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La pervasività degli stereoptipi di genere

I BAMBINI GIOCANO CON LE MACCHININE, LE BAMBINE CON LE BAMBOLEElephant Journal

 

Recentemente, ho guardato un sacco di programmi per bambini. Cartoni animati, per essere precisi. E’ ciò che capita se hai un figlio piccolo. Io non sono il tipo di genitore che dice no alla televisione, o alla tecnologia, o agli altri elementi della nostra quotidianità digitalizzata. Dopotutto, questo è il mondo in cui viviamo oggi. La realtà è espressa in molti formati differenti- televisione, videogiochi, social network. Guardare questi programmi per bambini ha avuto come risultato un incredibile desiderio di comprare l’unicorno giocattolo My little pony per la mia bambina di 5 anni… lo so, lo so, lei sarebbe ancora troppo piccola per giocarci! L’improvviso e insaziabile impulso per tale acquisto, francamente, mi ha spaventato. Perché? Beh, oltre che per il fatto di confermarmi come una facile preda per il marketing e il consumismo, credo ci siano troppi stereotipi di genere coinvolti. E se gli stereotipi di genere hanno un effetto sulla mia mente inflessibile e arcaica di trentatreenne, che tipo di impatto avranno su quella così malleabile della mia bambina?

My little pony

Intanto per cominciare, perché my little pony è uno stereotipo di genere? Perché dalle bambine, nel loro ruolo di genere, ci si aspetta che spazzolino i capelli del loro unicorno di peluche, che ha ciglia incredibilmente lunghe e caratteristiche stranamente femminili, e accarezzino il suo morbido e candido dorso, mentre immaginano il loro uomo dei sogni (possibilmente un principe), precipitarsi a salvarle in sella a questo maestoso unicorno. Questa è la verità. Dalle bambine ci si aspetta che giochino coi pony, con gli unicorni di peluche, con le bambole, a volte con carrozzine di plastica, cucine finte, e forse, se sono fortunate, con set da tè, anch’essi ovviamente finti. I bambini, d’altra parte, giocano con le macchinine, con le armi, e con altri giochi più attivi, aggressivi e maschili. La pubblicità riflette questo. Ma chi viene prima, l’uovo o la gallina? O in questo caso, lo stereotipo di genere o la pubblicità?

In Gender Stereotypes in Advertising, uno studio condotto negli anni 90, Brown diceva: “Non vengono mai mostrate bambine usare giocattoli studiati per i maschi (per esempio pistole o macchinine) e nessuna pubblicità mostra bambini che giocano con giocattoli pensati per le femmine..” L’influenza del ruolo di genere veniva osservato a livello del linguaggio del corpo e dell’espressione faciale: le bambine apparivano più timide, allegre e meno assertive. Secondo uno studio condotto da L.J. Smith, chi guarda molta TV ed in particolare i cartoni animati, possiede più informazioni relative ad un adeguato comportamento rispetto agli stereotipi di genere tradizionali, di chi la guarda poco. Più recentemente, gli studi di Clothilde Gaudet (2014) , indicano che non è cambiato nulla negli ultimi due decenni, e che gli steretipi di genere perseverano nelle pubblicità per bambini.

Il colore come indicatore di genere

stereotipi-genereIl colore è il principale indicatore dell’appropriatezza di un giocattolo per bambini o bambine. Gaudet porta l’esempio del Leap Pad, distribuito inizialmente in blu e verde per i maschi, e poi nel 2010 in rosa per le femmine. Lo stereotipo di genere va oltre il colore che una bambina dovrebbe preferire, e si estende a quali tratti caratteriali sarebbero più appropriati da una prospettiva femminile, come l’affabilità e la gentilezza, e a quali tratti sono più appropriati da un punto di vista maschile, come la competitività e la forza (Gaudet, 2014). E inoltre, condiziona rispetto a quali siano le occupazioni future che una ragazza dovrebbe intraprendere, e quelle che sono più indicate per i ragazzi. E così si continua, dal momento che gli stereotipi sono rinforzati e sanciti dai modelli di ruolo che si propongono ai bambini. Qualcuno potrebbe sostenere che io faccia lo stesso, dal momento che il mio aspetto è estremamente femminile: mi trucco tutti i giorni, metto i tacchi alti (anche quasi tutti i giorni) e indosso vestiti aderenti. Lavoro in un settore tradizionalmente femminile (comunicazioni), e cucino quasi tutte le sere. Ma io non sono per niente mite né fragile.

Sono competitiva, diretta e brusca

stereotipiSono competitiva, diretta e a volte brusca. Ho tutte le caratteristiche non-femminili, e spesso gli altri me lo rimarcano. Per cui, dove tracciamo il confine? Che dire della teoria dell’uovo e della gallina? Sono venuti prima gli stereotipi di genere o i comportamenti radicati nella psiche degli uomini e delle donne? Dovrei spegnere la TV in questo preciso istante?! Beh no, perchè gli stereotipi di genere esistono ovunque, nei libri per esempio, e nelle altre persone, compresi noi stessi! E’ difficile giungere a qualche conclusione rispetto all’uovo e alla gallina, senza che si possa escludere i bambini da qualunque tipo di stimolo condizionante (compreso te stesso) Cosa dovremmo fare quindi? Credo che dovremmo avere un ruolo attivo nell’incoraggiare i bambini ad essere sé stessi. Anche se questo vuol dire una bambina estremamente determinata o un bambino sensibile. Quando ero una bambina, mi dicevano spesso che ero vivace o sfacciata, a volte prepotente. In realtà io credo di avere avuto solo una forte personalità,- qualcosa che avrebbe dovuto essere incoraggiata in un maschio. Recentemente qualcuno mi ha detto che la mia bambina di 5 anni è vivace e si chiedeva da dove avesse preso questa vivacità. Sì, lei è vivace. Questo è vero, per adesso. Ma lei un giorno potrebbe essere anche coraggiosa, intelligente, potrebbe essere un leader o un capo nel settore tecnologico. Campi riservati solo ai maschi. Anche se io non credo che lo siano. Almeno non più. Così anche se lei riceve il my little pony per Natale, le è anche concesso di essere la persona che intimamente sente di essere. Noi possiamo essere molte cose nello stesso tempo. Possiamo mettere i tacchi e truccarci e nello stesso tempo essere dei leader. Il genere esiste, ma è anche qualcosa di percepito e costruito, e il nostro ruolo è quello di incoraggiare i nostri bambini a essere quello che sono, e non quello che dice il loro genere.

Author: Lisa Portolan per Elephant Journal. Trad. di Maurizio Tuccio autorizzata da  Elephant Journal

Bibliografia:

Brown, B.A. (1998), Gender stereotypes in advertising on children’s television in the 1990s: a cross-national analysis. Journal of Advertising, 27 (1), 83-97.

Smith, L.J. (1994), Content analysis of gender differences in children’s advertising. Journal of Broadcasting and Electronic Media, 38 (3), 323-337

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