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La teoria polivagale di Stephen Porges

L’abilità di osservare il battito cardiaco negli ultimi anni è diventato una specie di porta d’ingresso per considerare i fenomeni psico fisici e osservare come il sistema nervoso regola i nostri corpi. Quando osserviamo variazioni nel nostro ritmo cardiaco, in risposta al variare degli stimoli che provengono dalle viscere o dalla periferia del corpo, è la regolazione vagale che assicura al nostro organismo quel necessario equilibrio tra flessibilità o stabilità che ci è tanto necessario.
Questo elemento assume, nella teoria polivagale di Porges un ruolo centrale per comprendere come il nostro sistema nervoso risponde alle esigenze di adattamento all’ambiente.
Altro elemento importante della sua teoria è quello relativo al prevalere, per noi come per tutti i mammiferi, di esigenze sociali che hanno non solo una funzione relazionale ma anche di regolazione psicofisiologica. Secondo Porges la nostra propensione alle relazioni sociali è funzionale alla nostra necessità di regolare, attravero gli scambi e il contatto, i nostri parametri fisici e psicologici. Fondamentalmente infatti noi creiamo relazioni sociali che hanno lo scopo di farci sentire sicuri e di mantenere il nostro benessere psicofisico
Le interazioni quindi, con la loro opportunità di fornirci intimità, affetti positivi e sicurezza non svolgono solo una funzione emotiva ma anche una funzione di regolazione del nostro sistema fisico mediato attraverso le risposte vagali.
Le relazioni sociali devono essere appropriate per la situazione fisiologica che abbiamo altrimenti, anziché fornire supporto, diventano una fonte di stress. Possiamo quindi dire che la teoria polivagale affronta il tema della risonanza fisiologica delle interazioni sociali, dove le interazioni mente corpo non sono considerate legate da una correlazione ma sono considerate la stessa cosa vista sotto due profili diversi. Una piena aderenza quindi al principio reichiano dell’identità funzionale mente corpo.
In questo quadro la ricerca tende ad investigare come l’amicizia e le interazioni sociali possono contribuire al diretto miglioramento della salute o al recupero dopo un abuso o un incidente fisico.
Il punto centrale è che quando siamo emotivamente in uno stato difensivo non siamo in grado, dal punto di vista metabolico, di attivare processi virtuosi di guarigione fisica. Questo significa che il benessere emotivo gioca un ruolo essenziale anche nei processi fisici di guarigione perché le emozioni negative attivano, a livello fisiologico, una reazione di allarme che interferisce con il metabolismo di recupero dalla malattia. Per questo il nervo vago riveste un ruolo centrale nella teoria di Porges: infatti permette la comunicazione tra la periferia del corpo e il cervello e può veicolare i segnali di rassicurazione, cioè di assenza di pericolo. Cosa ancora più interessante per l’analisi bioenergetica è che il nervo vago risponde ai processi di espirazione, uno degli obiettivi del lavoro corporeo.
Quando viene segnalato un rischio a livello centrale il sistema di rassicurazione del nervo vago viene disattivato e si attiva invece il sistema di risposta difensiva che si struttura attorno a due polarità “attacco” e “fuga”.

La teoria polivagale descrive, in buona sostanza, il funzionamento del sistema individuale di calma e connessione, attraverso sia i segnali corporei non verbali che attraverso le relazioni sociali. I segnali non verbali che sono tipicamente coinvolti sono i gesti della testa, delle mani, la prosodia della voce, l’espressione della parte superiore del viso. Tutte queste informazioni vengono lette dalla corteccia temporale che ne individua l’intenzionalità e decide se iniziare una interazione o ritirarsi.
Quindi il sistema di conforto è legato all’espressione del viso mentre il sistema difensivo può comportare, oltre alla risposta di attacco e fuga, anche la risposta di freezing o immobilizzazione.
La teoria polivagale ipotizza tre sistemi gerarchici di risposta agli stimoli ambientali: il primo livello è costituito dal sistema nervoso autonomo. C’è poi un sistema di soglia che regola la percezione del dolore e che può eliminare la percezione del dolore stesso quando supera una certa soglia, come espresso nei lavori di Porges sulla finestra di tolleranza. La caratteristica di questo sistema è quella di produrre il fenomeno del distacco dissociativo in condizioni estreme di abuso e la risposta di immobilizzazione.
Il problema è che, mentre il sistema nervoso autonomo passa facilmente da una risposta simpatica di attivazione ad una parasimpatica di disattivazione, questo sistema di soglia, una volta attivato, non ha un processo automatico di disattivazione. Questo processo è mediato dal nervo vago. Il vago è un nervo sia motore, collegando il tronco encefalico alle viscere, che sensore (80%) collegando i segnali viscerali al tronco encefalico. Nel caso delle fibre motorie si tratta di fibre mielinizzate e regolano le aree al di sopra del diaframma, mentre le fibre sensorie sono demielinizzate e regolano le funzioni sottostanti al diaframma. Per Porges la consapevolezza che la risposta vagale può modificarsi attraverso i segnali positivi della mimica facciale e attraverso il lavoro sull’espirazione diventa importante proprio in ordine alla possibilità di uscire dalla risposta traumatica di immobilizzazione.
Quello che abbiamo bisogno di comprendere, dice Porges, è che qualunque processo di cura, fisica e psicologica, richiede un livello di buona reciprocità relazionale e la sensazione di essere in condizioni di sicurezza perché non si attivi – o si disattivi – la risposta vagale al pericolo.

Questo articolo è tratto dai miei appunti del corso organizzato sul trattamento dl trauma dal National Institute for the Clinical Application of Behavioural Medicine, www.nicabm.com.
A cura di Nicoletta Cinotti

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