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Le abitudini: piccoli frutti, grandi messaggi

Di solito il problema che ci poniamo rispetto alle abitudini è come fare a prendere buone abitudini e lasciare vecchi e cattive abitudini. Sembra facile a dirsi ma a farsi è tutt’altro che facile. Tanto che ci sono molte ricerche che si occupano proprio del tempo necessario per prendere delle buone abitudini e di quello che dobbiamo fare per lasciar andare le cattive abitudini. Un’infinità che testimonia che nessuna di queste ha detto la parola definitiva e che molte hanno messo in luce aspetti comuni.

Io partirò a raccontarti cosa è stato importante per me, nel cambiare alcune abitudini e poi, solo alla fine, farò un breve riassunto di quello che già sappiamo dalle ricerche su questo argomento. Così, se già lo conosci, potrai saltarlo.

Saper dire di NO

Sembra abbastanza scontato che saper dire di no è fondamentale per cambiare abitudine. Ogni abitudine infatti ci dà un rassicurante senso di dipendenza che spesso supera la nostra capacità di dire di no e di cambiarla. Dietro a questa difficoltà sta la paura di rimanere esclusi, tagliati fuori, la paura – vecchia compagna – di perdere qualcosa o qualcuno. Così diciamo sì, senza discriminazione a cose che ci toglieranno energia per noi. Diciamo sì alla ripetizione di vecchi schemi. Diciamo si per principio e un po’ automaticamente, salvo poi pentircene amaramente alla fine della giornata. Insomma l’equilibrio tra il sì e il no è difficile da raggiungere e ha bisogno di qualche piccola regola. Proviamo ad elencarle:

  1. Dire no come atto di self compassion. Prendersi cura di noi e dei nostri bisogni non è un atto egoistico: è un atto di cura e di compassione. Quando entriamo a piè pari nelle nostre vecchie abitudini, ci stiamo rispettando? Oppure stiamo ripetendo qualcosa che serve più all’altro che a noi nella speranza di guadagnare così un po’ d’amore? Se è così facciamo prima a darci direttamente amore, rispettando i nostri bisogni.
  2. Diamoci un permesso preventivo. Decidiamo prima a cosa diremo di no. Ecco un breve elenco di situazioni in cui dire di no è obbligatorio: favori irrazionali, lavori gratuiti, attività che no vuoi fare, persone che ti risucchiano, situazioni in cui sei scomodo e che ti condizionano negativamente.
  3. Metti un filtro. Dire No comunque non è facile. Così possiamo mettere un filtro SI: dire di sì solo alle cose che ci ispirano, alle persone che ci nutrono, ai piani che sostengono e realizzano i nostri sogni e il nostro benessere. Fai una lista personale di queste cose perché non c’è nulla di “giusto” in assoluto. Chiama questa lista “le cose che mi nutrono” e sceglile con priorità.
  4. Una volta fatta la lista delle priorità? Una volta che abbiamo ben chiaro la nostra lista di priorità ci sarà più facile dire di no. Potremo dire “Ho già un altro programma”, “Vorrei ma sono già impegnato” oppure, semplicemente “no, grazie”
  5. Immagina il futuro. Se proprio sei in difficoltà prova ad immaginare come ti sentirai dopo aver detto di NO e come ti sentirai dopo aver detto di SI e scegli la situazione in cui ti senti meglio. Puoi anche offrire un compromesso tra la richiesta dell’altro e la tua esigenza: non siamo sempre obbligati!

Il tempo è un patrimonio limitato

Il nostro tempo è un patrimonio limitato. Ce ne dimentichiamo e ci comportiamo come se potessimo sprecarlo senza conseguenze. È come l’acqua: una risorsa vitale, non infinita. È così che vuoi spendere il tuo tempo? Questa domanda per me è stata fondamentale rispetto alla capacità di dire Si o No. A volte penso l tempo in termini di 24 ore. Molto spesso penso in termini di arco della vita. Ho già vissuto molti anni e questo rende il tempo che ho molto prezioso. Non posso davvero sprecarlo! E nemmeno posso conservarlo senza fare nulla di quello che mi piace perché lo rimando ad un secondo momento. il momento è adesso!

La fatica della decisione

Decidere è faticoso e, come tutte le fatiche, richiede energia. Inoltre più decisioni dobbiamo prendere più si abbassa la qualità delle decisioni che prendiamo. Questo è il motivo per cui a fine giornata tendiamo a schiantarci davanti alla TV, saltare l’allenamento in palestra o cercare qualche cibo spazzatura con cui ingozzarci: abbiamo esaurito la nostra energia decisionale. Se rendiamo tutte le cose questione di vita o di morte, scelte imprescindibili, alla fine non sappiamo più cosa è importante davvero. Non sprecare la tua energia decidendo tutto: impiega la forza di volontà su poche cose: quelle che valgono davvero. Perché, alla fine aver controllato tutto ti darà una lista di cose mediocri che ti hanno tolto l’energia per le cose importanti.

Insomma riserva la tua energia alle decisioni importanti e prendile quando il tuo livello energetico è alto: non si cambia nessuna abitudine quando si è stanchi!

Metti a fuoco i successi

Siamo programmati per difenderci. Per questa ragione è più facile vedere quello che non funziona che quello che va bene: è un modo per metterci al sicuro. Se però in ballo c’è un cambiamento mettere a fuoco solo dove abbiamo fallito è decisamente scoraggiante. E impossibile: c’è sempre qualcosa – magari di piccolo – che è andato bene. Notalo e riconosci a te stesso che lì è andata proprio bene! Avere una fila di piccolissimi successi è meglio che avere un solo grande insuccesso. Ricordati che la goccia d’acqua – così fluida e dolce – scava la roccia!

Cosa dicono le ricerche sul cambiamento delle abitudini?

Nella mindfulness il tema delle abitudini è centrale per due motivi: il primo è che cerchiamo di inserire nuove abitudini che siano…non avere abitudini! in realtà il problema delle abitudini è che ci portano a muoverci con una specie di pilota automatico inserito che fa perdere il contatto percettivo e alimenta il proliferare dei pensieri. Quindi cerchiamo sistemi per dis-attivare il pilota automatico e attivare l’abitudine alle pratiche di consapevolezza.

Quanto tempo per prendere una nuova abitudine? In media 66 giorni ma è una media. Per alcuni possono bastare 21 giorni per altri 9 mesi ma questo non significa che siamo difettosi se non rientriamo nel gruppo dei veloci: significa che dobbiamo darci tempo e che nevale la pena. la buona notizia è che saltare un giorno non è un problema.

Cambiare abitudine non è un evento ma un processo

Ci piacerebbe pensare che le cose cambino nello stesso modo in cui “voltiamo pagina”. In realtà le cose cambiano sempre, che lo vogliamo o no, ma cambiano come un processo. Un giorno in cui torniamo al punto di partenza è normale e non sarà mai un totale tornare indietro. Quando andiamo da qualche parte sappiamo che c’è una strada da percorrere. ogni passo di quella strada ha valore, non ha valore solo arrivare. E se, a metà strada facciamo un passo falso non è un problema: basta riprendere a camminare. Prima o poi arriveremo basta aver tenuto saldo il timone!

© Nicoletta Cinotti 2017

Il protocollo MBSR: Serata di presentazione Genova 9 Ottobre 2017; Chiavari 10 Ottobre 2017

Il protocollo MBCT: Serata di presentazione Genova 11 Ottobre 2017 ore 20

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