo grande.

Il processo di cambiamento necessita di una parte di continuità con il passato – molte relazioni sono una sorta di archivio storico di noi – ma ha bisogno di una quota di flessibilità che riconosca chi siamo nel presente della nostra vita.

fratelliForse abbiamo ancora lo stesso gruppo di amici con cui giochiamo a pallone dai tempi del liceo. Probabilmente solo una parte di questi amici sarebbe a proprio agio in altri contesti della nostra vita. E quando giochiamo con loro torniamo ad essere un pò diversi da come siamo in ufficio o con altri gruppi di amici.

Se questa specificità diventa troppo forte e troppo astorica, il legame potrebbe rompersi per “carenza di condivisione”. Inoltre abbiamo bisogno che le nostre relazioni siano reciprocamente influenti tra di loro. Ci fa piacere parlare con Marco e riportare qualcosa delle sensazioni che abbiamo provato con lui, quando siamo con il nostro partner, per fare un esempio. Ma se quello che proviamo con Marco inizia e finisce nel momento in cui siamo insieme, perché troppo specifico o troppo segreto, la nostra motivazione ad incontrarlo potrebbe diminuire molto nei momenti di difficoltà.

Le relazioni si assomigliano?

La crescente differenziazione delle relazioni, e il loro continuo cambiamento, induce a chiedersi se una relazione può essere davvero modello per altre relazioni. La diffusa conoscenza della tematica edipica ha fatto a lungo pensare che nei rapporti sentimentali si possa ricercare – costruttivamente o distruttivamente – qualcosa sperimentato nel rapporto con i genitori. E riprodurre quindi sempre lo stesso modello di relazione.

Una prospettiva abbastanza disperante che sottolinea troppo, a mio avviso, gli elementi di continuità con il passato e troppo poco gli aspetti dinamici.

In realtà quello che da più parti di tende ad affermare (Tronick 2005; Fonagy, Target 1998) è che la reciproca influenza tra una relazione e le altre relazioni della nostra vita ha una importanza rilevante nei processi di cambiamento e di co-creazione relazionale.

Detto in parole più semplici, tanto più abbiamo esperienza di buone relazioni, tanto più impariamo, nel corso di tutta la nostra vita, nuove modalità relazionali e nuovi e diversi movimenti relazionali, che possono permetterci di avere una direzione più salutare nelle relazioni significative della nostra vita.

Le relazioni che curano

bambiniEcco perché è tanto importante che la cura passi, prima di tutto, attraverso una varietà di scambi relazionali e una consapevolezza della qualità delle modalità relazionali. Il cambiamento infatti non è solo un  processo personale e autoregolato. E’ un processo che necessità dell’apporto, della novità e dell’interazione reciproca di tutte le nostre relazioni, per poterci permettere di diventare chi siamo veramente, per poterci permettere di prendere distanza dalle modalità disfunzionali che possiamo aver imparato nell’infanzia.

Non cambiamo da soli e la reciproca influenza delle relazioni positive della nostra vita, sostiene la crescita e la trasformazione in quelle relazioni che per noi sono importanti, ma dolorosamente difficili.

a cura di © nicoletta cinotti

 

 

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