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Il viso e il secondo blocco

Di tutte le parti del corpo nessuna è più direttamente espressiva del viso, caratterizzato dalle emozioni e dalla loro variabilità, siamo abituati a considerare un viso poco mobile come un segnale di scarso interesse relazionale. E in ogni caso spesso è la prima parte del corpo che incontriamo e che usiamo come elemento distintivo.

Il viso e le emozioni primitive

In effetti il viso spesso mostra i segni delle emozioni più ricorrenti: una bocca serrata può esprimere tristezza, uno sguardo indiretto sospettosità, anche se in quel momento la persona non sta provando proprio quell’emozione tendiamo ad attribuirgli in maniera più stabile quella caratteristica, tanto da farla diventare un tratto distintivo.

In alcuni casi l’espressione rimane così congelata che può quasi diventare una maschera o una caricatura.

Quando cerchiamo di comprendere una espressione facciale ci sono alcune domande utili che possiamo farci: é una faccia espressiva o vuota? E’ simmetrica o asimmetrica? La pelle è viva o pallida? Il colorito che cosa ci dice delle emozioni presenti?

Il blocco orale

In un articolo precedente ci siamo occupati del blocco oculare che riveste un’importanza centrale nell’espressività del viso. Spesso però c’è una frammentazione tra l’espressione degli occhi e quella della bocca proprio perché appartengono a due diversi aspetti funzionali. Nel blocco orale ci occupiamo delle tensioni della mascella, bocca, labbra, mento. Le posizioni della mascella esprimono le spinte autoaffermative della personalità, sia nel versante costruttivo che aggressivo.

Spesso lo scioglimento delle tensioni di questa zona permette l’emergere di sentimenti opposti di rabbia o tristezza. Ed è complementare alla posizione del bacino, proprio per la struttura della colonna vertebrale nella quale la curva cervicale e la curva lombo sacrale sono omologhe. Molto spesso il blocco della mascella è associato al blocco del bacino.

Una mascella eccessivamente sviluppata

blocco oraleUna mascella eccessivamente sviluppata si accompagna ad un eccessivo controllo della carica emotiva. Infatti le mascelle possono stringersi continuamente, portando quindi ad una carica sempre crescente, che, quando viene meno lo scarico dell’espressione emotiva, si trasforma in un eccessivo sviluppo muscolare. Questa energia trattenuta non trova una via di uscita e quindi diventa un’azione proiettiva verso l’esterno che può variare da un comportamento intraprendente ad un comportamento sfidante. Tuttavia queste azioni dirette verso l’esterno non possono liberare tutte le energie trattenute e, anzi, l’aspetto aggressivo della loro espressione aumenta la carica e alimenta un circolo vizioso. E’ necessario, perché aumenti il senso di liberazione e di scarica, permettere l’espressione delle emozioni trattenute, anziché passare ad azioni che sono motivate dalla sensazione di grande carica ed energia.

Una mascella sottosviluppata

Una mascella debole è associata ad una difficoltà nell’affermazione di sé, una difficoltà ad esprimere le proprie richieste e i propri legittimi bisogni. Una incapacità di prendere ciò che, peraltro, si vuole, alimentando una sensazione di impotenza o incapacità. Spesso questo elemento di scarsa carica è rafforzato da una mancanza di radicamento a terra e quindi l’azione, oltre che non avere sufficiente energia, non ha nemmeno sufficiente radicamento nella realtà.

La bocca e le labbra

blocco oraleLa bocca e le labbra sono i primi elementi di contatto con la madre. Connessi alla suzione sono elementi importanti di gratificazione sia nella relazione con la madre che nel rapporto con il cibo. Per questa ragione è una parte del corpo estremamente sensibile alla frustrazione. Quando alla frustrazione dei bisogni orali di contatto e alimentazione si aggiunge una intimazione da parte dei genitori, al silenzio, la frustrazione si trasforma in insicurezza rispetto al proprio comportamento. Questa limitazione spesso prende la forma di una difficoltà a passare dalla dipendenza all’indipendenza e si esprime con il dubbio rispetto alle proprie risorse reali.

Sentirsi stonati

Molto spesso le tensioni legate al blocco orale maturano verso la sensazione di sentirsi “stonati”, non appropriati alle diverse situazioni. Possono anche accompagnarsi a difficoltà comunicative che rendono il parlare “rumoroso” o troppo “sottotono”.  In questi casi l’insicurezza viene compensata con una tendenza ad idealizzare, alimentata a volte da idee grandiose, altre volte da posizioni dogmatiche. Non sapendo come agire per ottenere ciò che desiderano, l’idealizzazione offre il riferimento di cosa sarebbe giusto che accadesse. E può dare così l’avvio per uno dei modi tipici di espressione dell’aggressività nei caratteri orali passivi: il lamento.

Occhi o bocca?

Una specie di dolcezza splendeva sorridente in quegli occhi crudeli azzurro-chiari e su quella bocca vigorosa, rossa, dalla piega amara. Paul Verlaine parlando di Artur Rimbaud

Nell’osservare il viso a questo punto dovremmo domandarci se l’espressione è determinata dagli occhi o dalla bocca. Questo può permettere di comprendere se prevalgono gli elementi di oralità o se le due aree sono ben integrate nell’espressione emotiva.

Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l’alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.Pablo Neruda

Qualche esempio

Se è vero che in bioenergetica il primo punto è portare la persona ad essere consapevole delle proprie tensioni, è vero che per il clinico, una mappa esemplificativa può essere utile. Parleremo quindi di blocco orale in tutte quelle situazioni in cui ci sono disturbi nell’alimentazione, sia in eccesso che in difetto così come quelle persone che fanno un uso intenso di caramelle, snack e che hanno, in una parola, bisogno di avere la bocca sempre in movimento. Sia che si tratti di cibo che di parlare, che di fumare.

Anche i tratti di eccessiva dipendenza rimandano all’oralità: una fase in cui il bambino è inizialmente dipendente ma diretto verso una maggiore autonomia. Lasciare la libertà alle azioni di indipendenza è un elemento importante per comprendere la relazione madre – padre – bambino: abbiamo bisogno di sentirci liberi così come di agire atti di ritorno, di dipendenza. La negazione di uno di questi due estremi esprime spesso una paura dei propri bisogni.

Quando la fluttuazione tra dipendenza e indipendenza è ostacolata, a favore di uno dei due estremi, il comportamento che ne risulta è un brusco passare da una eccessiva dipendenza ad una eccessiva indipendenza prestando sempre una attenzione esagerata all’avere delle “condizioni di sicurezza” ambientali.

Tenerezza, controllo, affetto

le-parole-di-lowen-versione-riveduta-13-638Durante i primi stadi di sviluppo, il contatto fisico diventa una espressione di tenerezza e una risposta alla richiesta di affetto, in mancanza dei quali il bambino può trovare un grande senso di vuoto interiore. Ecco perché anche la sensazione di vuoto, o la difficoltà a dare e/o ricevere contatto e tenerezza, parlano di una difficoltà di tipo orale che può portare a forme di ipercompensazione sessuale o di inibizione affettiva.

Se la tendenza alla chiusura diventa predominante ci saranno aspetti molto delineati di aggrappamento e trattenimento sia fisico che emotivo, con comportamenti di eccessivo attaccamento alle cose o alle persone. Diventa difficile permettere una fine naturale: i saluti vengono prolungati, le relazioni continuate oltre il necessario, gli oggetti usati e conservati al di là dell’utilità.

Se invece prevalgono gli aspetti di estroversione avremo, all’opposto, comportamenti molto seduttivi e dipendenti dalle situazioni piacevoli. Possono essere persone capaci ma che rinunciano alla loro crescita pur di garantirsi una situazione di piacevolezza e comodità. Che scelgono le loro attività in base al piacere che ne possono ricavare, finendo così per rimanere fortemente limitati nella qualità delle loro esperienze.

Non posso che concludere con le parole di Lowen: i nostri blocchi non sono armature che ci proteggono le-parole-di-lowen-versione-riveduta-15-638davvero. Sono catene che imprigionano dentro di noi il dolore dal quale vorremmo liberarci.

© Nicoletta Cinotti 2017

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La parole di Lowen oppure La lettura del corpo in bioenergetica

con questo articolo I blocchi energetici e il linguaggio del corpo o con questo video “Il linguaggio del corpo e i blocchi energetici”.

Libri

Alexander Lowen, Bioenergetica

Wilhelm Reich, L’analisi del carattere

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Foto di ©Gatto Mimmo, ©.unsuono. ©monyart

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