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Il corpo come esperienza

Parlare di lavoro corporeo o di classi d’esercizi bioenergetici spesso significa muoversi in un terreno ampio ma poco conosciuto. Per questa ragione iniziamo questa settimana un percorso che cercherà di chiarire cosa significa vivere il corpo come esperienza, cercando, settimana dopo settimana, di raccogliere esempi pratici e  riflessioni teoriche.

Lavoro corporeo

ragazza alla finestra di Jan WenQuando parliamo di “lavoro corporeo” facciamo riferimento, in senso generale, ad un insieme variegato di tecniche terapeutiche che intervengono direttamente sul corpo. Nel secolo scorso sono nate tecniche come il Metodo Alexander, il Metodo Feldenkrais, il Rolfing, oltre al consolidarsi e diffondersi di pratiche recenti come il Pilates, o tradizionali come lo yoga, e le molte arti marziali. Tutte queste tecniche sono accomunate da una attenzione prevalente al corpo e da una connessione tra il movimento e il respiro. Tutte testimoniano il ruolo sempre più importante e centrale che il corpo ha assunto come promozione del benessere e della salute. In questo alveo, ricco e composito, a partire dagli anni ’30 Wilhelm Reich e, a seguire, negli anni ’50 Lowen, hanno iniziato a pensare che il lavoro corporeo fosse parte integrante della psicoterapia. In molti casi precedendo la nascita di molte delle tecniche di lavoro corporeo sopracitate a cui hanno fatto da base ( come nel caso del Rolfing) o cogliendo lo spirito di un’epoca che si volgeva in modo nuovo al corpo e all’interazione tra corpo e mente.

L’integrazione

Oggi sia le tradizioni antiche, come lo yoga, che i nuovi approcci, sono diventati parte di un patrimonio culturale sempre più ampio che pone l’accento sull’esperienza che si apre aumentando la consapevolezza corporea e risanando quella scissione tra mente e corpo che è caratteristica della nostra cultura. Questa cultura incoraggia le persone ad integrare le informazioni con l’esperienza personale, accentuando così l’efficacia del lavoro corporeo.

Il corpo: cambiamento, postura, struttura

bambinoIl nostro corpo è una entità dinamica che cambia continuamente. Non solo i cambiamenti che è facile riconoscere, legati all’età, ma anche cambiamenti più sottili legati al rinnovamento cellulare e agli aspetti dinamici della nostra struttura.

La struttura è condizionata da caratteri ereditari sui quali le esperienze di vita, positive o negative, lasciano un segno che testimonia l’uso e l’abuso che facciamo del nostro corpo. La nostra struttura influenza inevitabilmente la nostra postura, che rappresenta il modo con cui viviamo nella struttura. la relazione tra struttura e postura è anch’essa dinamica. La nostra struttura influenza la postura ma è anche vero il contrario: ossia la nostra postura cambia la nostra struttura e la modella alle condizioni ambientali nelle quali ci troviamo a vivere. Facciamo un esempio: la struttura delle nostre gambe, influenza la nostra postura ma è anche vero che come teniamo le gambe esercita, con il tempo, un importante cambiamento nella loro stessa struttura. Struttura, postura e portamento, inoltre, non sono scevri da elementi dinamici di tipo emotivo. Se non riusciamo, per ragioni emotive, a tenere i piedi per terra, questo condizionerà sia la struttura che la postura e ci permetterà di comprendere questa informazione anche visivamente. Siamo noi che scegliamo il modo con cui viviamo il corpo e queste scelte lasciano un segno evidente.

La consapevolezza di ciò che accade nel corpo

paura1La consapevolezza è frutto di un dialogo tra l’esperienza interiore e esteriore ed è mediata dalle risposte percettivo sensoriali e dal significato che diamo a ciò che sperimentiamo. Uno dei primi aspetti che riguarda la consapevolezza è relativa al controllo del corpo, al fine di evitare esperienze imbarazzanti. Un controllo attraverso il quale maturiamo un progressivo senso della padronanza di noi stessi.

Se consideriamo quanto tempo dedichiamo alla consapevolezza corporea, elemento così importante nella formazione del nostro senso di efficacia, ci rendiamo immediatamente conto che, malgrado il corpo sia così centrale, spesso abbiamo nei suoi confronti un atteggiamento svalutante. Gli prestiamo attenzione solo quando “smette di funzionare” oppure quando la sua immagine non è all’altezza delle nostre aspettative.

Da una parte pensiamo di doverci adeguare a degli standard estetici, che spesso non tengono conto degli elementi strutturali. Dall’altra pensiamo spesso che qualche disordine nel corpo debba essere riparato da tecnici, senza che sia necessario un nostro coinvolgimento diretto

E’ per questa ragione che la consapevolezza corporea ha un ruolo così centrale. Ci permette infatti di partecipare attivamente alla salute del nostro corpo, senza delegare ma accettando gli aiuti che possono essere necessari.

La storia del corpo

Spesso chiedo, negli incontri, di presentarsi attraverso la storia del proprio corpo e la storia del ruolo che il contatto ha avuto nella nostra vita. Spesso bastano queste semplici domande per riconnettersi con quanto il nostro corpo non sia una macchina e di quanto la sua storia influenzi il nostro modo di stare al mondo.

E’ il primo passo per iniziare a portare nuovamente l’attenzione al corpo, e, soprattutto, a come le nostre emozioni abbiano una radice corporea. La consapevolezza corporea ha conseguenze in un’ampia gamma di comportamenti, prima tra tutti i comportamenti aggressivi. Quello che accade è che se siamo consapevoli della rabbia possiamo attuare maggiori strategie di regolazione. La stessa cosa può essere valida anche per tutta la gamma delle emozioni che hanno una forte e chiara radice corporea. Emozioni come l’ansia, la paura possono essere affrontate molto più efficacemente da persone che sono consapevoli dell’insorgere di quel tipo di risposta emotiva.

Il corpo e la salute

Zemanta Related Posts ThumbnailAlcune ricerche riportano che le informazioni che le persone riportano rispetto alla percezione corporea ed emotiva sono spesso corretti indicatori dei processi fisiologici in corso. La consapevolezza corporea richiede le stesse abilità percettive che si utilizzano per gli altri processi interiori,che siano o meno di natura emotiva. Quindi i sintomi che le persone riportano, se ascoltati con interesse e attenzione, aiutano a comprendere lo stato fisiologico sottostante (Shields, Simon 1991) e possono fornire elementi diagnostici molto significativi.

Nello stesso tempo la capacità di cogliere le differenze tra un processo emotivo e un processo fisiologico è strettamente correlata al grado di consapevolezza corporea individuale. Detto in parole semplici quello che le persone dicono rispetto alle loro sensazioni fisiche ed emotive è spesso un resoconto di importanza centrale e sottovalutata. La ragione per cui viene sottovalutata è che si ritiene che la descrizione dei sintomi fisici sia troppo influenzata da aspetti emotivi.
In realtà possiamo sviluppare la capacità di distinguere tra quello che è un sintomo fisico e quella che è l’espressione emotiva e la consapevolezza corporea gioca, in questo, un ruolo rilevante.
Tanto più siamo capaci di percepire con attenzione focalizzata i nostri processi corporei, tanto più siamo in grado di distinguere tra un sintomo fisico e la paura che associamo all’idea della malattia, giusto per fare un esempio.

Per approfondire questi aspetti legati alla consapevolezza corporea ci sono diverse possibilità. La prima è quella fornita dalla classe d’esercizi bioenergetici, oppure l’esperienza del Mindful Yoga così come offerto nei protocolli MBSR. E’ possibile avere una esperienza di questo tipo di lavoro corporeo attraverso due file audio, ascoltabili alla pagina Audio del sito. Si tratta del file di Mindful bioenergetics e del file di Standing Yoga. Entrambi gli esercizi presentati, che la persona deve condurre in piena responsabilità dei propri limiti e del proprio corpo, possono condurre ad un aumento della capacità di percepire il corpo, di riconoscere la radice corporea delle proprie emozioni. Si suggerisce comunque di provare una esperienza reale, attraverso un ciclo di classi d’esercizi bioenergetici o un protocollo MBSR.

a cura di Nicoletta Cinotti

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