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La rabbia e la relazione

La rabbia è una emozione presente fin dalla nascita. Ha la funzione di attivare risposte protettive, difensive e di sopravvivenza ed è presente sia nei primati che negli esseri umani.

E’ anche una emozione che riveste un ruolo centrale nell’educazione. Infatti imparare a gestire le risposte aggressive spesso è un compito che i genitori portano avanti durante tutta l’infanzia. Perché, se è vero che è presente fin dalla nascita e che svolge una funzione necessaria, è anche vero che è fonte di molte difficoltà e di problemi soprattutto nella sfera relazionale.

La rabbia e la relazione

relazioni-straordinarieIn condizioni di salute la rabbia è un sentimento poco presente nelle relazioni, perché è una delle emozioni che più mettono a repentaglio la coesione del legame. La rabbia inoltre tende ad essere inversamente proporzionale alla situazione di cura reciproca e amorevole che contraddistingue la relazione. Possiamo quindi dire che la presenza della rabbia all’interno di una qualsiasi relazione denota una difficoltà proprio in ordine alla cura.

Una frustrazione eccessiva agisce in questo caso come innesco della reazione di rabbia. Frustrazione che è eccessiva soggettivamente; il partner coinvolto può infatti essere inconsapevole dell’impatto del suo comportamento e la sensibilità alla frustrazione può essere esacerbata da fattori caratteriali o fattori di stress esterni alla relazione stessa.

La rabbia come vendetta ovvero la conclusione di un rancore

Nelle relazioni affettive la rabbia prende spesso la forma della vendetta come conclusione di una situazione di tensione protratta e senza una adeguata scarica. Uno dei problemi connessi a questo sentimento, è la sensazione di tensione che l’accompagna. In assenza di una possibilità adeguata di scarica della tensione aggressiva si può produrre una escalation che può diventare simmetrica. In poche parole la rabbia tende ad essere contagiosa e ad innescare risposte altrettanto aggressive. Risposte che sono controproducenti quanto, spesso, fuori controllo.

bullismoNella vendetta poi si verifica una specie di paradosso: puniamo – e quindi allontaniamo – proprio chi potrebbe darci, attraverso il contatto e la vicinanza, sollievo al nostro dolore. La causa della nascita della vendetta è sia individuale – ossia connessa alla modalità personale di gestione della rabbia – che relazionale. Manca lo spazio dell’elaborazione del conflitto e questo fa sì che la rabbia si trasformi – per mancanza di elaborazione – in rancore e infine in vendetta.

Cosa aiuta a gestire la rabbia nella relazione

fotoIn situazioni di aggressività relazionale il primo elemento importante è quello di non reagire con altrettanta aggressività ma rinforzare invece il legame, la cura, la comunicazione. L’elemento chiave è il legame: quanto migliore è il rapporto e quanto più sono forti gli obiettivi condivisi, tanto più è efficace un processo di riduzione del conflitto. Il secondo elemento è la capacità di non farsi trascinare in una escalation simmetrica che rinforzerebbe la rabbia di chi ha aperto il conflitto. Il terzo elemento è il mantenimento di un atteggiamento di cura.

Se queste condizioni si realizzano diventa possibile aprire una comunicazione nella quale è centrale mettere a fuoco il problema da una diversa prospettiva, in modo da mostrare una speranza e una via d’uscita nella difficoltà. Questo passaggio è importante perché non dobbiamo dimenticare che la rabbia, alla sua radice, nasce da una sensazione di minaccia. Riportare l’attenzione alle possibilità di soluzione, rafforza il senso di sicurezza e diminuisce la sensazione di pericolo.

Non evitare il conflitto

foto (2)Il conflitto è come il pesce – dice Kohlreiser un famoso mediatore americano – se viene tenuto nascosto inizia a peggiorare e il suo odore si diffonde nell’ambiente. La tendenza ad evitare il conflitto o a chiuderlo in una scatola, come fa il bambino di un libro dedicato alla gestione della rabbia, non migliora la situazione. E’ vero che non vanno aperti conflitti non necessari, né provocati ma è importante essere in grado di affrontare i conflitti esistenti aprendo l’argomento direttamente e affrontandolo attraverso il dialogo.

Il dialogo serve anche a mantenere aperta la prospettiva delle necessità reciproche. Nella rabbia infatti rischiamo di vedere chi ci fa arrabbiare come se fosse un oggetto privo di sentimenti, ragioni ed emozioni. E’ questa trasformazione e reificazione dell’interlocutore in un oggetto senza emozioni che permette di portare avanti la propria protesta ad oltranza.

L’intelligenza emotiva

Qualche anno fa uscì un libro che cambiò la prospettiva di guardare alla relazione tra intelligenza ed emozioni. Era L’intelligenza emotiva, di Daniel Goleman. Quello che Goleman sottolineava è che la capacità di comunicare e di comprendere gli altri nasce dalla capacità di riconoscere le proprie emozioni, di regolarle e, di conseguenza di regolare anche quelle altrui. Se non sappiamo riconoscere la nostra rabbia – e questo avviene più frequentemente di quello che pensiamo . non la sapremo regolare e non sapremo farlo nemmeno con quella altrui. Per iniziare quindi ad intervenire nelle situazioni di conflitto dobbiamo quindi fare un primo passo che è guardare con sincerità a cosa proviamo e a come reagiamo quando l’altro diventa aggressivo. In molte situazioni di conflitto relazionale le persone sono molto in grado di descrivere il comportamento dell’aggressore ma sanno spesso molto poco di come si sentono loro e di cosa può aver innescato il conflitto.

Connetterci con maggiore profondità alle nostre emozioni permette anche di comprendere con maggiore profondità le emozioni dell’altro, senza farsi sopraffare.

I cinesi hanno un detto “Non si ascolta con gli orecchi ma con il cuore”. Se non ascoltiamo i segnali emotivi non stiamo realmente ascoltando. G. Kohlrieser

© Nicoletta Cinotti 2014

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