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IL PROGRAMMA Mindfulness Self Compassion

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Quando ho iniziato ad occuparmi di questo argomento la spinta è stata il riconoscimento di un’intima contraddizione legata al cambiamento. Certamente tutti noi abbiamo bisogno di crescere e, crescendo, cambiamo. Nello stesso tempo potevo osservare, per gli altri come per me, che l’idea di cambiamento e miglioramento implicava una implicita accezione negativa:in me c’è qualcosa di sbagliato. Quest’idea di “qualcosa di sbagliato in noi” è molto radicata: trova la sua radice nei rimproveri dei nostri genitori, nei programmi di modificazione degli stili di vita, nella promozione della salute e, a volte, anche nella psicoterapia.

Lo spazio di una contraddizione

Apre lo spazio di una contraddizione: il cambiamento può avvenire solo se c’è la riduzione della scissione tra il nostro Sè reale e la nostra immagine di noi, eppure se interveniamo per cambiare qualcosa partiamo proprio dal riconoscimento che c’è una distanza tra Sè reale e immagine di Sè.
Lavorare con il corpo, radicandoci nella realtà del nostro fluire, e lavorare sulla self compassion, sulla compassione verso se stessi, ha questo scopo: riconoscere l’apparente contraddizione che viviamo e provare a sanarla dentro di noi. In questo modo il percorso di Mindfulness Self Compassion diventa una cura per il narcisismo e il perfezionismo. Due aspetti che trasformano in tormento il desiderio di cambiare. Due elementi che, se non riconosciuti e compresi, aumentano il disagio con cui affrontiamo la difficoltà della nostra vita.

Fare errori è un fatto della vita

Fare errori è un fatto della vita. tutti noi li facciamo. E’ un fatto della vita perchè non possiamo imparare senza sbagliare. Quando abbiamo imparato a camminare, andare in bicicletta, scrivere o leggere, nuotare o cucinare, l’abbiamo fatto grazie ai nostri errori che ci hanno permesso di aggiustare il tiro. Se desideriamo evitare l’errore rischiamo di bloccare i processi di apprendimento: non possiamo rischiare l’apertura ma soprattutto non possiamo rischiare la dolorosa sensazione di vergogna, quando non è proprio umiliazione, che associamo all’errore e che è una delle ragioni per cui iniziamo a giudicarci. Ci giudichiamo perchè non vorremmo riprovare quel dolore bruciante, misto di imbarazzo e delusione, vergogna e paura, che si accompagna all’errore. Per evitarlo, iniziamo il rimprovero: una specie di rinforzo negativo e una specie di ripetizione di quello che facevano i nostri genitori. Avere compassione verso se stessi significa valorizzare il potenziale di apprendimento dei nostri errori, significa proteggerci, anzichè attraverso la chiusura, attraverso la consapevolezza.

Uno sguardo comprensivo

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Una delle ragioni per cui la compassione verso se stessi può sembrare inadeguata è che siamo cresciuti con l’idea che le difficoltà vadano sopportate e affrontate senza lamentarsi. Ma le difficoltà che incontriamo nel percorso di compassione verso se stessi non sono tanto le difficoltà che riguardano la vita quotidiana – difficoltà per le quali ci aspettiamo la compassione e comprensione degli altri – quanto quelle che nascono dal giudizio impietoso che abbiamo nei confronti della nostra intima natura, nei confronti dei nostri errori e difetti personali. Queste difficoltà sono quelle che rimangono silenziosamente nascoste, mai mostrate agli altri, mai condivise. Spesso sono un doloroso segreto:malgrado tutta la nostra attenzione, impegno e dedizione non siamo felici. Non siamo felici, non tanto o non solo per le difficoltà della nostra vita, quanto per l’assenza di questo sguardo comprensivo verso se stessi.

Aprire il varco

Aprire un varco nella selva di questi giudizi verso di noi è qualcosa di simile ad un viaggio di scoperta. E’ scoperta perchè camminiamo in una parte di noi che teniamo segreta e che nasconde i nostri segreti: quegli “errori” che non abbiamo mai mostrato agli altri e che, a volte, abbiamo tenacemente negato anche a noi stessi. Per farlo dobiamo compiere due azioni interiori:il riconoscimento della sofferenza o difficoltà e il desiderio di alleviarla. In questo spazio, in questo varco, sta l’inizio e il fine del nostro viaggio.

 

a cura di ©Nicoletta Cinotti

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