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Non è stato semplice misurarsi con il lasciar andare. È stato come iniziare a tuffarsi e vincere la paura del vuoto, per spostare l’attenzione sull’incontro con l’acqua. Lasciar andare è un po’ così: lasci andare e si apre uno spazio di vuoto. Non sarà eterno ma quel vuoto a volte fa paura e così ci tratteniamo più a lungo in qualcosa che ormai ha bisogno di fluire.

Lasciar essere però è una vera rivoluzione per me: accettare di non correggere, modificare, intervenire. Lasciare che le cose siano come sono, senza dover per forza offrire il mio attivo intervento. Questo è più che uno sguardo nel vuoto. È trovarmi di fronte al sorgere degli eventi e – anziché agire – osservare la mia reazione, conoscerla e lasciarla svanire.

Lasciar essere è una scuola. Non saprei chi sono se non avessi aperto questo spiraglio di osservazione: guardare ciò che accade e non intervenire perché ciò che accade sia quello che io voglio che accada. In questo lasciar essere si apre, ogni volta, uno spazio di assoluta novità. Su di me, sugli altri, sulla vita e il filo che sembra dipanarsi tra un evento e l’altro.

Imparare a fermare tutto il fare e passare alla modalità dell’essere, imparare a dedicare tempo a te stesso, a rallentare il ritmo e a nutrire calma e accettazione.(…)questo tipo di apprendimento richiede solo che ti rilassi in momenti di puro e semplice “essere” e semplicemente coltivi la consapevolezza. Jon Kabat Zinn

Pratica di mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire

© Nicoletta Cinotti 2016 Il mese della gentilezza Foto di ©FridayFish

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