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La padronanza come elemento della salute emotiva

Nell’organismo sano c’è un equilibrio fra contenimento ed eccitazione; l’individuo si sente libero di esprimere impulsi e sentimenti ma ha una padronanza di Sé che gli consente di farlo in modo efficace ed appropriato. In lui la mente e il corpo sono intimamente connessi. Alexander Lowen 1990, p.57)

Per Lowen la padronanza di Sè è la terza colonna del Sè corporeo ed è uno degli elementi chiave della sua teoria sulla regolazione delle emozioni. Si forma come esperienza propriocettiva ogni volta in cui riusciamo a percepire, distinguere e nominare, senza farci travolgere, emozioni anche intense. Quando falliamo e non riusciamo a rimanere integri di fronte all’esperienza emotiva – ossia quando le nostre emozioni superano la finestra di tolleranza – dobbiamo attivare delle difese a lungo temine, attraverso la contrazione muscolare. Quindi si può considerare la padronanza di sé come la capacità di reagire in modo appropriato alle necessità della vita. È in relazione alla capacità dell’Io di dare un significato alle proprie risposte emotive, mantenendo un senso di integrità.

L’aspetto della padronanza, in bioenergetica, rischia di venire sottovalutato per lasciare più spazio agli aspetti auto-espressivi e di scarica. Eppure – non a caso – per Lowen ha un ruolo centrale e, in qualche misura, anche un ruolo di maturità espressiva. Possiamo infatti dire che una vera capacità espressiva deve, necessariamente basarsi sulla consapevolezza e sulla padronanza. Nessuna emozione, quando trascende la nostra padronanza, è salutare. Anzi, se perdiamo la padronanza, inevitabilmente, perdiamo anche la consapevolezza.

Un piccolo schema

La padronanza si esprime anche attraverso un movimento coordinato; movimento che è direttamente influenzato dal livello di energia. Quando l’energia corporea è bassa o esaurita decresce la motilità, il movimento e l’espressione. Una linea continua connette:
Energia——–Motilità——— Sensazione ———– Spontaneità ———— Autoespressione

Questa sequenza opera anche al contrario, se l’espressione di un individuo è bloccata la sua spontaneità è ridotta. La spontaneità, per Lowen, non è indisciplinata espressione di impulsi ma piuttosto il recupero della nostra grazia naturale. Una grazia in cui non abbiamo bisogno della contrazione muscolare per trattenerci ed avere padronanza.

Non si ripeterà mai abbastanza che l’espressione emotiva è una funzione del movimento unificato e coordinato. Quando un paziente sviluppa la coordinazione ottiene il controllo del proprio comportamento (…) è spontaneo perché la motilità del corpo non ha restrizioni. Alexander Lowen, 1965, p.100.

Padronanza o controllo?

Come abbiamo visto nella sezione dedicata alla espressione di sé, la soppressione della libertà espressiva organizza due schemi difensivi generali: la sottomissione o la ribellione. Due schemi difensivi che sono espressione di due modalità di espressione emotiva collegate ad emozioni che superano la finestra di tolleranza. La persona in cui prevalgono risposte di ribellione tende ad iperattivarsi mentre la persona in cui prevalgono risposte di sottomissione tende ad ipoattivarsi. Le emozioni che entrambe queste modalità cercano di regolare sono la paura intensa, la rabbia e la disperazione.

La soppressione dei sentimenti diminuisce lo stato di eccitazione del corpo e la capacità mentale di mettere a fuoco alcuni contenuti, diminuendo il senso di padronanza. La ribellione ci spinge a risposte impulsive e rabbiose mentre la sottomissione e l’accondiscendenza ci portano a subire, per paura, condizioni non rispettose della nostra dignità.Non siamo in grado di fronteggiare le emozioni e quindi rispondiamo con modalità di controllo cosciente, di evitamento e di perdita di messa a fuoco della realtà.Questi tre elementi e l’importanza della loro presenza, ci dicono già molto sulla qualità della padronanza della persona che abbiamo di fronte, permettendoci di raccogliere altri elementi diagnostici sul Sè corporeo.

Questi elementi hanno una diversa risonanza nei diversi caratteri (pdf) come possiamo vedere nei documenti allegati (Clicca sulle parole sottolineate).

La differenza tra padronanza e controllo può essere osservata non solo sulla base di aspetti mentali (controllo cosciente, evitamento, perdita di messa a fuoco) ma anche sulla base dell’interruzione alla libertà di movimento che può esprimersi, come abbiamo visto poco sopra, attraverso due organizzazioni difensive (Ribellione o Sottomissione) con:

RIGIDITA’:la rigidità generale del corpo previene il flusso d’eccitazione e degli impulsi. In un corpo rigido i movimenti espressivi diventano meccanici e sono esperiti come meri esercizi fisici e prevalgono gli aspetti di controllo.

COLLASSO:Corpi collassati con poco tono muscolare e privi di integrazione con notevoli difficoltà a eseguire i movimenti espressivi, che appaiono solo come gesti che non possono essere sostenuti o che crollano sotto stress. Flaccidità significa negazione del sentire, un arrendersi o negare che produce un collasso della muscolatura periferica. In questo caso l’organizzazione delle difese ruota attorno alla sottomissione.

FRAMMENTAZIONE: ogni parte è indipendente dal tutto ed è dovuta a profonde tensioni circolari che circondano le giunture principali e dividono il corpo in segmenti.

COMBINAZIONE dei precedenti elementi, ossia una struttura in cui alla rigidità di alcune aree si alterna il collasso di altre.

La contrazione muscolare ci parla

Il concetto bioenergetico fondamentale è che bisogna trattare ogni modello di tensione muscolare cronica a 3 livelli:

1)  la sua storia o origine nelle situazioni legate alla prima o alla seconda infanzia;
2)  il suo significato attuale in rapporto al carattere dell’individuo;
3)  il suo effetto sul funzionamento corporeo. Solo questa visione olistica del fenomeno di tensione muscolare può produrre quei cambiamenti nella personalità che possono avere valore duraturo.(Lowen 1965,p.106).

Rispetto alla padronanza questi tre passaggi ci permettono di comprendere quale sia il vantaggio attuale della scelta della persona e quale origine abbia avuto nella propria storia. Questa origine è molto spesso nutrita da una convinzione di fondo che funziona implicitamente e che è molto importante riuscire ad individuare.

Evitamento o distrazione

padronanza di seSpesso il controllo è un sostituito di una vera padronanza e copre una tendenza all’evitamento che si esprime con la distrazione o con la negazione. Sia il controllo che la distrazione e l’evitamento comportano una mancanza di vitalità. Il controllo comporta una modificazione della capacità di concentrazione.

Una persona è in grado di sostenere la carica eccitatoria delle proprie emozioni perché è capace di padronanza senza necessariamente attivare modalità di controllo. Questa carica eccitatoria fornisce nutrimento alla vitalità e stabilizza l’umore. Ma se perdiamo fiducia nella nostra padronanza dobbiamo necessariamente evitare situazioni che potrebbero fare emergere contenuti minacciosi, sfuocare la nostra percezione dell’ambiente oppure, concentrarci su particolari limitati, che sentiamo di poter tenere sotto osservazione, senza entrare in difficoltà.

La situazione più tipica di evitamento di emozioni minacciose è espressa dai disturbi fobici – che in genere si accompagnano per l’appunto, a modalità di evitamento – e dai disturbi legati alla difficoltà di concentrazione – una perdita di attenzione necessaria per non individuare gli stimoli pericolosi e che comporta una perdita di consapevolezza.

La domanda quindi sulla carica, che abbiamo affrontato nella sezione relativa alla espressione di sé, diventa quindi un anello di congiunzione anche rispetto alla padronanza. Meno la persona è padrona di se stessa, meno potrà tollerare la pressione, l’eccitazione, la carica che provengono da certe situazioni e più limiterà di conseguenza le proprie scelte, con una conseguente abbassamento del profilo di vitalità generale.

Entrare davvero nel mondo

schema LowenLa padronanza svolge però anche un’altra funzione importante: ci permette di sentirci parte di sfere d’azione sempre più ampie. Se guardiamo lo schema proposto da Lowen, crescere significa essere in grado di aprirsi ad appartenenze sempre più ampie. Ma se non siamo padroni di noi stessi dovremo evitare questa apertura ed evitare, di conseguenza, anche di appartenere, alla famiglia delle cose.

Per esistere dovremo cioè limitare il nostro appartenere, con una perdita che risulta evidente prima di tutto sul piano delle relazioni sociali. Lo schema accluso ci per- mette quindi una prima guida per comprendere in quali situazioni la persona sente di per- dersi e quali limitazioni impone alla sua espansione relazionale per mantenere un senso coerente di padronanza di sé.

Potremo quindi domandarci in quali ambiti – familiare, professionale, sociale o spirituale – si senta più adeguato e avremo una schema di come la sua padronanza gli permetta di esistere ed anche di appartenere al mondo.

Qual è il posto degli esercizi bioenergetici?

Lowen dedica una sezione specifica agli esercizi sulla padronanza di Sé nel suo libro “Bioenergetica” con quegli esercizi che mettono la persona in condizione di sperimentare l’ansia di cadere. Questa paura è significativa perché rappresenta una transizione tra l’essere senza grounding e il radicamento a terra. E’ inoltre espressione simbolica e reale della nostra padronanza di noi. Se l’ansia di soffocare esprime un bisogno represso di protendersi verso l’altro, l’ansia di cadere esprime la paura legata alla perdita di padronanza. Queste due paure sono collegate tra di loro e vengono sperimentate solo quando si dà la possibilità all’impulso di esprimersi oltre i limiti della propria struttura caratteriale. Come abbiamo visto nel contributo dedicato a “Hangs up e strutture caratteriali” per ogni tipo di carattere è possibile disegnare una qualità di paura di cadere. Questo aspetto – che può essere ulteriormente approfondito negli altri due contributi “Ruolo e funzione dei blocchi in bioenergetica “ e “Dall’essere appesi al grounding: la paura di cadere” – può essere esportato attraverso l’esercitazione classica di Lowen.

L’esercitazione a cadere

In questo esercizio la persona, in piedi su una gamba sola, con di fronte un materasso, deve rimanere nella posizione fino alla caduta. Per essere efficace la caduta deve avere una qualità involontaria. Questa semplice istruzione apre lo scenario del conflitto tra con- trollo e possibilità di lasciarsi andare. Alla fine la volontà deve cedere alla forza di gravità ma è estremamente interessante vedere quanto difficile e combattuta può essere questa “resa al corpo”(Lowen,1975, p. 179). La riflessione e il dialogo sull’esperienza del cadere apre un nuovo e più ampio scenario terapeutico e diagnostico.

Concludiamo così con una breve citazione di Lowen, relativa ad un dialogo con una pa- ziente che aveva appena fatto l’esercizio. Non è infrequente che il soggetto esclami spontaneamente:”Non sto per cadere”. La frase viene pronunciata con determinazione, a volte a pugni chiusi. Adesso la battaglia della resa al corpo è cominciata davvero. La battaglia che passa dall’abbandono del controllo e che matura una nuova padronanza di sè, intesa anche come possesso del proprio corpo, non più “ceduto” ai desideri dell’altro. Lasciamo parlare Lowen: “Per una giovane paziente che ripetè l’esercizio 4 volte, la lotta fu drammatica. Prima volta: < Non sto per cadere, non sto per fallire….ho sempre fallito e cadde>. Seconda volta:< Non sto per cadere…non sto per fallire….Fallisco sempre…Fal- lirò sempre. Di nuovo cadde e pianse>. Terza volta: “Ma non voglio fallire…Non dovevo cadere…Avrei potuto stare su per sempre…non sto per cadere…non posso stare su per sempre…Non posso e cadde”. Quarta volta:<Non sto per cadere…tutte le volte che pro- vo fallisco…non voglio provare…ma devo provare…Fallimento>. Perchè deve finire con il fallimento? chiese Lowen. Le chiesi cosa stesse cercando di realizzare:”Essere quello che gli altri si aspettano che io sia…”

Questo è spesso il compito impossibile che sta dietro la nostra perdita di padronanza, un compito destinato a fallire e portato avanti solo a prezzo del tradimento del corpo.

© Nicoletta Cinotti 2015

Foto di © Misterpabe, © Kayleigh Von Grimm

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