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La vergogna e il trattamento bioenergetico

La Vergogna ed il suo Posto nel trattamento bioenergetico

La vergogna è un sentimento di cui, lavorando con il corpo, ci occupiamo moltissimo. Per Reich l’emergere della sensazione di vergogna era l’indicatore primario dell’esistenza di un blocco. Inoltre molto spesso uno degli ostacoli al lavoro corporeo è proprio un intenso sentimento di vergogna che rende difficile, per il paziente, l’esplorazione anche attraverso gli esercizi corporei.

Oggi di vergogna parliamo molto per il particolare interesse rivestito dai disturbi narcisistici.

La vergogna, il lato nascosto del narcisismo

dragoShame, the Underside of Narcissism, di Andrew P. Morrison (1989), in particolare, è uno studio psicoanalitico decisivo su questo tema. La tesi di base di Morrison è che la vergogna abbia un ruolo centrale nella terapia e che il fallimento terapeutico e la conclusione prematura della relazione terapeutica spesso siano la conseguenza di un fallimento nell’elaborazione del sentimento di vergogna durante il trattamento.

In due dei suoi libri più importanti, Paura di vivere e Il Narcisismo, Alexander Lowen (1980, 1983) non nomina la vergogna, anche se ad essa fa continuamente riferimento. In Paura di vivere Lowen affronta il tema della “saggezza del fallimento”, tema strettamente connesso con l’elaborazione del sentimento di vergogna.  Phil Helfaer nel suo lavoro “Sex and Self-Respect, The Quest for Personal Fulfillment (1998) affronta la questione della vergogna in una prospettiva bioenergetica, inquadrando il rispetto di sé come un concetto corporeo che fornisce una cornice per comprendere sia il sentimento della  vergogna che la colpa.

Il rispetto di Sé in Helfaer

Il rispetto di sé, per Helfaer, è un concetto corporeo, non psicologico. Si basa sulla capacità dell’individuo di autoregolarsi in base al proprio corpo o ai propri stati organismici, desideri e sensazioni intesi non solo come sensazioni positive ma come stati sensoriali del corpo. Il rispetto di sè significa essere in contatto con i propri sentimenti e con i propri stati corporei permettendosi di lasciarsi guidare da essi. La capacità di rispettarsi è una espressione della vitalità, della motilità e lo scorrere della propria energia vitale. Riflette la capacità di essere pienamente in contatto con se stessi e con il mondo esterno. La nostra capacità di rispettarci può essere sopraffatta da richieste irrealistiche e perfezionistiche, così come da immagini irrealistiche e grandiose. Può essere minato da sentimenti di bassa autostima, come da altre sfumature del sentimento di  vergogna: l’odio di sé, umiliazione, senso di fallimento, di inadeguatezza, di distruzione sessuale, da carenze nel funzionamento dell’Io ed un senso di bisogno e di mancanza di indipendenza ed autonomia.

La vergogna: esperienza universale

aggrapparsiLa vergogna è un’esperienza universale. Tutti l’abbiamo provata. Sappiamo cosa vuol dire provare sentimenti di inutilità, scarsa auto-stima, fallimento e sensazione di inadeguatezza. Sappiamo cosa significa sentire di non appartenere a niente e a nessuno, sentirci esclusi, sentire di aver perso le nostre relazioni importanti. Sappiamo cosa significa provare vergogna per la nostra condotta, per i nostri desideri ed il nostro comportamento. Sappiamo cosa significa vergognarci del nostro corpo o di parti del nostro corpo, della nostra sessualità, dei nostri desideri. Sappiamo cosa significa essere pieni di vergogna, desiderare di sprofondare nella terra o di sparire.

Le dolorose sensazioni di vergogna sono tutte familiari. Anche l’esperienza dell’umiliazione non è meno familiare: sentirsi svalutati, sentire la propria dignità distrutta in maniera dolorosa da qualcuno più potente o che sembra tale. Esiste anche un’esperienza di vergogna che è associata con l’identità della persona tale per cui il soggetto sente il proprio essere e la propria identità come vergognosi.

Psicodinamica della Vergogna

Lo studio di Morrison sulla vergogna è anche uno studio del narcisismo, e si basa su un visione intrapsichica del Sè vissuta come fondamentalmente imperfetto e difettoso (Morrison, 1989, pp.134-35). “L’essenza del tratto narcisistico è un desiderio di assoluta unicità e valore per qualcun’altro, un ‘altro significativo’ ” (p.48). La vergogna “riflette l’esperienza soggettiva di ambizioni grandiose frustrate, di tentativi falliti di compensare le ambizioni irrealizzate o desideri insoddisfatti di raggiungere gli ideali, è l’impronta del Sè sconfitto, impoverito, del Sè che non ha realizzato i propri obiettivi” (pp. 80-81). Per questi motivi, la vergogna “guadagna un posto centrale nell’esperienza narcisistica” (p.62). E’, in ultima analisi, la conseguenza del fallimento nell’incontrare gli obiettivi e le aspettative dell’ideale dell’Io.

La dialettica del narcisismo

stelo…c’è una dialettica continua – afferma Morrison – che genera tensione tra la grandiosità narcisistica ed il desiderio di perfezione e l’arcaico senso del Sè come difettoso, inadeguato ed inferiore, che insegue la realizzazione della separazione e della dipendenza dagli oggetti. Allo stesso modo, esiste una dialettica metaforica tra il desiderio di assoluta autonomia ed unicità ed il desiderio di fusione e di ricongiungimento perfetti idealmente proiettati. La vergogna ed il narcisismo si compenetrano, dato che il Sè  viene vissuto, in primo luogo, come solo, separato, piccolo e, di nuovo, grandiosamente, che combatte per essere perfetto e ricongiunto con il proprio ideale (p.66).

Questo passaggio dipinge il caos interiore, la confusione, il tormento e lo shock. Sarebbe ugualmente corretto dire che se la persona si trova in uno stato di caos, confusione, tormento, la mente lotta per trovare una via d’uscita e una forma di organizzazione coesiva tra alternative competitive, che, nella fantasia, sono tutte possibili, ma nessuna è effettivamente funzionale. La necessità di adattamento significa stress che mette alla prova l’integrità, la coesione o la sopravvivenza del Sè.

Uno degli elementi caratteristici della vergogna, che ne rende l’elaborazione più difficile, è che raramente viene portata come elemento esplicito. “La vergogna porta a nascondersi per paura di rendere il proprio Sè inaccettabile” (Morrison, 1989 p.2). Spesso ciò che emerge sono le difese che sono state strutturate rispetto al sentimento di vergogna. Rabbia, disprezzo, invidia, depressione, ipocondria, mania possono essere delle difese rispetto alla vergogna. ( Morrison, 1989). Anche i tratti caratteriali di arroganza, superiorità, così come la grandiosità, sono difese ben conosciute contro la vergogna. La vergogna o l’umiliazione possono trovarsi alla base di alcuni sintomi somatici.

Tradurre in realtà corporee quotidiane

apriQuesto linguaggio può essere tradotto in realtà corporee, quotidiane. Significa che i fallimenti genitoriali nel rispondere ai bisogni del bambino in una maniera positiva e facilitante portano allo sviluppo di un Ideale dell’Io incongruente con il Sè reale, corporeo del bambino. Ideali, aspirazioni ed obiettivi irrealistici ed irrealizzabili si sviluppano come una compensazione adattiva aprendo così lo sviluppo di una vulnerabilità narcisistica rispetto alla vergogna. In aggiunta, l’adulto cresciuto da un tale bambino, con tutta probabilità, proverà vergogna rispetto ai propri bisogni infantili. Tali bisogni continueranno nell’età adulta sotto forma di oggetti compensatori proiettati su un adulto idealizzato o, più facilmente, troveranno espressione nelle distorsioni caratteriologiche difensive di tali bisogni.

Nella situazione più sana, la risposta genitoriale permette lo sviluppo di aspirazioni, obiettivi ed ideali che sono congruenti  con le sensazioni di benessere corporeo e con il rispetto di sé basato sul rispetto delle sensazioni e dei limiti corporei. Gli adulti sani proveranno ancora vergogna di fronte agli inevitabili fallimenti o indegnità, ma tali esperienze non riattiveranno quella ripetitiva sequela che deriva da una cronica vulnerabilità alla vergogna.

Prospettive caratteriologiche ed energetiche sulla vergogna

sorpresaLa prospettiva bioenergetica porta immediatamente l’attenzione alla vergogna corporea, una vergogna che pervade l’identità, la sensazione che quello che io sono è vergognoso e che il mio corpo, le parti del mio corpo e le espressioni corporee sono vergognose. Questa è la vergogna del Sè corporeo, del Sè sessuale, erotico, della persona che cerca di realizzare uno stato corporeo positivo. Questa vergogna ci separa dai nostri aspetti erotici. Nei sogni la vergogna si esprime spesso attraverso l’immagine di essere nudi in pubblico, specialmente con la parte inferiore del corpo, i genitali e la parte posteriore, esposti. La vergogna sociale può essere una difesa o uno spostamento della vergogna corporea. 

Spesso rimaniamo ancorati a ideali inarrivabili formatisi nell’adolescenza o perfino prima e, nella maturità siamo annientati dalla frustrazione per una realizzazione che temiamo – o sappiamo – non raggiungerà mai. A questo punto la vulnerabilità per le esperienze di deprivazione subite nell’infanzia aumenta. La depressione che ne consegue è “vuota”, perché è rimasta la memoria esperienziale corporea di quegli stadi precoci, con il vuoto della deprivazione.

Aprire nuove possibilità

Tutto questo apre nuove possibilità. Se gli ideali e gli obiettivi della maturità non si realizzano, lasciando un vuoto, l’uomo maturo può, rispettandosi, trovare una maggiore connessione con  il Sè corporeo in quella stessa esperienza di vuoto. Senza il rispetto di sé, il vuoto lasciato dal crollo degli ideali può condurre alla depressione narcisistica; finché non si ristabilisce la connessione con il proprio corpo non possiamo ristabilire aspettative più ragionevoli su di sé. 

Nuove possibilità cliniche si possono aprire attraverso il movimento, visto che la vergogna porta – sempre – una riduzione della mobilità e motilità corporea. Quando parlo di movimento, mi riferisco al movimento energetico, così come al movimento in senso letterale. Più precisamente, mi riferisco al movimento che si verifica nello stato di piacere, di eccitamento e di sintonizzazione (Schore, 1994, p.203). Il movimento è basato sul movimento pulsatorio di base del corpo e dei suoi tessuti. Questo movimento è vita. Quando il movimento si ferma, da quel momento la vita si ferma. Pertanto il bambino che si vergogna, umiliato, si ritira, collassa. Al contrario, il bambino che è visto ed apprezzato, che è sostenuto energeticamente è dritto, vivace e sicuro di sè. Il brusco passaggio dall’eccitamento espansivo, sicuro di sè, alla contrazione vergognosa può essere all’origine della malattia somatica presente nella nostra vita (Helfaer, 1998, pp.13-18).

Il modello di Helfaer

Il modello di Helfaer offre una possibilità di comprensione dell’affetto della vergogna. Per lui la vergogna si sviluppa come risposta sistemica all’esperienza di umiliazione o abbandono cronico, dolorosi del bambino. In questo caso, la vergogna diventa parte di un sistema di credenze che possono anche sembrare indefinite ed inarticolate, ma sono comunque reali per l’individuo. Queste idee, queste credenze, hanno il compito di spiegare all’individuo il proprio dolore. Si potrebbe dire che, in questo caso, la mente segue il corpo. In ogni caso, l’esperienza di vergogna è integrata nella personalità o carattere e diventa un agente per la gestione del flusso e della espressione energetica (Helfaer, 1998, pp.144-53). La contrazione cronica dell’esperienza precoce di vergogna è il fondamento per costruire e mantenere questo sistema.

Le esperienze precoci di vergogna si verificano all’interno del contesto dei legami vitali del bambino e strutturano un sistema di odio di sè che diventa la risposta del bambino al fallimento dei propri tentativi di connettersi, di ricostruire la relazione vitale come dovrebbe essere, di costruire l’amore e l’amabilità. Essi sono tentativi di ricostruire un Sè coesivo a partire da una esperienza di frammentazione.

Vergogna e sessualità 

La vergogna, la colpa, l’odio di sè e l’umiliazione caratteriali possono essere compresi come distorsioni di un salutare processi di rispetto nei confronti di se stessi. Per Helfaer sono tutte emozioni caratterizzanti questo sistema di odio verso se stessi connesso al disagio narcisistico.

Le violazioni della sessualità in via di sviluppo, che possono prendere molte forme, sono una considerevole fonte di queste distorsioni. La vulnerabilità alla vergogna  o la vulnerabilità all’umiliazione derivano direttamente da esperienze di violazione sessuale. Helfaer considera la sessualità e il processo di sviluppo del Sé come i fattori basilari organizzatori della personalità. Se il sesso è l’espressione biologica concreta della sessualità, il rispetto di sé è l’espressione biologica dello sviluppo del Sè della formazione della propria identità profonda. L’identità sessuale è coinvolta in entrambi questi processi di sviluppo.

Lo sviluppo dell’identità sessuale può essere suddiviso in tre stadi principali. Nel primo stadio, che coinvolge il bambino nella relazione materna, il bambino può sviluppare una sensazione di essere “della specie”umana, la stessa specie materna. Lo stadio intermedio è quello che viene usualmente chiamato il periodo edipico (Helfaer, 1998, Capitolo 2). Il terzo stadio si verifica nell’adolescenza. Qui, la sfida è l’integrazione all’interno del Sè del desiderio sessuale e di una percezione di un corpo sessualmente maturo in modo tale che il giovane sia in grado di funzionare nel mondo sociale scegliendo un compagno e permettendo a sé stesso di essere scelto.

Lo sviluppo della vergogna

Ognuno di questi stadi ha diverse possibilità in termini di sviluppo della vergogna. L’identificazione con i genitali, quando è interrotta da abitudini sessuali negative, moralistiche, imbarazzanti e rifiutanti (violazioni della sessualità), esita nella vergogna genitale e nella castrazione. Helfaer definisce la qualità della vergogna che può insorgere in adolescenza come rovina sessuale, sensazione di imperfezione, di essere oggetti troppo svalutati per essere scelti o per essere liberi di scegliere un compagno desiderabile.

Umiliazione

L’umiliazione, un aspetto dell’esperienza di vergogna, merita speciali considerazioni, perché è particolarmente devastante. L’umiliazione è considerata da Morrison come “quella speciale forma di vergogna sperimentata in un contesto interpersonale” e l’internalizzazione di questa esperienza produce un “oggetto interno persecutorio” (Morrison, 1989, p.118). La formazione del Sé ideale è intessuta da esperienze di vulnerabilità alla vergogna. Con l’umiliazione,si sviluppa un oggetto interno persecutorio.Questa è l’esperienza del “bambino odiato”.

Trattamento

Morrison afferma succintamente, “Se l’antidoto per la colpa è il perdono quello per la vergogna è l accettazione di Sè, nonostante le debolezze, i difetti e i fallimenti” (1989, p. 82). L’atteggiamento di accettazione del terapeuta si colloca nel più ampio contesto del rispetto per la condizione, i sentimenti e la realtà del corpo così come questo è nel momento presente. E’ questo atteggiamento che conduce al rispetto di sé, che è la base dell’auto-accettazione.

Morrison descrive la psicoterapia della vergogna: “Un’immersione empatica protratta nello stato sensoriale di ogni paziente…solitamente rivelerà profondi e dolorosi sentimenti di vergogna…La loro scoperta, l’elaborazione e la definitiva realizzazione che terapeuta e paziente possono accettarli allo stesso modo, rappresenta il fattore curativo principale per ogni trattamento riuscito. Nel raggiungere questo obiettivo, i terapeuti dovrebbero essere aiutati e guidati dal riconoscimento, tramite una identificazione virtuale, del loro personale fallimento nel raggiungere gli obiettivi e nel realizzare ambizioni ed ideali, della grandiosità e dei fallimenti personali. In breve l’invito è a confrontarsi con i propri fallimenti e la vergogna  ed il dolore che l’accompagnano.” (1989, p.82)

L’approccio energetico alla psicoterapia può essere intrapreso con lo stesso tipo di sensibilità per la propensione alla vergogna del paziente, alla sua vulnerabilità narcisistica ed ai suoi bisogni per le funzioni di oggetto sè del terapeuta così come dovrebbe essere  nel caso della psicoterapia verbale.

La natura distintiva della bioenergetica porta immediatamente la vergogna al centro della relazione terapeutica: la sua essenza può essere catturata dalla frase “vedere la persona” (Helfaer, 1998). Il lavoro con il corpo è basato su una disciplina del guardare e vedere con il contatto. Dal momento che c’è un qualsiasi tipo di propensione alla vergogna, essa sarà facilmente ed alle volte immediatamente stimolata dalla consapevolezza degli occhi del terapeuta, vissuto dal paziente come il proprio “occhio rivolto all’interno”.

Il guardare e l’osservare rispettosi

Il guardare e l’osservare rispettosi devono essere basati sulla profonda accettazione da parte del terapeuta di sé stesso ad un livello corporeo, un’accettazione che sarà registrata dal cliente come un senso di rispetto che traspare nel suo modo di guardare e di stare in contatto. A questo punto il lavoro energetico può essere indirizzato ad aiutare il paziente a costruire un senso di rispetto di se del proprio corpo che sosterrà l’esplorazione del proprio movimento.

L’analisi bioenergetica, per sua natura, può anche accedere immediatamente e direttamente ad un altro aspetto dell’esperienza di vergogna. Come notato prima, la vergogna ha elementi cognitivi ed emotivi. L’aspetto cognitivo del sistema di vergogna è un insieme di credenze, fantasie, immagini idealizzate ed idee, alle volte sfumate e vaghe, spesso molto particolareggiate, che definiscono cosa “Dovrebbe essere” il Sè con cosa si dovrebbe misurare. Le dolorose emozioni di vergogna sono esperienze corporee. Il sistema emotivo e quello di credenza, il sentimento e gli ideali hanno bisogno di essere separati l’uno dall’altro. Questa separazione comincia dal momento in cui il corpo diventa il punto centrale.

Nella nostra vergogna, noi viviamo nella delusione. La delusione consiste nel fatto di provare una sensazione orribile perché non ho soddisfatto questo e quest’altro ideale. Nella realtà, possiamo dire che siamo convinti della verità delle nostre idee perché proviamo emozioni dolorose. Come R.D. Laing scrisse (1970, p.10):

“Io non mi sento bene

quindi sono cattivo

pertanto nessuno mi ama.

Io mi sento bene

quindi sono buono

pertanto tutti mi amano.”

E’ molto difficile abbandonare le aspettative irrealistiche del Sè rappresentate nella “immagine del Sè ideale”. Che cosa lo rende così difficile? Perchè insistiamo in questo modo sul nostro senso di fallimento e di imperfezione? Cosa rende la ricerca dell’oggetto-sè così lunga? Tutte queste domande si trovano nella fantasia e nell’irrealtà, tuttavia esse possono dominare la personalità, anzi, dominare una vita intera. Queste domande portano la nostra attenzione sul fatto che noi non ci stiamo relazionando semplicemente con una “emozione” di vergogna, ma con un sistema di vergogna o con un sistema di odio di sè; e questi sono aspetti del carattere. Il sistema di vergogna e le emozioni ad esso correlate, sono, infatti, componenti chiave per il mantenimento delle limitazioni caratteriali.

Qui, il lavoro bioenergetico dà il suo contributo unico al trattamento influenzando le modificazioni del processo energetico. Il lavoro bioenergetico, in parte, influenza queste modificazioni influenzando specifici aspetti del funzionamento somatico. Questi includono la tensione muscolare, la respirazione bloccata, il trattenere l’espressione emotiva e  lo squilibrio delle risposte del sistema nervoso autonomo. Comunque, mentre un intervento bioenergetico è molto specifico nel modo in cui influenza una funzione corporea, la persona resta il centro del lavoro e e la mancanza di contatto è sempre il tema energetico sottostante.

La terapia bioenergetica porta l’attenzione anche alla sovraeccitazione del sistema nervoso simpatico, incoraggiando un equilibrio con il sistema parasimpatico. L’obiettivo terapeutico è la regolazione. Una regolazione dell’iperattivazione si può ottenere attraverso la respirazione ritmica profonda, il pianto e la scarica espressiva della rabbia. In altri casi, con il trauma,è la branca parasimpatica ad essere sovraattivata. Lo shock, il congelamento e i sintomi gastro-intestinali ne possono essere un esempio. Anche la depressione e l’ansia, in modi diversi, rappresentano lo squilibrio e la sovraeccitazione sia del sistema nervoso simpatico sia di quello parasimpatico, così come altri disturbi del sistema nervoso centrale e di quello ormonale. Il lavoro energetico in questi casi si focalizza, in modi differenti, sulla “regolazione verso il basso”.

Questione di Relazione

Nel condividere empaticamente l’esperienza del paziente attraverso i livelli di difesa, le esperienze dolorose di vergogna e le loro origini vengono toccate caratteriologicamente ed energeticamente. Attraverso il lavoro energetico sintonizzato con le emozioni dolorose, favorendo il respiro che libera il pianto ed il dolore, tra gli altri processi, il lavoro bioenergetico favorisce la guarigione delle contrazioni dolorose e delle emozioni correlate e permette il rilascio dei pattern di iperattivazione. Nel fare questo l’attenzione al corpo permetto lo svilupparsi, il rafforzarsi e il consolidarsi di un atteggiamento rispettoso nei confronti di se e dei propri limiti.

Le relazioni di coloro che sperimentano vergogna, umiliazione o di odio di sè, sono inevitabilmente gravate da identificazioni proiettive. Ciò che è dentro viene messo fuori e ciò che è fuori è poco più che un palcoscenico per mettere in atto il dramma interiore. Il risultato esperienziale è l’infelicità intrisa di confusione. C’è confusione perchè ricerchiamo eventi, scene ed episodi relazionali che offrano il palcoscenico esterno per rivivere le esperienze dolorose di vergogna e di odio di sè che emergono da fonti interiori.

L’intenzione della terapia è aiutare il paziente ad essere in contatto con l’esperienza interiore. Ristabilendo un contatto più profondo con se stesso le parti alienate e l’energia impiegata nell’estraniamento, nella proiezione e nelle esperienze proiettive può essere nuovamente investite nel Sè.

Qui, il contributo della bioenergetica è di aiutare il soggetto a trovare ed a correggere il proprio movimento, a liberare la pulsazione dalle restrizioni caratteriali ad un livello di atteggiamento ed energetico.

Rispettarsi

In questo contesto, è molto importante notare che rispettarsi, non significa non sentire la vergogna o il dolore. Al contrario, è la predisposizione nei confronti del Sè che permette di sentire e di “sopportare” la vergogna ed il dolore. Permette di sopportare le emozioni piuttosto che sopportare gli effetti della lotta contro di essi. Nel sopportare la vergogna, possiamo, in un certo senso, completare un’esperienza, sentirla dall’inizio alla fine. Possiamo guardare alle origini della vergogna all’interno della nostra personalità e della nostra storia. Anche questo prepara il terreno per l’auto-accettazione, l’antidoto alla vergogna, l’accettazione del proprio Sè con i suoi limiti e i suoi fallimenti.

© a cura di Nicoletta Cinotti

Per ulteriori approfondimenti si suggerisce di leggere P. M. Helfaer in Manuale di Analisi Bioenergetica, Angeli editore.

Oggi il Manuale di analisi bioenergetica si trova anche su www.anobii.org

 

 

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