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La differenza tra reagire e rispondere

Sappiamo tutti che siamo continuamente esposti a tensioni, pressioni e difficoltà. Possiamo cercare di muoverci con saggezza ma non evitare l’incontro con la difficoltà. La vera differenza sta nella qualità della nostra risposta.

I nostri modelli abituali di risposta, nelle situazioni di difficoltà, possono spingerci a reagire impulsivamente, attivando in modo inconsapevole, risposte difensive basate su una valutazione troppo rapida della situazione e sui meccanismi di attacco, fuga o congelamento che sono modalità fisiologiche di risposta allo stress.

Le risposte avversative e le modalità reattive di risposta

le impronte e le offeseIn situazioni di pericolo abbiamo bisogno di poter contare su un repertorio veloce e consolidato di risposta. Questo repertorio si basa su una intensa reazione avversativa che ha lo scopo di farci allontanare dal pericolo il più rapidamente possibile. Se subiamo ripetute situazioni di pericolo – o se abbiamo una soglia di paura molto alta – le situazioni che possono scatenare intese reazioni avversative aumentano moltissimo. Entriamo in un circuito di risposte avversative che tende ad aumentare in maniera incrementale la nostra soglia di paura e, quindi, la nostra reattività. Questo circolo vizioso reattivo si struttura in modo abbastanza silenzioso: ogni volta che un’emozione ha un’alta carica, scatta un segnale di pericolo poco consapevole e si attiva una delle tre reazioni citate sopra. Il punto è che queste modalità reattive, essendo primitive, sono poco costruttive. Sono nate per un ristretto numero di situazioni mentre la paura, o la rabbia, ampliano le condizioni di utilizzo dei meccanismi automatici di risposta.

Il contagio da stress

rispondere o reagireChiunque abbia passato un pò di tempo in una nursery sa cosa succede quando un bambino inizia a piangere: se il pianto si prolunga, altri bambini iniziano a piangere e nel giro di 15 minuti tutta la nursery può diventare un coro di pianti. Anche da adulti siamo vulnerabili al contagio emotivo. Se viviamo in un ambiente in cui ci sono molte persone reattive – ossia persone che utilizzano modalità automatiche di risposta allo stress – è molto facile che questa modalità ci “contagi”, perché diventiamo vulnerabili all’iperattivazione emotiva delle altre persone. In questi casi non possiamo che fare quello che faremmo in una nursery: la prima cosa è calmarsi. Uno degli strumenti più efficaci, in queste situazioni, è la consapevolezza del respiro. Riportare l’attenzione intenzionale al respiro, infatti, attiva il ramo parasimpatico del sistema nervoso autonomo che ha effetti rilassanti.

E’ una buona scelta da fare ma c’è qualcosa in più che potremmo aggiungere: cercare di comprendere come possiamo, stabilmente, passare dalla reattività alla risposta.

Cosa significa rispondere

Di fronte alle difficoltà e agli imprevisti rispondere significa rallentare il processo di attribuzione del significato, lasciando uno spazio alla esplorazione delle sensazioni fisiche ed emotive, per raccogliere il significato che emerge dal “dialogo con la realtà”. Significa, in una parola, volgersi verso l’interno in modo meno avversativo, per far incontrare le sensazioni con i nostri pensieri, e per darci il tempo di valutare il significato dell’evento con uno spazio di sospensione dal giudizio immediato.

Fattori interni e relazionali

Portare l’attenzione al corpo permette di esplorare sia i fattori intrapsichici che quelli relazionali di risonanza.Permette di trasformare l’avversione in curiosità ed esplorazione, rimanendo in contatto con il movimento di ritiro che si accompagna  alle risposte avversative. A volte questa semplice attenzione a se stessi induce un tipo di contagio simile, ma di segno opposto, a quello che descrivevo prima nella nursery. Il nostro interlocutore coglie, in maniera implicita, il nostro rallentare e viene indotto a fare un rallentamento simile, innescando, anziché un circolo vizioso, un circolo virtuoso.

Come dice Ed Tronick ” L’avvenire della riparazione nella relazione madre-bambino permette di condividere implicitamente che possiamo passare ad uno stato emotivo positivo anche quando siamo stati in contatto con una emozione negativa”. La stessa cosa che avviene quando non reagiamo ad uno stress ma prendiamo un tempo per sospendere il giudizio e ampliare la riflessione, innescando anche nel nostro interlocutore un tempo di sospensione e riparazione.

Tre pratiche per lavorare con la reattività

Come possiamo prendere questo spazio di sospensione? Tre semplici pratiche possono aiutare

Respirare e sospirare

meditazioneCome abbiamo detto prima, portare l’attenzione intenzionale al respiro attiva fisiologicamente una risposta di rilassamento. Se a questo accompagniamo un sospiro possiamo anche sciogliere parte della tensione muscolare che può essersi accumulata in risposta allo stress. Possiamo farlo nel momento dello stress ma anche quando abbiamo uno spazio di pausa: al semaforo, in ascensore, mentre guidiamo, in modo da tenere bassa la nostra soglia di reattività. Anche se può sembrare strano – o superfluo – non è la stessa cosa respirare silenziosamente o lasciar uscire un suono. Il suono approfondisce il respiro e ci permette, anche se in modo non verbale, di lasciare uno spazio espressivo.

Grounding

L’esercizio base di radicamento della bioenergetica, il grounding è molto efficace per sospendere la reattività. Per diverse buone ragioni: le risposte avversative tendono a produrre una contrazione viscerale profonda del muscolo ileopsoas, che “stacca” letteralmente i piedi da terra. Riportare l’attenzione al peso del corpo sui piedi, sentire il contatto della pianta dei piedi sul pavimento, allunga questa muscolatura. Un’altra buona ragione è che sia la rabbia che la paura ci fanno perdere il contatto con la realtà e aumentano la proliferazione mentale: radicarci nella realtà è una panacea per qualunque situazione e per qualsiasi genere di risposta si renda necessaria. Inoltre quando abbiamo una reazione avversativa rimanere fermi può essere francamente difficile: il grounding, che può essere fatto sia in piedi, seduti o camminando permette di unire l’utile (la necessità di muoversi) movimentoal dilettevole (il contatto con il terreno).

Corpo, emozioni e pensieri

Possiamo portare poi l’attenzione alle sensazioni fisiche, alle sensazioni emotive e ai pensieri e partire dall’insieme di questi diversi tipi di informazioni per espandere la consapevolezza all’ambiente circostante.

Passare dal parlare all’ascoltare

La nostra reattività si basa su un presupposto implicito: quello che è necessario rispondere, verbalmente o tramite una azione (anche congelarsi può essere considerata un’azione). Se passiamo dalla logica del parlare alla logica dell’ascolto risulta evidente come il tempo che diamo alla raccolta delle informazioni è spesso troppo compresso e limitato, inquinato dalla fretta di parlare più che dall’attenzione ad ascoltare. Passare alla logica dell’ascolto permette un graduale passaggio dalla reazione alla risposta. Possiamo seguire quattro semplici passi per passare dalla logica del parlare alla logica dell’ascolto: 1) parlare dalla realtà della propria esperienza nel presente, facendo riferimento alle sensazioni fisiche, alle emozioni e alla qualità energetica dei propri pensieri; 2) ascoltare completamente, notando le proprie reazioni e lasciando spazio alla sospensione del giudizio; 3) avvicinarsi all’esperienza con il senso di novità che merita, visto che non l’abbiamo mai ascoltata prima!;4) lasciare spazio alla spontaneità sciogliendo la tendenza a decidere prima che cosa diremo dopo, ci permettiamo di essere i primi ascoltatori di noi stessi.

L’autenticità nasce dall’immediato riconoscimento e connessione con l’esperienza. Carl Rogers

© Nicoletta Cinotti 2014

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