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Nell’intimità delle nostre relazioni sperimentiamo molte forme di distanza. A volte si tratta di una distanza fisica – siamo lontani – a volte si tratta di una distanza emotiva – abbiamo prospettive diverse – ma la distanza non è pericolosa fino a che non diventa distacco.

Quando la distanza diventa distacco vuol dire che quel misterioso filo, quel misterioso legame che ci unisce – e che io immagino proprio come il filo di un gomitolo – si è rotto o è diventato troppo sottile. In quello spazio creato dal distacco possono entrare molte persone, possono entrare diverse emozioni. Emozioni che per una relazione affettiva sono difficili da tollerare. In quel distacco le caratteristiche dell’altro diventano difetti. Quello che prima accoglievamo, diventa irritante e così tutto è più freddo e anaffettivo. Le relazioni non tollerano il distacco: possono sostenere la distanza ma non il distacco. E, con il tempo, anche una distanza prolungata può diventare un distacco.

Poi ci sono quelle relazioni in cui, malgrado i giorni, gli anni che ci separano, ritrovarsi insieme è sempre facile. Quegli amici che, anche a distanza di anni, è come se li avessi appena salutati. Perché niente ha reso sottile il filo che ci univa.

Anche con noi stessi possiamo coltivare distanza o distacco. A volte abbiamo bisogno di prendere distanza da certe emozioni per non farci trascinare ma non possiamo davvero pensare di diventare distaccati da noi stessi senza che questo abbia conseguenze. Quando siamo distaccati da quello che ci accade perdiamo la capacità di provare compassione per noi. Perdiamo la capacità di sentire e di sentirci. Entriamo in quella famigerata modalità da pilota automatico innescato che ci permette – forse – grandi performance e offre bassa soddisfazione. Il distacco si riconosce facilmente perché tutto perde sapore e anche le esperienze più belle sembrano un po’ sintetiche e innaturali. Siamo efficienti e, nello stesso tempo, incapaci di gustare il piacere della vita.

Il cuore ti deve dire cosa fare e la testa, allora, ti mostrerà il modo migliore per farla (non viceversa). Alexander Lowen

Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume

© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale   

Foto di ©Clickchef

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