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Il teorema della forza è un teorema semplice. Basta moltiplicare le nostre difese per 100 e dividerle per il numero di anni. Già nella divisione però iniziano i problemi. Ci accorgiamo subito che, crescendo gli anni, il valore finale rischia di essere minore. Allora risolviamo aumentando le difese.

Anche le difese però non sono senza problemi: più aumentano e meno siamo aperti e vitali. Insomma il teorema della forza ci porta, in maniera lenta, graduale e impercettibile, allo stallo della maturità. Quella fase tra i 40 e i 50 – anno più anno meno – in cui inizi a fare i conti. Fino a quel momento hai giocato senza tirare le somme. Poi inizi a farlo perché ti rendi conto che il tempo è un patrimonio limitato, ti domandi se sei felice e se tutta la fatica che fai vale davvero la pena. Provi allora a cambiare qualcosa: casa, compagno/a, lavoro, obiettivi, peso (sulla statura non siamo ancora riusciti ma ci stiamo attrezzando). Lì per lì ottieni un certo sollievo e ti sembra di aver trovato la soluzione ma dopo un po’ il teorema della forza torna a far sentire il suo peso. Molto specifico: è la paura di perdere quella che sta dietro al teorema della forza. E paradossalmente arriva più forte proprio dopo un traguardo importante. Il terzo figlio, il successo di una iniziativa, la crescita di un progetto.

Il punto è che le cose non stanno in una equazione semplice come il teorema della forza. E noi non siamo, per quanto ci sforziamo di esserlo, una struttura stabile. Siamo una struttura che si rinnova ogni giorno, grazie alle persone che incontriamo, grazie alle esperienze che facciamo. E le esperienze, malgrado il nostro controllo, sono imprevedibili. Il teorema della vita è, piuttosto, apertura moltiplicata incertezza, diviso la quota di compassione. Per essere vivi abbiamo bisogno di essere aperti e di imparare a stare in quell’incertezza che è inevitabile compagna della crescita. I momenti di incertezza sono quei momenti in cui possiamo fermarci, praticare pausa e osservare il processo dentro il quale ci troviamo. Non siamo noi che guidiamo il fiume. È la corrente che lo trasporta verso il mare.

La mia vita non è una apologia ma una vita. Non è uno spettacolo ma ha valore in se stessa. Anche se questo può sembrare di qualità più bassa lo preferisco per quella genuinità e uguaglianza che la rendono scintillante e instabile. Ralph Waldo Emerson in Destinazione mindfulness 56 giorni per la felicità. Nuova edizione

Pratica di mindfulness: Praticare pausa

© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale  Foto di ©Guarda Nuvole

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