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La meditazione e la lumaca contenta

meditazioneHo iniziato a meditare a vent’anni e credo di aver attraversato moltissime fasi nella mia pratica di meditazione e anche di aver avuto moltissime credenze su cosa fosse la meditazione. E’ stato Jules Grossman, docente della UCLA, Università della California, chiamato in Italia dalla nascente realtà bioenergetica, che mi ha insegnato a meditare.

Quando ho iniziato ero convinta che attraverso la meditazione sarebbe accaduto qualcosa di particolare nella mia vita. Avevo quella che si può definire una visione strumentale. Confondevo l’intenzione con la quale iniziavo la meditazione con una sorta di “do ut des”. Quest’idea è durata diverso tempo, fino a che non mi sono avvicinata alla meditazione Siddha Yoga.

La meditazione come esperienza

Quando ho iniziato a praticare la meditazione Siddha Yoga ho cambiato prospettiva: in quel contesto la pratica della meditazione ha lo scopo di portare ad una purificazione e ad una crescita spirituale. E’ una pratica in cui la devozione verso il proprio maestro è fondamentale per crescere nella pratica meditativa.

Sono stati anni intensi, con molti ritiri di meditazione, alcuni molto lunghi. Anni formativi e anni in cui “litigavo” regolarmente con la meditazione. Pensavo di dover arrivare in un luogo diverso da quello in cui mi trovavo. E scoprire che rimanevo sempre nello stesso posto era davvero frustrante. E’ stato in quel periodo che ho iniziato a pensare a me come ad una lumachina. Mi sembrava che tutto fosse lentissimo, mentre io volevo essere veloce come un cavallo da corsa, mi ritrovavo lenta come una lumaca.

Credo che questa sia un’altra delle credenze molto diffuse rispetto alla meditazione: l’idea che meditare sia diventare qualcosa di diverso da quello che siamo. O andare in un luogo diverso da quello in cui ci troviamo. Avevo abbandonato l’idea di “ottenere” qualcosa di esterno dalla meditazione ma chiedevo di “ottenere” qualcosa di interno: una sorta di lifting (nel senso dell’elevazione) dell’anima. La meditazione diventava così un mezzo per affermare che non andavo bene così com’ero. E questo la trasformava in un atto di ostilità nei confronti di me stessa.

La meditazione è un modo di essere, non una tecnica.

gentlenesssymbolIl grande cambiamento è stato capire che la meditazione è un modo d’essere più che una tecnica. In effetti ci sono molte tecniche associate alla meditazione e molti diversi stili di meditazione. Il punto però è cambiare la prospettiva con la quale si guarda alle cose. In questo senso ogni momento della nostra vita è una opportunità di meditazione. Una affermazione molto chiara non solo per chi pratica mindfulness ma un punto di partenza per ogni meditante che desideri uscire dalla filosofia dell’ “aggressività nei confronti di se stessi e del mondo”. La nostra eccessiva propensione a pensare in termini di cambiamento e di soluzione dei problemi rischia di farci perdere la piena ricchezza della pratica meditativa e di quello che ci offre. In fondo meditare non è altro che un modo per esercitare la funzione della conoscenza. Un modo esperenziale per radicarci dove siamo e come siamo.

Meditare non vuol dire rilassarsi

L’idea che la meditazione coincida con il rilassamento è forse uno dei preconcetti più comuni. Per lungo tempo, in realtà, il vero ostacolo alla meditazione per me è stata l’irrequietezza. Il focalizzare l’attenzione infatti alza il nostro livello energetico e, per persone che come me hanno molta energia, la vera difficoltà della meditazione è proprio imbrigliare un’energia che tende a salire. All’opposto, ma sempre per difendere l’idea che la meditazione sia rilassamento, a volte usavo la consapevolezza del respiro come un modo per reprimere le emozioni, tradendo così l’intenzione originaria di conoscere ciò che è presente, nel presente della nostra vita.

Nella mindfulness la funzione di conoscenza della meditazione si rivolge a tutti gli stati mentali – positivi o negativi che siano – senza fare alcuna distinzione. Ognuno di questi stati è una ricca opportunità di visione profonda e di apprendimento e, in nuce, di liberazione, e non possiamo banalmente pensare che “non stiamo riuscendo a meditare” perché siamo agitati o arrabbiati. La rabbia e l’agitazione sono degli stati mentali che possiamo esplorare.

L’incontro con la mindfulness

la trama della storiaHo incontrato la mindfulness per ragioni essenzialmente professionali. Mi occupo di depressione da sempre – uno dei disturbi più affascinanti e misteriosi per un  clinico – così mi era sembrato naturale avvicinarmi al protocollo MBCT per la prevenzione delle ricadute depressive. Avevo iniziato a meditare proprio in un setting psicoterapeutico fin dall’inizio perché, alla fine degli anni ’70, negli Stati Uniti, era iniziata la sperimentazione e la connessione tra meditazione e psicoterapia e io avevo incontrato così la meditazione. La mindfulness è stata – anche se uso una metafora un po’ scontata – davvero come tornare a casa. Tutti i miei litigi con la meditazione, tutti i miei dubbi, trovavano pace. Lì, semplicemente seduta – senza mantra, senza maestri – sola con il respiro. E’ stato come rinascere. Nessun luogo dove andare, solo radicarmi nel corpo e nel presente. E la naturale assonanza con la bioenergetica. La ricerca di essere semplicemente se stessi, un modo per ri-scoprire la propria vera natura e non una forma di “addestramento migliorativo”. Le tessere del puzzle che finalmente combaciavano. Erano passati 25 anni da quando avevo iniziato a meditare. Questo tempo può spaventare! Iniziavo però ad essere una lumaca contenta della propria esperienza e della propria velocità. Non sognavo più di essere un cavallo. Potevo abbandonare finalmente l’idea che i risultati si vedono alla fine di un percorso.

Il bello della meditazione, così come della bioenergetica, è che i frutti si raccolgono strada facendo, ogni giorno. Non c’è bisogno di arrivare alla fine dell’anno scolastico per prendere la pagella. La si prende in ogni momento. E questo, del resto, succede proprio a tutti, meditanti o meno.


Meditazione non è una manipolazione interiore

Il fatto che a volte la meditazione ci porti a coltivare determinate qualità come la gentilezza amorevole, la compassione o l’equanimità non è una forma di manipolazione mentale. E’ piuttosto un modo per ri-cordare la nostra vera natura e risvegliarla. La parola ri-cordare infatti significa “riportare al cuore” ossia riconoscere che la nostra vera natura è legata al mondo degli affetti e che è l’energia delle emozioni che attiva i processi di pensieri, colorandole poi di un arcobaleno – luminoso od oscuro.
Praticare per risvegliare il corpo e ammorbidire il cuore ha l’effetto di aprire la mente. E’ un processo che non possiamo manipolare ma solo lasciare che avvenga, richiamando appunto le qualità della “mente-cuore”.

Un accettazione radicale

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIn questo senso non c’è alcuna differenza tra i colori oscuri – le cosiddette emozioni negative – e i colori luminosi – le cosiddette emozioni positive. E’ il processo che porta alla formazione dei concetti, è l’esplorazione dell’esperienza, che è  centrale e che necessita una radicale accettazione. Come una lumaca avevo finalmente capito che la casa è sempre con noi. 
Tutto questo non significa che non ci siano dei cambiamenti: i cambiamenti avvengono ma seguendo una direzione di crescita e di autoregolazione. Non quello che decidiamo secondo la nostra volontà o secondo un’immagine idealizzata di noi stessi. Cambiamo secondo i nostri veri bisogni e secondo le nostre vulnerabilità. Per crescere infatti dobbiamo essere vulnerabili e disponibili ad aprirci. Lì avviene il cambiamento. A volte semplicemente lo stare ferma a meditare era ed è il più grande cambiamento possibile.

Alla fine la relazione

paceMeditare indubbiamente comporta anche prendersi del tempo in “solitaria”. Questo aspetto – soprattutto quando avevo vent’anni – non era semplice. I ritiri, il tempo dedicato alla meditazione e allo studio, mi facevano temere di isolarmi troppo. Per questa ragione quando ho incontrato la meditazione di Insight Dialogue è stato un sollievo e una risposta ad una domanda sulle relazioni e la meditazione che portavo lungamente con me. Anche le relazioni, il nostro modo di stare in relazione, può essere esplorato alla luce della consapevolezza per abitare, non solo il presente, ma anche il luogo in cui nasce e cresce l’intimità.

Quindi cos’è la meditazione

Alla fine quindi dovrei sapere cos’è la meditazione. In realtà in tutti questi anni ho capito le poche cose che ho scritto sopra e soprattutto ho capito cosa non è la meditazione. Provo così a riassumere:

1. Non è una religione, anche se la meditazione è presente in tutte le tradizioni religiose, nella pratica Mindfulness e nei protocolli MBSR, è una esperienza assolutamente laica;

2. Non è necessariamente rilassante e, di sicuro, non alimenta la passività. Anche se visti dall’esterno dei meditanti possono sembrare immobili, il lavoro che si fa durante una sessione è decisamente intenso.

3. Non richiede abilità particolari ma piuttosto ci aiuta a ri-cordare delle nostre capacità o qualità naturali.

4. Non porta via tanto tempo. A volte possiamo meditare proprio mentre facciamo le nostre attività quotidiane. La pratica informale non ha meno valore di quella formale, anzi può essere più difficile ed efficace.

5. Non toglie le difficoltà ma rende più facili affrontarle. Non modifica il tipo di pensieri ma cambia la nostra relazione con i pensieri. Come dice Charlotte Joko Beck, «momento per momento siamo chiamati a decidere tra il mondo meraviglioso dentro la nostra testa e la realtà». E se scegliamo la realtà accadono molte cose autentiche.

6. Non comporta divertirsi meno ma casomai divertirsi meglio

7. Non comporta essere egoisti, la migliore comprensione di noi che ci offre, migliora la nostra capacità di essere in relazione con gli altri. Imparare a sintonizzarsi con se stessi migliora la capacità di sintonizzarsi con gli altri.

Così oggi sono una lumaca contenta!

© Nicoletta Cinotti 2014

EVENTI CORRELATI

Ritiro di bioenergetica e mindfulness: La pratica della gentilezza

11 -13 settembre 2015.

PRESENTAZIONE PROTOCOLLO MBSR

Chiavari 6 ottobre 2015 ore 20, Via Martiri della Liberazione 67/1

Genova 8 Ottobre 2015 ore 21, Via Innocenzo Frugoni 15/2

La serata di presentazione è gratuita ma è necessario iscriversi per ragioni di spazio. Puoi farlo mandando una mail a nicoletta.cinotti@gmail.com oppure chiamando il 3482294869.

Il protocollo MBSR inizierà il 13 Ottobre a Chiavari alle 20, per 8 settimane più una giornata intensiva

Il protocollo MBSR inizierà il 14 Ottobre a Genova alle 19,30 per 8 settimane più una giornata intensiva

Sepulveda Luis, Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza,

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