La lingua dei segni, una lingua a tutti gli effetti

 

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Sono contento che si parli del mondo dei sordi che è un mondo più piccolo di quello degli udenti ma è cominciato molto tempo fa. Ai tempi degli ebrei – cioè prima di Cristo – ci sono già testimonianze che parlano di sordi nel mondo degli udenti, che vivevano ai margini della società. Anche nell’antica grecia abbiamo testimonianze della presenza di sordi, ma si trattava sempre di persone emarginate. Troviamo la stessa situazione anche durante l’impero romano fino a che, attorno al 1800, sono nati i primi istituti per persone sorde che hanno iniziato a raccogliere ragazzi sordi e ad ospitarli per dare loro una istruzione.

In queste scuole si usava tantissimo la lingua dei segni e i ragazzi avevano accesso a molte informazioni e potevano comunicare tra di loro. Questo fino al 1880 quando la lingua dei segni (LIS) è stata abolita. Finita questa esperienza le persone uscivano nel mondo reale e non trovavano un punto di riferimento che, invece, era presente nelle scuole a loro dedicate. Così sono iniziate a nascere delle associazioni che sono cresciute nel tempo e sono diventate sempre più forti e hanno contribuito al formarsi di una nuova identità per le persone sorde.

Quindi è dal 1800 che abbiamo una comunità che usa la lingua dei segni. Mancava però la consapevolezza che si trattasse di una lingua vera e propria, anche se veniva usata quotidianamente.

I medici, per esempio, non hanno mai sostenuto l’utilizzo della lingua dei segni: per l’udente si trattava di un modo di gesticolare, un modo di esprimersi negativo. Questo pregiudizio ha portato i sordi a segnare in modo nascosto.

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Nel 1950, negli Stati Uniti, un professore di matematica che conosceva la LIS, anche se era udente, la utilizzava durante le lezioni che teneva ai sordi e condusse una ricerca proprio sul suo sviluppo. Come sapete la lingua dei sordi americana ha proprie regole grammaticali e ha lo stesso valore della lingua dei sordi italiana. In Italia si è occupata della LIS, Virginia Volterra, (dirigente di ricerca presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, coordina da diversi anni progetti sull’acquisizione e lo sviluppo del linguaggio in condizioni tipiche e atipiche) una linguista che presenta in un libro la struttura della LIS

Ciascuna comunità di sordi tramanda da una generazione all’altra una sua lingua, per cui non esiste una lingua dei segni universale, ma tante diverse (francese, americana, britannica, ecc.) quante sono le comunità di sordi. Questo libro contiene la prima descrizione sistematica della lingua dei segni usata dalle persone sorde in Italia, denominata Lis. Il volume, qui presentato in una edizione aggiornata, è indirizzato non solo a coloro che sono direttamente impegnati nelle problematiche della sordità e dell’educazione dei bambini sordi, ma anche a ricercatori e studiosi interessati alle tematiche più generali della comunicazione e del linguaggio e, infine, a chiunque desideri conoscere la ricca seppure minoritaria realtà linguistica e culturale dei sordi. Virginia Volterra

Questo libro è nato da una serie di interviste e ricerche condotte direttamente sulle persone sorde che le ha permesso di raccogliere informazioni di prima mano, a partire dagli anni ’80 del secolo scorso, definendone regole e grammatica.

Qui siamo nella sala della borsa dove un tempo si incontravano gli agenti per vendere e comprare e usavano tantissimo la gestualità, anche se non possiamo parlare di una lingua. Usavano sicuramente un codice che aveva le sue regole, le regole del mondo della borsa, degli affari. Anche se non possiamo parlare di lingua possiamo però dire che usavano un codice comunicativo come accade nella Pallavolo dove si usano i gesti per indicare i vari movimenti della palla e dei giocatori sul campo. È un codice che usano in maniera limitata non come nella lingua dei segni.

L’italiano usa un canale uditivo vocale, mentre la LIS usa un canale visivo-gestuale: questa è la differenza.

Gli occhi sono molto importanti nella LIS; i sordi non usano solo la LIS ma anche il labiale, anche detto metodo oralista. Entrambi questi metodi hanno lo stesso valore. I genitori udenti di un bambino sorso possono scegliere il metodo che preferiscono. Per un bambino sordo molto piccolo il linguaggio oralista non è altrettanto efficace quanto la lingua dei segni che può portare ad uno sviluppo più ricco, al pari di quello degli udenti.

Nell’educazione comunque sia il metodo oralista che la LIS possono essere validi per permettere al bambino di affrontare sia il mondo dei sordi che quello degli udenti.

La cosa importante è l’accessibilità alle informazioni: se non si ha accesso alle informazioni con l’oralismo sarebbe meglio averne almeno l’accesso con la LIS, altrimenti è come scrivere con un pennarello che non ha un inchiostro visibile. Devo cambiare pennarello per dare accesso all’informazione. Ecco perché sarebbe meglio avere un doppio canale di accesso: con l’oralismo e con la LIS.

I parametri dei segni e la fonologia della lingua

C’è una linguistica per l’italiano e una per la LIS. L’italiano studia la strutturazione delle parole. Un insieme di fonemi diventano una parola. La parola mela, per esempio, inizia con M. Ma se cambiamo l’iniziale con una V diventa Vela, di questi aspetti si occupa la fonologia.

Anche i segni hanno una fonologia che funziona in modo diverso. Le unità minime dei segni non sono i fonemi ma i parametri. Ci sono 4 parametri nella LIS: configurazione, luogo, movimento e orientamento. Sono stati studiati da William Stokoe. Abbiamo una forma della mano con cui eseguiamo il segno (configurazione). Con questa configurazione posso fare diversi segni e, cambiando configurazione ne posso fare altri. Il secondo parametro è il luogo di articolazione del segno con uno spazio vicino al volto. Poi abbiamo il movimento, avanti e indietro, un movimento singolo o in contatto con l’altra mano. E, infine l’orientamento che si riferisce al palmo della mano, verso il segnante e verso il ricevente. Guardate, per esempio questi due segni (Francia e Gallo): cambiando il luogo cambiamo il significato. Perchè sono simili? Perchè anticamente i francesi portavano un cappello con una piuma che diventava simile alla cresta di un gallo.

La grammatica della LIS

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Chiara Sparviero durante il suo intervento

Nella LIS abbiamo le stesse funzioni grammaticali organizzate però in modalità diverse. Per esempio se in italiano vogliamo dire che la palla è sul tavolo, la palla (soggetto) va al primo posto, poi c’è il verbo e infine il complemento di stato in luogo. Nella LIS mettiamo il tavolo al primo posto, poi mettiamo la palla (soggetto)e infine lo spazio. Se sul tavolo ci fosse un animale, un gatto per esempio, sarebbe la stessa cosa. Il tavolo andrebbe al primo posto, poi metteremmo il gatto e infine, con una configurazione diversa rispetto a prima la relazione con lo spazio.Queste sono le caratteristiche della LIS, espresse attraverso classificatori, forme diverse a seconda dell’oggetto. I classificatori sono legati ai verbi e possono esprimere uno stato di luogo e un moto a luogo, un movimento.Per esempio “Il gatto salta sul tavolo”: questo verbo si esprime con un classificatore.In Italiano c’è una poesia che ha la forma scritta e la forma in LIS. Anche la LIS ha la sua poesia che è molto bella e coinvolgente; la poesia usa molto i classificatori. Questa configurazione (fa un gesto sottile) si riferisce a qualcosa di molto piccolo, aumentando la configurazione aumentano le dimensioni dell’oggetto in questione, fino ad arrivare a dimensioni sconfinate.Si usano molto anche le espressioni del volto per comunicare una dimensione di lontananza o vicinanza o qualcosa che si estende per moltissimi chilometri, oppure un terreno ondeggiante. Anche i rumori possono essere espressi attraverso dei gesti: questo è il rumore dell’acqua. Un rumore che non udiamo ma vediamo. L’acqua che rimbalza e tocca il greto di un fiume e poi continua il suo percorso lontano lontano fino ad arrivare a gettarsi in mare.

E’ l’aprirsi di occhi a lungo chiusi.
E’ la visione di cose lontane
viste per il silenzio contenuto in esse. David Whyte L’aprirsi degli occhi

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A seguire i ragazzi dell’Ente hanno raccontato le loro esperienze di vita (Nella foto Chiara Sparviero) e nel pomeriggio Massimo Bonamini ha tenuto un laboratorio di Lis, in cui udenti e non udenti hanno parlato la stessa lingua: quella dei gesti e quella delle espressioni emotive. (Le foto sono tratte dal laboratorio di Massimo e dai successivi laboratori

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Due ragazzi sordi – che hanno arricchito ogni laboratorio con la loro presenza – durante il “Teatro in silenzio di Silvia Sacco. Un grazie per la loro piena comunicazione!!!

© tratto dalla relazione di MASSIMO BONAMINI, CONSIGLIERE ENTE NAZIONALE SORDI GENOVA 2015

 

Due ragazzi sordi – che hanno arricchito ogni laboratorio con la loro presenza – durante il “Teatro in silenzio di Silvia Sacco. Un grazie per la loro piena comunicazione!!!

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