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Il potere delle parole: naming is taming

Nella mindfulness esiste una efficace pratica informale che consiste nella notazione mentale.

Scorrono i nostri pensieri (I magnifici cinque pdf esemplificativo) e invece che rimanere avvolti dal loro contenuto e trascinati dalla catena associativa che producono iniziamo a nominarli per categorie. Pratichiamo la meditazione camminata e per rimanere ancorati all’esperienza in corso, nominiamo il passo che stiamo facendo o la frazione del movimento (Alzo, avanzo, appoggio, sposto) che stiamo facendo e così via.

Come mai questa pratica è così importante?

Naming is taming

In inglese esiste un detto “naming is taming”: significa che quando nominiamo qualcosa lo addomestichiamo. In effetti spesso la nostra difficoltà a nominare una esperienza nasce proprio da una difficoltà a comprenderla e quindi ad esprimerla. La sentiamo ma ci rimane estranea e questa estraneità ci lascia inquieti. Definire con più chiarezza percettiva ciò che proviamo, “trovargli un nome”, spesso non è affatto un’operazione mentale: è un processo di esplorazione che – una volta giunto a compimento – ci fa sentire molto più sereni. Aver dato nome a ciò che proviamo contribuisce a ridurre l’ansia che ci suscita.
(Emerge un  ricordo dell’infanzia: la mia maestra delle elementari che mi diceva “Non bisogna usare il sostantivo cosa più volte: bisogna specificare di cosa si parla!)

Possiamo addirittura arrivare a dire che la notazione – intesa appunto come dare nome a ciò che proviamo – è uno degli aspetti più significativi sia della pratica formale che della pratica informale di mindfulness.

Un modo per farlo è, per l’appunto, nominare l’esperienza in corso. E poiché la nostra voce ha un tono anche quando è solo interna, la notazione ci fornisce una informazione in più: permette di comprendere qual è l’emozione associata a questa notazione. Possiamo così accorgerci che siamo impazienti, irritati, frustrati, annoiati, proprio come ci accorgeremmo di queste stesse qualità nella voce di qualcuno che ci parla.

La neutralità della notazione?

La presenza di emozioni, valori e aspettative è una caratteristica umana. Credo che sia impossibile pensare di non avere preferenze e di non avere alcuni aspetti con i quali ci identifichiamo più fortemente. Nello stesso tempo questa mancanza di neutralità può essere molto problematica per la nostra vita perché rischia di farci propendere sempre verso uno stesso tipo di soluzioni, ci porta ad avere “una mente a binario unico”.

Uno degli aspetti più importanti della mindfulness è proprio quello di permettere, attraverso l’esplorazione, una posizione di riconoscimento dell’esperienza in corso che ne favorisce la dis-identificazione: un altro dei vantaggi della notazione mentale. Ci arriviamo proprio attraverso l’esplorazione delle caratteristiche energetiche dell’esperienza in corso. Più siamo consapevoli – e quindi in grado di riconoscere e nominare – delle emozioni, sensazioni, e aspetti energetici più possiamo favorire il processo di dis-identificazione insito nell’esplorazione dell’esperienza. (Mindfulness e mediazione dei conflitti pdf.english)

L’inquiring ovvero un uso diverso delle parole

Il potere delle paroleNei protocolli mindfulness anche l’esplorazione verbale che viene fatta ha delle caratteristiche diverse dall’indagine psicologica classica. E’ una forma di inquiring – investigazione – che nasce dall’essere completamente assorbiti dall’esperienza in corso per esprimerla nelle sue caratteristiche salienti. Non c’è una interpretazione di ciò che accade: è piuttosto una immersione in cui viene descritta la sensazione fisica con le sue caratteristiche, energetiche, di localizzazione, di variabilità, le emozioni associate alle sensazioni fisiche e gli eventuali processi di pensiero. In  questo modo si facilità la ricostruzione di come, a partire dal corpo, si formano pensieri e concetti.

Le parole sono una funzione della coscienza

In modo antesignano Lowen aveva colto ed esplorato la profonda connessione che c’è tra il corpo e le parole

La storia viva di una persona è registrata nel corpo ma la storia cosciente lo è nelle parole. Se manca la memoria delle esperienze mancano anche le parole per descriverle. Alexander Lowen

L’affettività e il vissuto sono ciò che rende le nostre parole vive. Se sono staccate dalla nostra esperienza affettiva possono essere delle astrazioni. Ma il fatto di nominarle più volte ha, in bioenergetica, il potere di farle diventare oggettivamente reali nella coscienza. In questo caso, come dice Lowen, evocano i sentimenti e diventano sostituti adeguati dell’azione.

Attraverso le parole giuste vediamo e conosciamo noi stessi e di conseguenza possiamo esprimerci appieno. L’impiego delle parole giuste è una funzione energetica perché è una funzione della coscienza. E’ la consapevolezza dell’esatta corrispondenza tra una parola (o una frase) e una sensazione, fra un’idea e un sentimento. Quando le parole sono connesse o combaciano con le sensazioni, il flusso energetico che ne risulta fa aumentare lo stato d’eccitazione della mente e del corpo elevando il livello di coscienza e migliorando la messa a fuoco. Alexander Lowen

Spostare l’attenzione dal contenuto al processo

Tutta la notazione mentale o noting ha essenzialmente uno scopo: quello di spostare l’attenzione dal contenuto dell’esperienza al processo che avviene mentre lo sperimentiamo. Questo spostamento permette una maggiore consapevolezza della continua mutevolezza delle cose: ci restituisce una visione viva di quanto siamo soggetti al cambiamento. Le nostre storie sull’argomento possono sempre essere uguali, le nostre percezioni invece mutano e svaniscono in una continua trasformazione.

Piccoli esercizi di Noting

Oltre alla notazione dei pensieri (I magnifici cinque) ci sono altri semplici esercizi di notazione che possono essere fatti come pratica informale, oltre che come pratica formale – ossia durante le meditazioni di consapevolezza.

Contare i pensieri: possiamo contare i nostri pensieri mentre facciamo un’attività come lavare i piatti, guidare, fare la doccia. Momenti in cui non abbiamo un oggetto specifico di attenzione e stiamo facendo una attività abituale: momenti in cui il flusso dei pensieri può diventare invadente

Nominare le azioni: Spesso passiamo molto tempo a cercare le chiavi il telefono, l’agenda. Se quando li appoggiamo facciamo una notazione mentale di dove li abbiamo messi sarà utile per essere presenti e utile per ritrovarli!

Noting emotivo: Una buona attività è anche quella di fare la notazione delle emozioni che abbiamo nel momento in cui incontriamo qualcuno e nel momento in cui lo salutiamo.

Il noting e il radicamento

naming is tamingTutte queste attività non hanno altro scopo che offrirci un radicamento nel presente: portiamo l’attenzione a ciò che facciamo e, in questo modo, ci radichiamo nel momento che stiamo vivendo. Non solo con il corpo ma anche con la mente: diamo del buon cibo e una buona attività al costante bisogno di movimento dei nostri processi mentali!

Bibliografia

Ciò che intrapresero lo trasmisero avanti: ogni cosa sta appesa come una goccia di rugiada ad un filo d’erba. W.B. Yeats

Alexander Lowen; Bioenergetica

Barbara Gates , Wes Nisker (a cura di);The best of inquiring mind

© Nicoletta Cinotti 2015

Foto di ©F L I R S T – Palk Cla e ©Marci’s

 

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