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Il corpo e il trauma

Quando parliamo di trauma

Tutti noi siamo soggetti ad eventi che vanno al di là della nostra finestra di tolleranza ma se queste esperienze rimangono esperienze singole e seguite da un adeguato sostegno, benché ne possiamo rimanere scossi, abbiamo, dentro di noi, la capacità di superarle. Ma se gli eventi traumatici sono ripetuti o se abbiamo avuto uno sviluppo emotivo inadeguato, o se non abbiamo ricevuto un sostegno adeguato, questi eventi possono lasciare il segno dentro di noi, in maniera implicita.La disregolazione degli stati di attivazione è uno dei segnali di avvenuta traumatizzazione. L’evento traumatico acuto causa un sovraccarico per i sistemi neurobiologici di regolazione, che lascia una vulnerabilità alla disregolazione degli stati emotivi. Emozioni intense possono provocare delle risposte che sono simili a quelle prodotte in presenza di un evento traumatico, anche se la situazione che le ha provocate è estremamente piuù neutra. Per comprendere come questa dis-regolazione può strutturarsi è opportuno approfondire il concetto di finestra di tolleranza.

Cos’è la finestra di tolleranza

finestra di tolleranzaLa definizione di finestra di tolleranza (window of tolerance) è stata proposta da Siegel (1999) e si riferisce alla regolazione dell’attivazione.
Secondo Siegel lo stato di attivazione (vedi foto a fianco) è ottimale all’interno di un certo range: al di sopra o al di sotto delle linee parallele in grassetto entriamo in uno stato di attivazione che è connesso al fatto che l’evento ha avuto un impatto maggiore della nostra capacità di tolleranza.Quando questo avviene ripetutamente il nostro corpo memorizza implicitamente cosa è avvenuto e può stabilire un pattern stabile di risposta che ha una base dis-regolativa. Questi stati di disregolazione (iper- o ipo- arousal), non portano ad alcuna elaborazione del trauma che li ha preceduti, ma anzi favoriscono il riesperire traumatico della risposta corporea di paura o terrore.La parte superiore della figura rappresenta gli stati di iperattivazione connessi ad un’eccessiva attività del sistema simpatico che producono evitamento attivo, e attacco/fuga. In questi casi la corteccia prefrontale diventa funzionalmente scollegata dalle strutture limbiche e non riesce a modularle in senso inibitorio.La persona può trovarsi esposta a sensazioni di paura e terrore,con la necessità di fuggire letteralmente dal posto in cui si trova .
Nella parte inferiore dello spettro troviamo invece la disregolazione da ipoattivazione, con freezing, numbing, dissociazione e immobilità tonica. La persona si sente distaccata, prova un senso di ottundimento o di de-realizzazione. Si sente isolata e/o separata dagli altri e dal contesto.
Situazioni di tensione, stress o anche di rigidità corporea possono ridurre lo spettro della nostra finestra di tolleranza che dovrebbe essere sufficientemente flessibile da permetterci di assorbire quelle esperienze che vanno oltre il range centrale. La finestra di tolleranza infatti non significa che dovremmo sperimentare solo situazioni sicure ma, piuttosto, che dovremmo poter affrontare l’insicurezza senza cadere nell’iper o ipo-attivazione. Un concetto che viene affrontato anche da Tronick quando parla della relazione madre/bambino e paziente/terapeuta, come una esperienza di espansione dello stato diadico di coscienza, che permette la crescita e il superamento di nuovi compiti di sviluppo.

La memoria implicita del trauma

Il problema connesso alle situazione di disregolazione da ipo o iperattivazione è che di esse rimane una memoria corporea che può riattivarsi sia in presenza di eventi che ricordano la situazione di pericolo originario, sia a causa di emozioni intense o situazioni di stress. La memoria corporea, detta anche implicita,espressa da stati somatici ed emozionali, funziona in modo completamente diverso dalla memoria esplicita. Agisce come sensazione rievocativa, senza che ci sia il vero e proprio ricordo e produce una ri-attualizzazione dei sintomi, come se il tempo non fosse passato. Queste reazioni sono causate da una carica corporea che non ha trovato una scarica adeguata, proprio perché l’esperienza ha superato la nostra finestra di tolleranza. Fino a che il corpo non risolve questa tensione si continuerà a ripetere lo stesso meccanismo di protezione e difesa. Per questa ragione è necessario lavorare non solo sul livello esplicito – livello che in molte situazioni post-traumatiche è difficilmente accessibile – ma anche sul livello implicito corporeo in modo da interrompere il loop di ripetizione consolidato attraverso la memoria implicita.

a cura di Nicoletta Cinotti

Per approfondimenti si suggerisce “L’impatto del trauma infantile sulla salute e sulla malattia” di Lanius R.A.; Vermetten E., Pain C., ed. Fioriti

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