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La fiducia e la rivoluzione della mindfulness

Mindfulness:56 giorni per la felicità

La fiducia e la rivoluzione della mindfulness

Ho sempre pensato che le vere rivoluzioni siano silenziose. Non ti accorgi di quanto siano forti ed efficaci fino a che non sono ormai penetrate così profondamente da essere un cambiamento irreversibile.

La Mindfulness è una rivoluzione silenziosa, basata sulla fiducia dell’esplorazione della propria realtà così com’è, nel presente della propria vita. L’ultima caratteristica di questo percorso verso la felicità eppure la prima fin dall’inizio.

La prima accezione della fiducia: la fiducia nell’esperienza

Fidarsi dell’esperienza significa riconoscere che abbiamo bisogno di tornare all’origine, alle caratteristiche sensoriali e percettive, distinguendole dagli aspetti interpretativi e di pensiero. Significa assumersi la responsabilità del proprio cambiamento, un cambiamento che non nasce dal diventare diversi ma dall’accogliere pienamente chi siamo e ciò che c’è nel presente della nostra vita. Stabilizzarsi in questa posizione permette di recuperare le proprie risorse e di dirigere dei passi autoregolati verso quell’unica grande meta che è essere pienamente se stessi e pienamente umani. Basarsi sull’esperienza significa credere che il cambiamento nasca dalla mente e dal corpo e non solo dalla psiche, come siamo abituati a pensare.

L’esperienza e la relazione tra il corpo e la mente

Per esplorare è necessario offrire strumenti che ci permettano questo ritorno al corpo, il luogo dove inizia la percezione dell’esperienza reale e non di quella immaginata o pensata. Non ci occupiamo più delle nostre narrazioni, per quanto ricche e affascinanti possano essere, ma cerchiamo di tornare alla mente del principiante, al percepire ogni momento nella sua novità, perché ogni momento è nuovo. Questo passaggio nella mindfulness è presente fin dal primo incontro. Non ci occupiamo del corpo raccontato ma del corpo sentito – o non sentito – attraverso il Body Scan. Non ci occupiamo dell’uvetta ma delle caratteristiche sensoriali che ce la fanno conoscere. In questo modo affermiamo che la conoscenza non è un patrimonio della cultura ma è un patrimonio dell’essere umano. Un atto profondamente democratico. Come dice spesso Kabat Zinn, diventiamo scienziati, indipendentemente dal curriculum, ricercatori e scienziati che esplorano quel campo lasciato lungamente disatteso che siamo noi stessi. E lo facciamo con gli strumenti che, attraverso la mindfulness, abbiamo imparato a calibrare.

Questo ci permette di esplorare anche la relazione che c’è tra il corpo e la mente e come questa relazione condiziona il nostro processo di attribuzione di significati. Ogni movimento – o assenza di movimento – del corpo infatti dà origine ad una sensazione o ad un pensiero; è la riduzione della nostra consapevolezza che non ci permette di cogliere la stretta connessione tra questi due aspetti. Ragione per cui tornare al corpo ha due effetti importanti: rende consapevoli della formazione dei processi di pensiero e ne diminuisce la proliferazione.

Quell’atomo percettivo

fiducia nella percezioneIl ritorno alla percezione base, all’atomo percettivo, ci fa andare al di là delle nostre modalità abituali di risposta, governate dal pilota automatico. Ci fa tornare al nostro personale e unico modo di stare nell’esperienza e ci dice: fidati della tua esperienza. Fidati del tuo sentire, ritorna a casa, al corpo, là dove sei nato.

Questo rompe l’asimmetria relazionale con cui nasce la psicologia. L’esperto non è più il conduttore ma il partecipante. Solo lui sa cosa lo riguarda e il conduttore ha una funzione di accompagnamento: fornisce la mappa e gli strumenti ma il viaggio è personale.

Sostenere l’esplorazione è così il primo compito del conduttore di protocolli e interventi basati sulla mindfulness: nessuna critica e nessuna interpretazione. Solo offrire sostegno perché questa esplorazione sia possibile e diventi un muovere nuovamente i primi passi in quel territorio s-conosciuto che siamo noi stessi, per noi stessi.

Fidati di te: ogni cuore vibra a quella corda. Ralph Waldo Emerson, Self-Reliance

Provenire dalla psicoterapia

Per chi, come me, è uno psicoterapeuta, questo passaggio è un grande cambiamento e un grande sollievo. Ho passato la vita a studiare e quando mi sono accorta che non avevo davvero mai studiato me stessa, con uno sguardo non condizionato, mi sono sciolta dalla gioia e dalla compassione. Avevo una tale sete di questa conoscenza che all’inizio praticavo in qualsiasi momento. Da buona orale iniziavo subito ad essere troppo assorbita dalle pratiche. Nello stesso tempo quell’entusiasmo era un segno della sete che tanta trascuratezza primaria aveva generato.

Ma il sollievo non era solo per il fatto di potermi conoscere. Era anche il fatto di potermi sentire finalmente in diritto di amare le persone che curavo. Siamo stati educati, come psicoterapeuti, alla neutralità affettiva, alla riservatezza, al rigore. Siamo cresciuti professionalmente con un lungo elenco di regole di astinenza: non avere rapporti personali, non avere rapporti esterni, non avere rapporti intimi, non avere attività condivise (il circolo di tennis, piuttosto che lo stesso insegnante di yoga), non toccare il corpo, non dare del tu. E nella mindfulness percorriamo una strada più semplice ed essenziale: con rispetto e dignità includiamo la condivisione affettiva, un clima di amichevolezza e un’attenzione affettuosa, pur rimanendo nel proprio ruolo.

Questo può avvenire perché, oltre alla fiducia nell’esperienza, il percorso è accompagnato dalla fiducia nella condivisione. E questo ha cambiato radicalmente il mio modo di fare psicoterapia. Alla forza e alla libertà della bioenergetica – che da sempre si è collocata in una fascia maggiormente friendly di trattamento psicoterapico – si è accompagnata la profondità dell’esplorazione condivisa.

Incontri gli altri proprio come sono, loro ti incontrano proprio come sei. La tua fiducia è esposta, così come la tua conoscenza e la tua cura, perché insegnare mindfulness è praticarla e praticarla significa portare tutto ciò che sei in ogni momento e tutto ciò che sei è tutto ciò di cui hai bisogno: il tuo sé reale è sufficiente. Donald McCown e Diane Rebel

La seconda accezione della fiducia: la fiducia nella condivisione

Il protocollo mindfulness si basa su una regola implicita ed esplicita: quella della condivisione. Un processo che trasforma la classe di mindfulness in un apprendimento collettivo, in una co-creazione, in cui le esperienze dell’uno arricchiscono, nutrono e sostengono le esperienze dell’altro.

La condivisione è totale anche nella pratica: ogni istruttore pratica, quotidianamente, e ogni giorno si incontra con le stesse risorse e le stesse difficoltà di ogni persona.

La fiducia nella condivisione si basa anche su un senso di interconnessione che si sviluppa mano a mano che pratichiamo insieme. Se nei contenuti possiamo essere l’uno diverso dall’altro, sul piano dei processi la diversità non è più un elemento rilevante. Nel processo prevale un senso di intimità e vicinanza che è  il tessuto della condivisione.

L’atteggiamento che l’insegnante porta nella stanza…influenza, di fatto, ogni cosa nel mondo. Una volta che hai preso l’impegno che Kabir chiama “l’essere stabile in ciò che sei” per stare, come asse centrale, nel tuo essere umano, l’intero universo appare diverso. Jon Kabat Zinn

La co-creazione fa sì che ogni protocollo sia unico, arricchito dai contributi di ciascuno, proprio come questo progetto di scrittura collaborativa.

Ho dato, come nel protocollo, degli stimoli settimanali, che hanno attivato processi riflessivi, e, per alcuni, processi comunicativi, di scrittura. Questo ha creato un legame e un prodotto: questo piccolo libro che con altre persone sarebbe stato diverso, proprio come ogni protocollo è diverso perché diverse sono le energie, le caratteristiche, le qualità delle persone che lo compongono.

Rivoluzionario quindi nei modi tanto come nei processi che attiva, silenziosi e non difensivi. Democratico perché sia chi ha condiviso i propri scritti, sia chi ha silenziosamente letto è stato parte del processo di trasformazione che è avvenuto. E che richiedeva un tempo in cui svolgersi: otto settimane, per l’appunto.

La fiducia nella condivisione inoltre fa sì che il primo strumento che offriamo non sia la tecnica o la pratica della mindfulness: il primo strumento è la nostra presenza e la nostra disponibilità ad essere presenti. Acquistiamo credibilità quindi non per un saper fare, come tradizionalmente avviene nei processi di apprendimento, ma per un saper essere che mostriamo in tutta la sua vulnerabilità e vitalità.

La terza accezione della fiducia: l’autonomia

attenzioneLa fiducia però non può essere tale se non si accompagna all’autonomia e alla padronanza dei propri mezzi. La passione che ogni istruttore mette nel protocollo è quella dell’insegnare a camminare sulle proprie gambe, accogliendo e sostenendo i momenti di inevitabile incertezza. E’ lo stesso sguardo timoroso, trepido e soddisfatto di quando ho visto mio figlio staccarsi dalla libreria alla quale si teneva saldamente aggrappato per muovere i primi passi: lontano da me.

Questa autonomia e il suo maturarsi e svolgersi è per me la parte più commovente del percorso: la mindfulness è lo strutturarsi di una relazione intima e profonda e, in qualche modo, più funziona e meno le persone avranno bisogno di te. Questo mi permette una costante pratica del non  aggrapparsi. Una costante pratica del gustare la bellezza del conoscersi e del salutarsi. Dell’incontrarsi di nuovo e, soprattutto, dell’essere fratelli e compagni di viaggio. Un viaggio che ognuno porterà avanti nei propri termini e nei propri modi.

La mia vita non è un’apologia ma una vita. Non è uno spettacolo ma ha valore in se stessa. Anche se questo può sembrare di qualità più bassa lo preferisco per quella genuinità e uguaglianza che lo rendono scintillante e instabile. Ralph Waldo Emerson, Self-Reliance

L’autonomia come fiducia nell’apprendimento

Il continuo riferimento allo strutturarsi dell’autonomia, alla cura verso l’apprendimento, si sviluppa durante ogni settimana. Lo scopo dei compiti a casa – e forse anche la causa del fatto che non sono amati – è questo: ci parla del nostro andare liberi nel mondo. Un andare liberi che si compie al settimo incontro. Quello in cui, senza CD, la pratica diventa pratica silenziosa. E continua nell’ottavo incontro, quando, tradizionalmente diciamo che finisce il protocollo e inizia la pratica.

Esiste nell’autonomia un punto di bellezza insostituibile: quando riconosciamo quello che sentiamo e in quel riconoscimento abbiamo lo spazio perché non sorga la reazione automatica. L’autonomia infatti è libertà; e libertà è poter scegliere che direzione prendere senza essere ripetitivi. Questa è la vera base della fiducia nell’autonomia. Quando l’onda dello sforzarsi, del giudicarsi, del non accettare le cose per come sono si placa nella spiaggia del respiro e in uno spazio breve e infinito diventa scelta. Allora siamo veramente autonomi perché non ci attaccheremo più come se fossimo il nostro peggior nemico ma guarderemo agli inevitabili errori e fallimenti con lo sguardo e la tenerezza dei primi tentativi di un bambino.

Rimani te stesso; non imitare mai. Il tuo dono può essere presente in ogni momento con la forza cumulativa che l’ha coltivato nella vita intera. Adottare il talento di un altro è solo un estemporaneo possesso a metà. In cui ognuno può fare del proprio meglio, ma solo chi è l’Autore può insegnarlo. Ralph Waldo Emerson, Self-Reliance

La fiducia nell’apprendimento e la disciplina

Per quanto l’esperienza che stiamo vivendo sia difficile è una opportunità di apprendimento alla quale Jon Kabat Zinn fa continuamente riferimento con la sua frase, “fino a che respiriamo c’è in noi molto più di buono che di negativo”. In questa grande fiducia nell’infinita possibilità di apprendimento possiamo collocare il senso della disciplina nei protocolli mindfulness. La parola disciplina non ha una grande fama: spesso l’associamo alla noia e al rigore, alla severità e alla rigidità. L’etimo di questa parola però ci illumina sul suo significato: è l’atto con cui impariamo e cambiamo. Quando esploriamo noi stessi ci ritroviamo di fronte ad abitudini che abbiamo consolidato nella ripetizione per anni e anni. Forse vorremmo cancellare tutto con un colpo di spugna. Invece possiamo cambiare tutto con la fiducia nell’apprendimento e nella ripetizione. La goccia scava la pietra: è la tenera forza della mindfulness.

Il paradosso, però, è che potete cambiare voi stessi o il mondo soltanto se uscite per un attimo dai vostri soliti percorsi, se vi abbandonate e vi fidate e lasciate che le cose siano come sono già, senza cercar di realizzare niente, meno che mai obiettivi che non sono altro che il prodotto della vostra mente. Jon Kabat Zinn

La fiducia nel cambiamento

La fiducia nelle possibilità di cambiamento nei protocolli mindfulness è illimitata. E’ una fiducia che nasce dal cambiare prospettiva, nasce dalle potenzialità dell’accettazione, senza cercare di realizzare niente ma fidandoci nel processo di autoregolazione e della sua saggezza. E’ una fiducia che riconosce che qualcosa di speciale sta già avvenendo: è la nostra vita, che non ha bisogno di miglioramenti ma solo di essere esplorata e conosciuta in tutta la sua ricchezza e complessità.

Come si fa? Precisamente, prendendoci un momento per cambiare direzione, per tirarci fuori dal fiume del pensiero e sederci sulla sponda e riposarci per un po’ nelle cose così come sono, al di sotto dei pensieri o, per dirla con le parole di Soen Sa Nim, « prima del pensiero ». Questo significa stare per un momento con ciò che è e fidarci di quello che di più profondo e di migliore c’è in noi stessi, anche se per la mente pensante questo non ha nessun senso. Jon Kabat Zinn

Questo significa affermare che il cambiamento non risiede all’esterno ma all’interno, primariamente nel modo in cui la nostra mente funziona e nel modo in cui affrontiamo la nostra giornata e la nostra vita.

Di fatto non c’è niente che possiate fare o che vi possa capitare che non possa far parte della pratica a buon diritto, se ne siete consapevoli e riuscite ad abbandonarvi alla fiducia e a dimorare nella consapevolezza invece di restare perennemente intrappolati nella turbolenza, nell’agitazione, nell’attaccamento, nel desiderio, nel rifiuto di tutto ciò che si presenta.             Jon Kabat Zinn

La fine è il mio inizio: la differenza tra fede e fiducia

Molto spesso la parola fede e la parola fiducia vengono usate in modo intercambiabile, nel campo della spiritualità, ma hanno differenze e sfumatura. La fede è una delle virtù teologali, ossia di quelle qualità del divino che sostengono le virtù umane, le fondano, e animano e caratterizzano l’agire morale. Non è questa l’accezione di fiducia alla quale facciamo riferimento nella mindfulness e non solo perché non è una pratica con caratteristiche trascendenti ma immanenti, ossia radicate nella realtà. Piuttosto perchéla fiducia, da vero scienziato, Jon Kabat Zinn afferma che qualcosa funziona, solo se ha provato che funziona secondo un metodo scientifico. Così la fiducia nell’esperienza, la fiducia nella pratica, la fiducia nel protocollo, sono state ripetutamente messe alla prova della validazione scientifica. Non “fanno bene” perché crediamo che facciano bene. Fanno bene perché abbiamo provato che fanno bene. E questa disponibilità a verificare è davvero l’inizio e la fine di ogni cosa: disponibili a cambiare quello che ritenevamo vero perché abbiamo verificato che non lo è. La strada della mindfulness è quindi la fiducia di cercare la verità delle cose. E la verità rende liberi.

Tra fede e fiducia c’è però un nesso: contengono la radice della parola legame. Entrambe infatti restituiscono fedeltà. Quella fedeltà che ci fa praticare non perché otteniamo un risultato subito, ma perché sappiamo che ne vale la pena, sempre. E la fedeltà porta quel senso di soddisfazione, quell’attenzione non divisa e frammentata, che conduce alla felicità

La prossima settimana ci sarà l’ultimo capitolo, che non chiamo epilogo perchè iniziare e finire, come nel respiro, sono due punti strettamente in relazione. Il capitolo in cui racconterò, come mai, secondo me, le settimane del protocollo mindfulness sono otto…alla prossima settimana!

© Nicoletta Cinotti 2015

Questo capitolo è un estratto di Destinazione mindfulness 56 giorni per la felicità acquistabile – come ebook cliccando sulle parole in azzurro

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Se sei interessato a sperimentare la mindfulness ti segnalo i seguenti eventi:

Genova, 5 Ottobre ore 20, Serata mindfulness: il protocollo MBSR e MBCT. Il protocollo MBSR inizierà a Genova  il 19 Ottobre 2016 alle 19,30. Il protocollo MBCT inizierà a Genova il 20 Ottobre alle 19.30.

Chiavari 4 Ottobre 2016 alle 20, Serata di presentazione del Protocollo MBCT. Il protocollo MBCT inizierà a Chiavari il 18 Ottobre alle 20

Sede di Genova: Via I. Frugoni 15/2

Sede di Chiavari: Via Martiri della liberazione 67/1

Foto di ©Anna Rita Carrisi, ©kenyai, ©Piovani

 

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