Seleziona una pagina

Il flusso e la peak experience: sciogliere il congelamento dello shock

Molto spesso, quando parliamo di trauma, rischiamo di dimenticare che alcuni eventi traumatici possono essere in grado di ridefinire positivamente la nostra vita. Riusciamo cioè – grazie a quell’evento eccezionale – a fare dei cambiamenti che non saremmo forse riusciti a produrre. La Van Luytelaar, in un articolo apparso su Il manuale di analisi bioenergetica, cerca di affrontare questo particolare aspetto del trauma e lo fa connettendo la peak experience con la risposta particolare che sviluppiamo rispetto al trauma. L’articolo, che si intitola “Lo specchio di Perseo: o le risorse terapeutiche del Flow e Peak” , offre una prospettiva interessante che il presente articolo illustra in sintesi, rimandando per una lettura più estesa al volume in oggetto.

Cos’è una peak experience o esperienza di picco

Questo concetto fu introdotto da Maslow più di trentacinque anni fa, e fa riferimento a quell’esperienza di particolare euforia e benessere che si può vivere in alcuni momenti di estrema felicità. E’ una esperienza che aiuta le persone ad entrare in contatto profondo con delle qualità fondamentali della vita, qualità delle quali spesso non si è consapevoli e che è difficile condividere.

emozioneBob Beamon, un campione olimpico, la descrive così:  “E ‘stato come saltare attraverso un ostacolo, come correre in una galleria, con pareti di vibrante silenzio, il tempo si è fermato, ho avuto pieno accesso a tutti i miei muscoli, a tutto il corpo, le mie sensazioni sono state brillanti, c’era un senso di gioia e di amore …”

Molte persone, come Bob Beamon, non sembrano rendersi conto di cosa accade in questi momenti e non sono consapevoli di utilizzare risorse in grado di generare una peak experience. Di conseguenza, non sono in grado di utilizzare tali risorse per migliorare la qualità della loro vita quotidiana.

Il concetto di flusso,  può essere distinto dalla peak experience vera e propria. Il flusso può essere visto come un preparatore alla peak experience e può essere considerato un potente strumento in grado di sbloccare la controparte fisica dello shock e del panico.

 Il concetto di auto-realizzazione di Maslow

Il concetto di peak experience proviene originariamente da Maslow che fu uno dei fondatori della psicologia umanistica della quale la ‘realizzazione di se stessi’ costituiva un aspetto centrale. Secondo Maslow la peak experience  era parte indissolubile “dell’auto-realizzazione”. Egli ne ha dato la seguente definizione nel libro Verso una psicologia dell’essere (Maslow (1968, p. 105):“…un episodio o un’improvvisa ondata, in cui tutte le potenzialità di una persona scorrono insieme in modo particolare, orientato all’obiettivo ed intensamente gratificante, nel quale la persona è più integrata e meno scissa, più aperta all’esperienza, maggiormente mossa dalla sua specifica natura o disposizione, più spontanea ed espressiva, più pienamente funzionante, più creativa, umoristica, ego-trascendente, meno dipendente dai suoi istinti più bassi, ecc. In questi momenti l’individuo diventa più pienamente se stesso, più forte nella realizzazione delle sue capacità, più vicino all’essenza del suo essere, più pienamente umano…

Il processo del flusso

Molto più frequentemente ci troviamo a sperimentare una sensazione di flusso, in cui tutte le cose sembrano scorrere con facilità e piacere. “Un atto viene eseguito apparentemente senza sforzo, l’obiettivo del flusso è di continuare a fluire” (Csikszentmihalyi (1990, p. 82).

Spesso questa sensazione di flusso prepara alla peak experience successiva, anche se può essere una esperienza presente di per se stessa nella nostra vita quotidiana.  Le caratteristiche della peak experience sono abbastanza conosciute da essere raccolte in un elenco definito.

Definizione delle caratteristiche della peak experience

1. Variazione nella percezione del tempo che sembra fermarsi o espandersi all’infinito, rallentare, o al contrario, accelerare.

2. Cambiamento o distorsione della percezione dello spazio, cambiano le dimensioni fisiche o le forme; ad esempio, una buca da golf diventa improvvisamente grande come una vasca da bagno in modo che non la si può mancare. L’esperienza diventa ‘incorniciata’, sembra emergere dal contesto in un forte campo energetico.

3. Avvengono cambiamenti in tutte le percezioni sensoriali, nella vista, nell’olfatto e nel suono. Tutti i sensi diventano più sensibili. I colori possono cambiare e diventare più brillanti; un albero ricoperto di neve può ‘cambiare’ il suo colore in verde brillante; un silenzio può diventare udibile e la vista può aguzzarsi.

4. L’esperienza è percepita come la rottura di un confine, o come l’espansione di quest’ultimo, anche se non conduce a una medaglia d’oro e non è in gioco una prestazione vera e propria.

5. Le persone affermano di aver avuto un’esperienza transpersonale, di trasformazione o religiosa. Sono stupite; si sentono come se avessero raggiunto l’obiettivo della loro vita e lo esprimono come ‘se morissi proprio adesso, andrebbe bene così’.

6. Il corpo è sempre coinvolto nell’esperienza, ma ci può anche essere una mutata percezione delle sensazioni o dei movimenti. Gli individui descrivono spesso questa esperienza con i movimenti delle mani e delle braccia, proprio per mostrare l’espansione – qualcosa di grande, più grande di loro.

7. Le sensazioni che accompagnano l’esperienza sono la morbidezza, l’amore, la felicità, la semplicità, l’integrità, la grazia del corpo (che indica anche la mancanza o l’assenza di paura). Le persone ricordano sempre una parte dell’esperienza in modo molto chiaro, come ‘una scintilla’; almeno una parte spicca in modo molto chiaro, non importa quanti anni prima sia accaduto.

8.  Una peak experience non è facilmente condivisibile; di solito è vissuta come qualcosa di unico. Quando nessun altro assiste a questa esperienza, molti si sentono soli o isolati con essa, a volte addirittura bloccati.

9. C’è un senso interiore di significato profondo, come se si fosse ricevuto un ‘messaggio’, si sente la direzione della vita, la sua essenza; si sente una voce che parla alla persona coinvolta.

10. L’attività in cui rientra la peak experience è spesso orientata a uno scopo.

11. L’esperienza coinvolge un livello molto alto di energia o uno stato di carica elevata sia psicologicamente che nel corpo.

Flusso/peak experience e shock: le due facce dello specchio di Perseo

Molti autori hanno sottolineato alcune sorprendenti analogie (ma anche differenze) tra l’esperienza di shock da un lato, flusso e peak experience dall’altro (Jarlnaes e Van Luytelaar (2004). Lo shock inoltre ha spesso caratteristiche trasformatrici nella vita delle persone. Moltissimi infatti riportano che, a partire da un evento fortemente negativo nella loro vita, hanno potuto portare una grande trasformazione che ha migliorato la qualità complessiva del proprio benessere. Il trauma quindi ha, in alcuni casi, anche potenzialità di trasformazione positive.

Proviamo quindi a definire cosa significa avere uno shock:

– proviamo shock in una situazione di pericolo per la vita (o sentita come tale) nella quale non è stato possibile reagire in modo adeguato, usando i riflessi biologici di orientamento, di lotta o di fuga che condividiamo con molti animali.

Uno shock è diverso da un trauma dello sviluppo che si evidenzia gradualmente nel corso del tempo attraverso una continua o ripetuta esposizione ad eventi stressanti e conduce a specifiche armature muscolari che in bioenergetica danno luogo alla struttura caratteriale. Un trauma da shock è causato da una situazione improvvisa. L’ipotesi di Levine (1997) è che lo shock sia, di fatto, una sorta di blocco in una situazione in cui le persone hanno perso la possibilità di movimento, cioè di mettere in campo una reazione di lotta o fuga. Ciò è dimostrato dal torpore, nell’andare in parte ‘fuori dal corpo’ (dissociazione) e nel ‘trattenere’ in specifici muscoli. Questo congelamento del corpo si espande nella vita, i cui modelli diventano a loro volta congelati e accompagnati da rinuncia all’attività. Il risultato è una ridotta qualità della vita.

Diverse psicoterapie corporee sono costruite su questa ipotesi e comprendono ‘la fine’ o lo scongelamento dei movimenti bloccati  nella cura dei traumi da shock (ad esempio, la Somatic Experiencing di Levine ® (Levine (1997) e la Psicoterapia Sensomotoria di Ogden (Ogden e Minton (2001) oppure il Trauma Releasing Exercise© di Berceli .

Aspetti speculari della peak experience e dello shock

Il lavoro terapeutico con le combinazioni di peak experience e shock ha dimostrato la possibilità di utilizzare le peak experience per contribuire alla soluzione degli shock traumatici (Jarlnaes e Van Luytelaar (2004). L’obiettivo di questo approccio è liberare l’energia congelata nella situazione di shock, ripristinare la capacità di avere emozioni ‘liberamente fluttuanti’ e permettere al cliente di riconquistare le sensazioni di controllo e di scelta.

Peak experience e shock hanno molte caratteristiche in comune, come la percezione del tempo e dello spazio modificate o distorte. Entrambi comportano uno stato di alta carica o alto livello energetico. Inoltre, entrambi sono spesso intrinsecamente collegati: spesso una peak experience e uno shock giungono nella stessa situazione, alternandosi o miscelandosi.

Anche se lo shock ha molte caratteristiche in comune con la peak experience, esistono delle differenze. Possono essere considerate esperienze speculari, come fossero l’una il riflesso dell’altra, proprio come nello specchio di Perseo. La differenza principale è che vi è congelamento invece di flusso di energia. C’è un ‘trattenere’ che interessa specifiche fasce muscolari e un ritiro dell’energia dalle ossa.

Reich chiamò questo fenomeno l’antitesi di base della vita: il piacere e l’eccitazione (sperimentati attraverso l’espansione muscolare), in opposizione all’ansia (contrazione muscolare), che sono, a parer suo, in continua interazione (Reich 1970, p. 255).

Uno shock ha caratteristiche che lo trasformano in un’esperienza negativa causando una diminuita qualità della vita. Una caratteristica che riduce notevolmente la qualità della vita è la colpa, ad esempio di essere un superstite, di non aver aiutato gli altri. Per alleviare il senso di colpa e risolvere lo shock si può ‘liberare’ la parte di peak experience che esso contiene, o rendere più chiaro il suo ‘messaggio interiore’.

Carica, contenimento e scarica di elevati livelli energetici

Un aspetto centrale di una peak experience (e di uno shock) è l’ alto livello di energia in cui la persona si trova, sia psicologicamente che a livello corporeo (nei muscoli). Alcune persone descrivono questo stato usando delle metafore, per esempio parlano “di aria così densa che si può quasi tagliare con un coltello”. Altri parlano di forti vibrazioni o sensazioni fisiche. Entrare in un alto livello energetico è condizionato dall’avere una peak experience. Inoltre, il raggiungimento di livelli di energia sempre più elevati è una delle caratteristiche principali del flusso.

Il concetto bioenergetico di ‘carica’ è legato a questo e si riferisce alla quantità di energia del corpo presente in una persona e che può essere rafforzato (‘caricato’) o abbassato (‘scaricato’) per fini terapeutici. Il concetto originario si deve a Reich. Nella sua teoria dell’orgasmo ha parlato di quattro fasi di carica, che sono importanti per la nostra comprensione delle difficoltà incontrate nello stato di shock, di flusso o nella peak experience: tensione, carica, scarica e rilassamento. Reich afferma che, nello stato di tensione, gli organi si riempiono di fluido e ciò conduce al secondo stato di intensa eccitazione, che presume essere di natura elettrica. Segue la scarica elettrica nella terza fase attraverso contrazioni muscolari (che si alternano con l’espansione, in modo simile ad un’onda), e un rilassamento tramite il fluido che defluisce (Reich 1970, p. 243).

La bodynamics aggiunge un terzo elemento, il contenimento della carica. In alcuni casi, l’organismo perde la capacità di ‘trattenere’ l’energia prima di rilasciarla. La qualità specifica di questo ‘trattenimento’ si trova principalmente in alcuni muscoli. Porre l’accento esclusivamente sulla scarica o sul rilascio troppo immediato, potrebbe quindi portare all’esaurimento o alla rottura, sia nel corpo, che psicologicamente.

In conclusione, le persone possono avere difficoltà nell’aumento della carica, nel contenimento o nella scarica, nella loro peak experience o nello shock. Ci possono essere problemi a raggiungere la carica quando la sfida e le competenze non corrispondono, quando la sfida è troppo bassa o quando l’energia di base è troppo bassa, come nella depressione.

Gli individui possono avere difficoltà a contenere alti livelli energetici nella peak experience. Questo si traduce spesso nella perdita di questa esperienza o nel congelamento in stato di shock, cosicché l’esperienza non può ripetersi.Si possono anche avere problemi a scaricare un alto livello di energia, quando si ‘ritorna sulla terra’. Una persona può restare troppo a lungo in uno stato energeticamente elevato, senza essere in grado di ridurre la tensione lentamente, con conseguente stress cronico o angoscia, stati d’ansia e attacchi di panico.

Gli esercizi corporei che si focalizzano sull’alternanza di aumento e contenimento, o aumento e scarica, offrono la possibilità di migliorare la capacità individuale di avere a che fare con questi tre aspetti della carica ad alto livello energetico.

Tecniche corporee per creare il flusso e raggiungere la peak experience

Il corpo è coinvolto sia nella fase di flusso che nel momento della peak experience. Avvengono cambiamenti nella percezione del corpo, descritti a volte come ‘un movimento con una sorta di morbidezza, o grazia’ (Lowen (1995). Il flusso appartiene al corpo. E’ come un riscaldamento, una preparazione del corpo, che lo rende caldo e forte, per entrare in uno stato di alto livello energetico.

Entrare nel flusso è anche una pre-condizione per raggiungere una peak experience. Può persino sopraggiungere del disagio fisico e richiede disciplina. L’abitudine, si trasforma così in un ‘rituale’. Un esempio è un violinista, che si esercita quotidianamente per molte ore, al fine di ottenere questo flusso. Spesso la peak experience avviene in modo imprevisto, ‘improvvisamente c’è solo la musica, invece dell’esercizio’. Un altro esempio frequente è quello degli atleti che battono record mondiali durante l’allenamento.

Le risorse della peak experience 

Spesso le persone si sforzano per raggiungere qualità intrinseche nella peak experience, senza essere consapevoli delle risorse in essa contenute. Quando le persone possono accedere a tali risorse, raggiungono la possibilità di scegliere attivamente quando, dove e come si può proseguire e integrare questi aspetti nella vita quotidiana. Questo lavoro è considerato molto valido e può essere fatto attraverso le interviste sulla peak experience. Il cliente condivide, spesso per la prima volta,  l’esperienza con il terapeuta e ciò può diventare a sua volta una nuova peak experience, poiché libera la persona dalla ‘solitudine esistenziale’ esperita. Inoltre, dopo aver trasferito e integrato questi elementi nella vita quotidiana, la persona è in grado di creare risorse che consentono maggiore vitalità e felicità.

© a cura di Nicoletta Cinotti

Per approfondimenti si rimanda alla sottostante bibliografia e all’articolo di J. van Lutytelaar  “Lo specchio di Perseo: o le risorse terapeutiche del Flow e Peak”

Bibliografia

 

Csikszentmihalyi, M. (1990): “Flow. The psychology of optimal experience”; HarperCollins, New York (Referrals are from the Dutch edition, 1999).

Jarlnaes, E. (2000): “The Bodynamic Analysis guidelines for working with the core of a shock-trauma”. Bodynamic International Aps., Kopenhagen, Denmark.

Jarlnaes, E. and Van Luytelaar, J. (2004): “The therapeutic power of peak experiences; Embodying Maslow’s old concept” in MacNaughton, I. (ed) Body, breath & consciousness; A somatics anthology. North Atlantic Books, Berkeley, Ca.

Jørgensen, S. (1992): “Bodynamic analytic work with shock/post traumatic stress”, Energy and Character, Vol. 23, No. 2.

Levine, P.A. (2002): “Panic, biology and reason: Giving the body its due” in Schmidt, L. en Warner, B. (eds) Panic. Origins, insight and treatment. North Atlantic Books, Berkeley, Ca.

****Levine, P.A. (1997): “Waking the tiger: Healing trauma”. North Atlantic Books, Berkeley, Ca.

****Lowen, A. (1995): “Joy; The surrender to the body and to life”. Arkana/Penguin, New York.

Macnaughton, I. (ed.) (1997): “Embodying the mind and minding the body”. Integral Press, N. Vancouver, Canada. (This book contains a collection of articles on Bodynamics)

Maslow, A.H.(1970): “Religious Aspects of Peak-Experiences”. Harper & Row, New York.

Maslow, A.H.(1970): “Religions, Values and Peak-Experiences”. Penguin Books USA.

****Maslow, A.H. (1968): “Toward a psychology of being”. Litton Educational Publishing Inc., New York. (Referrals are from the Dutch edition, 1972)

Ogden, P. and Minton, K. (2001): “Sensorimotor Sequencing: One method for processing traumatic memory”. Hakomi Somatics Institute, Boulder, Co, USA.

Picton, B. (2004): “Using the bodynamic shock trauma model in the everyday practice of physiotherapy” in MacNaughton, I. (ed) Connectedness, autonomy & spirit; A somatics anthology. North Atlantic Books, Berkeley, Ca.

****Reich, W. (1970): “The function of orgasm; The discovery of the orgone”, vol I. Meridian Books, World Publishing, New York; Original edition 1942.

Resneck-Sannes, H. (2002): “There really is something to be afraid of: A body-oriented

psychotherapy for the treatment of panic disorder” in Schmidt, L. en Warner, B. (eds) Panic.

Origins, insight and treatment. North Atlantic Books, Berkeley, Ca.

Robbins, R. (2002): “Body approaches to the treatment of panic” in Schmidt, L. en Warner, B. (eds) Panic. Origins, insight and treatment. North Atlantic Books, Berkeley, Ca.

Condividere questo articolo?