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Il lavoro corporeo e le impronte di memoria

leggere-ai-bambiniVorrei iniziare con un paio di aneddoti che mi riguardano. Da bambina ero una lettrice insaziabile. Troppo per le dimensioni della libreria di famiglia. Per risolvere il problema mio padre aveva fatto un abbonamento a Selezione del Reader’s Digest, la traduzione di una rivista americana che pubblicava estratti di libri e articoli di successo. Appena arrivava lo sottraevo alla lettura paterna, che in teoria aveva la precedenza, e malgrado fosse un mensile, arrivavo a malapena a 3 giorni. Poi l’avevo finito e iniziavo a rileggerlo per tutto il resto del mese. Quando andava bene rileggevo solo gli articoli che mi piacevano di più. Nei periodi di magra rileggevo tutto.

Singolarmente molti dei concetti culturali che veicolava quella rivista sono rimasti impressi dentro di me, anche se non venivano mai chiaramente esplicitati. E, in fondo, dò la responsabilità a questa rivista se la parte migliore della mia formazione professionale sono finita a farla negli Stati Uniti. Aveva lasciato in me una impronta di memoria.

Un’altra impronta di memoria riguarda il teatro. Quando ero piccola in televisione, ad orari assurdi, ma trasmettevano spettacoli teatrali. Bellissimi spettacoli teatrali. Per tenermi occupata riuscivo a strappare l’autorizzazione a vedere tutto lo spettacolo. Il resto della famiglia dormiva circa alla fine del primo atto e approfittava dell’intervallo per andare a letto.

Era il meraviglioso teatro di Eduardo de Filippo, che replicavano più e più volte. C’erano dei pezzi che conoscevo a memoria. Da allora il teatro e le storie sono una passione per me. Ascoltare è qualcosa che tuttora suscita tanto interesse da preferirlo di gran lunga al parlare. Anche questa è stata un’impronta fortissima. E, anche qui insolitamente, Napoli è stata la città del mio primo lavoro.

Il corpo e le impronte di memoria

EtretatLibraryQuesti due aneddoti riguardano il potere della ripetizione. In entrambi i casi ero in un contesto in cui l’elemento importante, rispetto all’informazione, era la ripetizione. Infatti è stata la ripetizione che ha strutturato, oltre che delle conoscenze, il gusto per quel tipo di conoscenza.

Tutti sappiamo che la ripetizione funziona. La usiamo per studiare, per allenarci, per imparare. Sottovalutiamo però quanto la ripetizione finisca per costruire un gusto e un piacere verso ciò che facciamo. Quel gusto e quel piacere sono importanti perchè forniscono la motivazione a ripetere quella stessa esperienza. E, ripetendola, ne permettono la profondità ma, soprattutto, permettono che produca un cambiamento stabile.

La ripetizione e il cambiamento

Molto spesso guardiamo alla ripetizione come a qualcosa che manca di creatività e che produce noia. Questa è una delle prospettive con cui possiamo guardare alla ripetizione. L’altra prospettiva è che la ripetizione produce un segno che indirizza il cambiamento. Il cambiamento infatti ha, necessariamente, due componenti: una componente di novità e una di continuità. Se cambiare volesse dire perdere l’elemento di continuità questo sarebbe troppo disastroso e distruttivo. Abbiamo bisogno di sentire la continuità per ragioni di identità. In questo modo strutturiamo un processo di crescita. E’ un giusto mix di continuità e novità che permette la crescita. Troppa novità spaventerebbe, troppa continuità annoierebbe. Questo è vero per tutto ma è centrale per tutto ciò che coinvolge il corpo e che include delle procedure. La memoria procedurale – ossia la memoria di come si fanno le cose – è una delle memorie più stabili che possediamo. Anche invecchiando perdiamo la memoria a breve termine, la memoria semantica, ma solo in casi gravi di deficit della memoria viene a sparire la memoria autobiografica e la memoria procedurale.

Il lupo buono

Ecco perchè faccio le classi d’esercizi e perchè faccio un post quotidiano. Per dare e darmi la possibilità di rafforzare il cambiamento e stabilizzarlo attraverso la ripetizione. Per nutrire, come dice la leggenda Cherokee, il lupo buono. In questa leggenda un saggio indiano spiega al nipote che noi abbiamo due lupi, uno buono e uno cattivo, dentro di noi. Vincerà il lupo che verrà nutrito. Tutti noi abbiamo delle buone abitudini e delle cattive abitudini. Difficile estirpare le cattive abitudini. Possiamo però far crescere le buone abitudini nutrendole quotidianamente. Questo è anche il senso della pratica quotidiana nei protocolli MBSR o mindfulness based.

La ripetizione quindi nutre il processo di cambiamento. Se la nostra storia ha lasciato una impronta di memoria, noi costruiamo un’altra impronta di memoria attraverso la ripetizione di buone abitudini.

Le impronte di memoria e la relazione

bambina

Quello che ci accade non viene mai memorizzato isolatamente. Se ci riflettiamo la memoria è formata da moltissimi dati ambientali che hanno la funzione di disegnare il contesto relazionale e affettivo, la rete emotiva, nella quale collocare l’esperienza. Per questa ragione sarà più difficile prendere una buona abitudine da soli, più leggero e divertente prenderla in un contesto relazionale. Se questo contesto relazionale è positivo l’impronta sarà più solida e strutturata.

 

 

L’acqua è insegnata dalla sete

La gioia dal dolore

La terra dagli oceani disegnata.

La pace dai racconti di battaglie.

L’amore da un’impronta di memoria.

Gli uccelli dalla neve. Emily Dickinson

Il potere dell’apprendimento

In fondo l’impronta di memoria di cui stiamo parlando altro non è che il processo di apprendimento di abitudini virtuose che ci permettano di de-potenziare i circoli viziosi nei quali ci troviamo spesso incastrati. Impariamo così nuove strategie attraverso 1)la ripetizione; 2) un contesto relazionale affettivamente positivo; 3) attraverso l’elaborazione individuale. Quest’ultimo elemento – quello della elaborazione individuale – è il passaggio conclusivo, quello che permette di consolidare l’apprendimento e di farlo proprio. E’ un passaggio delicato perché corrisponde alla nascita dell’autonomia e richiede una lunga fase di transizione. Quando abbiamo imparato a camminare, per tanto tempo abbiamo fatto le prove appoggiati ad un sostegno. Quando abbiamo imparato ad allontanarci, per tanto tempo abbiamo tenuto d’occhio nostra madre, per poter correre da lei a fare rifornimento affettivo in caso di necessità.

I file audio e gli oggetti transizionali

altalena_21I file audio che trovate sul sito sono, in fondo, degli oggetti transizionali. Da usare per consolidare le vostre impronte di memoria, quando ancora siete nella fase dell’apprendimento, da usare nella delicata transizione verso l’autonomia, da condividere con le persone care per far loro assaggiare il gusto di ciò che amate.

Per tutte queste ragioni ho creato una nuova pagina audio con i file di alcuni esercizi. Non possono sostituire il lavoro che si costruisce insieme nei cicli di classi o nei protocolli. Nè la necessità – periodica – di avere dei “ripassi” dell’esperienza fatta. Non possiamo pretendere che una sola esperienza ci permetta sempre di essere pronti per il passaggio all’autonomia. Ma sono un sostegno per l’apprendimento, un oggetto transizionale nei momenti di difficoltà o nel lungo percorso verso l’autonomia. E infine un atto di generosità e gratitudine. Perché la vita e le persone che ho incontrato mi hanno insegnato molto.

a cura di Nicoletta Cinotti

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