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Mi capita spesso, in questi giorni, di sentirmi dire “Ho appena iniziato ma mi sembra che le vacanze siano lontane anni”, oppure “Ho appena ripreso e avrei già bisogno di andare in vacanza”. Io lo chiamo effetto immersione. Quando riprendiamo la nostra quotidianità – che sia lavoro o quotidianità in senso ampio – riprendiamo il nostro consueto meccanismo di vita. Che ci stritola non solo perché è troppo pieno ma anche, e soprattutto, perché è meccanico. Non ha posto per gli imprevisti, non ha posto per la pausa.

È come se la nostra vita diventasse più grande di noi: una specie di macchina gigantesca che ci ingloba fino a soffocarci. In questo senso la vacanza rischia di essere una fuga momentanea che ci permette di tornare a farci stritolare, senza pietà e senza ritegno.

Perché costruiamo dei meccanismi, degli schemi, delle routine? Per amore dell’efficienza. Per timore di non farcela. Il meccanismo acquista così una vita propria ma ci soffoca. Il punto allora è incominciare a mettere la vacanza nella propria vita quotidiana: non nel fine settimana ma proprio nella giornata. In ogni giornata. Dei momenti di assoluta gratuità, in cui dedicarci a quello che accade, senza bisogno di produrre nulla.  Momenti in cui siamo semplicemente presenti. In cui trattiamo la nostra agenda come se fosse un giardino. Momenti in cui, ogni giorno, ci prendiamo una vacanza. Senza l’ansia dell’inizio, senza l’ansia della fine.

Un giardino ha bisogno di concime, potature, semina, raccolta e periodi di riposo. Ho cercato di guardare alla mia agenda come se fosse un giardino. Potevo avere un giardino di quella dimensione o era troppo grande?Dovevo nutrire di più qualche aspetto e potare altri?Quali semine avrebbero avuto la possibilità di germogliare e quali piante non erano adatte al mio clima? Nicoletta Cinotti, Destinazione Mindfulness 56 giorni per la felicità

Pratica di mindfulness: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2017 Il protocollo MBSR

Foto di ©livia.com

 

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