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Il ruggito del leone e le difficoltà di questi tempi

Lion’s roar – il ruggito del leone, è una rivista di studi buddisti. Si chiama così perché, nella tradizione, il ruggito del Leone è l’annuncio del Buddha. Il numero di questa settimana è dedicato all’analisi dei tempi difficili che ci troviamo ad affrontare. Tempi in cui terrorismo, stragi, aggressioni sono nell’aria e ci chiedono di trovare un senso a quello che sta accadendo. Forse, in alcuni casi, trovare un senso può essere troppo ma, almeno, di fare pace con le emozioni che ci suscitano e che spesso alimentano l’odio e l’intolleranza.

Compassione e saggezza

Se guardiamo a tutta la nostra cultura, al di là e oltre le diverse fedi religiose, possiamo trovare esempi di saggezza e compassione. Non sono le diverse religioni che alimentano l’odio ma il modo in cui queste religioni possono intendere il loro credo – dice il venerabile Khandro Rinpoche su Lion’s Roar. È la nostra tendenza a basarci sulle preferenze personali che costruisce barriere che ci limitano e ci isolano gli uni dagli altri.

Secondo Khandro Rinpoche non permettiamo l’apertura tra essere umani e lo sviluppo di un senso di interconnessione, essenzialmente per due ragioni: per la speranza e la paura. Tutti vogliamo la felicità e vogliamo evitare il dolore e questo finisce per diventare una motivazione egoistica che tende a isolarci e a farci mettere sulla difensiva. Ma se accettiamo questa condizione senza agirla – esplorandola con interesse e curiosità – possiamo lavorare con la radice di questi problemi senza rinunciare alla felicità.

La saggezza è innata

La saggezza è innata: è una delle nostre componenti fondamentali. È la qualità del nostro coinvolgimento con l’esterno e la nostra distrazione che velano la nostra saggezza e ci impediscono di osservarla. Di connetterci con questo aspetto della nostra interiorità prima di agire. La meditazione si colloca qui: nel ristabilire il contatto con le nostre qualità originarie, velate dal flusso dei pensieri, Qui si colloca lo spazio della scelta e le scelte che nascono da questo livello sono portatrici di serenità.

Collegare la saggezza alla generosità e alla compassione

generositàAnche generosità e compassione sono – come la saggezza – qualità originarie. Spesso le agiamo però senza saggezza. Senza una connessione tra tutte le qualità di base della nostra mente originaria. Così possiamo andare nel mondo convinti delle nostre idee e agendo in conformità con queste idee senza che ci sia davvero una visione integrata tra un aspetto e l’altro. La generosità può trasformarci in fanatici idealisti, la compassione può condurci ad una abnegazione eccessiva, così come la saggezza – da sola – può farci credere che le nostre idee siano giuste, mentre invece sono auto-referenziali. Questa condizione – prosegue Khadro Rinpoche, è frutto della nostra ignoranza. Nessuna qualità, da sola, è libera da tentazioni egoistiche, da divisione e da aspetti antisociali.

Possiamo asserire che quello che pensiamo è corretta saggezza o corretta compassione o corretta generosità. Anche nelle meditazioni più intense possiamo mantenere le stesse opinioni e usare la scusa che sono per il beneficio di tutti gli esseri. La lotta senza fine con il Sé crea sempre gli stessi problemi.

Training the self

Per realizzare veramente le nostre qualità originarie è necessario educare il nostro sé, quello che Khandro Rinpoche chiama training the self.

Perché l’ignoranza non è qualcosa che viene dall’esterno, è, piuttosto, una proiezione del Sè all’esterno. È il Sè che crea stati illusori e una volta che l’illusione è creata noi la vediamo come stabile e solida, quasi come se fosse un oggetto tangibile.

L’educazione del sé che facciamo tramite la meditazione prevede tre passi:

  • comprendere come creiamo una illusione
  • lasciar andare il nostro attaccamento a questa illusione
  • liberarsi dalle proprie aspettative e dall’alternanza di speranza e paura.

L’interconnessione

Ogni oggetto della nostra casa, ogni boccone del cibo che mangiamo, ogni stoffa che indossiamo, tutto, nella nostra vita, rivela la nostra interconnessione. Per quanto possiamo ritenere che ci appartengano e che li abbiamo guadagnati attraverso il nostro lavoro e i nostri sforzi, la verità è che dichiarano la nostra connessione con tutti gli esseri.

Facciamo un esempio: magari fai volontariato in un hospice e trovi che ci siano delle restrizioni al tuo operato che sono sbagliate. Lotti contro il sistema fino a sfinirti. E concludi che la compassione è troppo per te. Non è la compassione che è troppo. È trasformarla in una lotta che rappresenta la tua identità personale che è troppo!

Questa consapevolezza dell’interdipendenza conduce ad un senso più grande di responsabilità e ci permette di lasciar andare il nostro attaccamento. A quel punto compassione significherà lasciare andare un senso dell’identità basata su un sé limitato e andare al di là dell’identità che viviamo ogni giorno. Compassione significherà essere come l’aria, come il sole, come il vento. Come l’aria che prende la forma della stanza in cui ci troviamo. Senza rivendicare la proprietà della stanza né del nostro respiro.

Applicare la saggezza alla compassione

Per applicare la saggezza alla compassione è necessario sapere quanta solidità stiamo portando alla specifica situazione perché se ci relazioniamo a partire da come pensiamo che le cose dovrebbero essere, prima o poi la frustrazione prenderà il sopravvento.

Se vogliamo generare compassione autentica è necessario lavorare con le nostre emozioni, per scoprire che, se una situazione è sopraffacente, vuol dire che, a qualche livello abbiamo solidificato le nostre aspettative. Senza saggezza la compassione non basta. Con la saggezza non vediamo solo una ragione o solo uno scopo ma vediamo la connessione tra diverse ragioni e scopi.

Il mondo è pieno di persone

Il mantra: la voce come strumento di guarigioneIl mondo è pieno di persone: difficile che ci sia una singola cosa che va bene a tutti. Se guardiamo le diverse religioni – islamismo, ebraismo, cristianesimo, induismo – o le diverse filosofie come il Buddismo, vediamo che tutte nascono dalla compassione ma non tutte credono nelle stesse cose. E anche quando fanno riferimento alle stesse cose usano termini diversi. La saggezza ci insegna che queste differenze non sono buone ragioni per tirarci indietro ma sono occasioni per esercitare la compassione con ancora più forza e motivazione.

La vera saggezza è lasciar andare la fissazione su ciò che è giusto per vedere con chiarezza ciò che è importante. La saggezza è l’apertura che ci permette di vedere quello che è essenziale e che è veramente di beneficio per tutti. E quando incontriamo ostacoli o difficoltà possiamo usarli per sviluppare più ispirazione. È perché diamo valore alla gentilezza e alla cura che abbiamo il coraggio di superare gli ostacoli. La saggezza è la capacità di usare gli ostacoli in questo modo. Altrimenti la saggezza diventa una specie di pezzo da museo che raccoglie, filosofie, logica e insegnamenti proprio come le persone raccolgono pezzi d’antiquariato. Khandro Rinpoche

L’effetto che queste parole hanno avuto su di me è stato profondo. Non coprono il dolore per le vittime di Nizza, Dhakha, Andria, per la morte di Emmanuel Chidi Namdi, per i morti sconosciuti del mediterraneo. Non coprono il dolore dei familiari. Non copre nulla ma rivela un modo, diverso, di essere presenti.

La saggezza di tutte le diverse tradizioni deve essere nutrita non solo conservata. Affinata, compresa, sviluppata. Ognuno deve sviluppare quell’assenza di paura che nasce quando la saggezza trasforma la nostra ignoranza. Per funzionare insieme compassione e saggezza hanno bisogno della tolleranza, della pazienza e di una certa abilità che possiamo coltivare il questo training of self, ricordando che, la migliore saggezza è quella che siamo disponibili ad applicare per noi stessi.

© Nicoletta Cinotti 2016

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