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Ci sono momenti in cui procedo con una qualità dimezzata di presenza. Faccio una cosa, ne penso un’altra. A volte succede perché il compito che sto portando avanti è molto semplice e ripetitivo. A volte perché mi annoio e mi sembra così di distrarmi e rendere più leggero quello che faccio.

Non sono la sola a conoscere questa qualità dimezzata di presenza e non è neanche una novità dei tempi moderni. Diventiamo come il cavaliere inesistente di Calvino: combattiamo per dovere la battaglia del quotidiano senza esserne davvero appassionati.

Perché sentire comporta un rischio. O forse molti rischi. Il rischio della vulnerabilità, il rischio dell’imprevedibilità, il rischio della novità che cerchiamo e temiamo insieme.

La qualità dimezzata di presenza però è come un vivere a metà. Anche le cose migliori perdono gusto e sapore. Per uscire da questa trance che ci isola dal sentire abbiamo bisogno di tornare al corpo e al respiro, al momento presente ma, soprattutto, abbiamo bisogno di tornare alla vastità e all’apertura del nostro cuore. È quello che dimezziamo quando siamo con il pilota automatico, quando diventiamo il cavaliere inesistente. Dimezzando l’attenzione dimezziamo il cuore che mettiamo nel fare le cose. E l’altra metà del cuore – quella disoccupata – non è libera. È disorientata. Non sa chi amare e a cosa volgere il suo sguardo. La sua passione, la sua vitalità.

Matto forse non lo si può dire: è soltanto uno che c’è ma non sa d’esserci. Italo Calvino

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale Foto di © *Be@te*

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