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L’esperienza in prima persona

L’esperienza in prima persona

Non esiste mondo se non quello che sperimentiamo attraverso i processi che ci sono dati e che fanno di noi ciò che siamo. Ci troviamo in una sfera cognitiva di cui non possiamo varcare i confini(…)Non esiste nessun luogo nel quale uscire. Francisco Varela (1984)

 

Parlare dell’analisi bioenergetica significa iniziare a declinare il senso dell’esperienza in prima persona: Lowen e prima di lui Reich, con il coraggio degli innovatori, costruiscono il loro approccio e le basi dell’impianto teorico a partire dall’assunto basilare della verità e scientificità dell’esperienza in prima persona. Una affermazione nella quale Lowen si immerge con totale libertà. Se Reich cercava la dimostrazione scientifica di ciò che andava sperimentando, Lowen percorre la strada dell’affermazione di ciò che scopriva lungo il percorso.

Il valore dell’esperienza in prima persona

Il valore dell’esperienza in prima persona costituisce una piccola, silenziosa rivoluzione, nel campo della psicoterapia. Porta l’attenzione dalle fasi di sviluppo nel percorso di crescita, fasi di sviluppo che hanno il compito di portare alla maturazione di un individuo adulto, al ruolo costruttivo fornito dall’elaborazione dell’esperienza.

In fondo la domanda sul ruolo dell’esperienza è una domanda che ha segnato la filosofia fin dall’inizio: noi realizziamo un programma innato o ci costruiamo sulla base dell’esperienza? Oggi la risposta sembra andare verso l’integrazione tra i dati genetici e quelli esperenziali. C’è un programma genetico che ha la possibilità di realizzarsi pienamente ma come si realizza è attraverso le esperienze vissute che disegnano, in maniera letterale, la costruzione del nostro cervello.

L’esperienza costruisce la mente e la mente costruisce l’esperienza

Daniel Siegel ha affermato: “L’esperienza costruisce la mente e la mente costruisce l’esperienza” per sottolineare come ci sia interazione. Ciò che sperimentiamo, in particolare le nostre primissime esperienze sono depositate nelle nostre configurazioni neurali, disegnano la mappa delle nostre relazioni d’attaccamento e vengono memorizzate dal sistema implicito di memorizzazione. Queste sono le basi silenziose del nostro modo di rispondere alla vita.

Ma il ruolo dell’esperienza e l’importanza dell’esperienza in prima persona ha, nella clinica una storia in più da raccontare. E’ la storia che ha portato Freud ad abbandonare la teoria della seduzione e a dedicare un importanza primaria al ruolo delle fantasia nello sviluppo del bambino. Detto con semplicità, anche se l’argomento semplice non è, ad un certo punto Freud ha pensato che i traumi che riportavano i suoi pazienti non erano traumi realmente avvenuti ma descrivevano le vicende del rapporto con l’oggetto interno. Vicende soggette all’effetto della fantasia infantile.

Qui si è prodotto, nel campo clinica, una vera biforcazione nel modo di intendere l’esperienza: da una parte chi ha mantenuto una attenzione prevalente all’effetto dell’esperienza reale e dall’altro coloro i quali hanno continuato a considerare come prevalente l’aspetto legato alle fantasie.

L’attenzione prevalente all’esperienza reale

sakura_tokyo_nuitReich e Lowen hanno mantenuto una attenzione prevalente all’esperienza reale, sia per quanto riguarda lo sviluppo che per quello che riguarda la costruzione della guarigione. Non sono certo stati i soli a percorrere questa strada. Bowlby, nelle sue ricerche sulla relazione madre – bambino che lo portarono a formulare la sua teoria dell’attaccamento osservava, con metodo naturalistico derivato dall’etologia, ciò che avveniva nella realtà della relazione primaria.

L’osservazione, rispetto al valore dell’esperienza in prima persona, gioca un ruolo determinante: sarà l’osservazione che porterà Reich a formulare ipotesi sulla funzione delle “correnti vegetative”, sarà l’osservazione che lo porterà a dare una importanza centrale al respiro come regolatore delle emozioni, sarà l’osservazione che lo porterà a formulare la sua teoria sulla funzione dell’orgasmo.

Sarà l’osservazione attenta del comportamento, del tono emotivo, della vitalità che porterà Lowen a sottolineare con forza l’importanza dell’aspetto percettivo, che lo spingerà a considerare l’aspetto percettivo nel suo ruolo di costruzione del mondo interno, così come lo sperimentiamo. Sarà sempre l’osservazione che lo porterà ad affermare con forza che se non cambia il  nostro modo di percepire, le modificazioni che possiamo fare a livello cognitivo ed emotivo non riescono ad essere durature. Sarà l’osservazione che gli permetterà d approfondire il ruolo e la funzione di regolazione degli aspetti dissociativi.

Mantenere questa attenzione al ruolo dell’esperienza diretta, e lo sottolineo nuovamente, non solo per quello che riguarda i processi di sviluppo ma anche per quello che riguarda il processo terapeutico, comporta alcune differenze nel setting e nell’agire della relazione terapeutica.

L’agire della relazione terapeutica

hpim5410Nella stanza della terapia entra il  movimento: oggi è chiaro quanto percezione ed emozione sono connesse al movimento (Varela): per Reich e Lowen è stata una convinzione portata avanti da subito nel loro approccio clinico. Il lettino non è un lettino dove rimanere sdraiati ma dove esplorare movimenti espressivi che aiutino l’emergere dell’emozione, o esprimano l’emozione in corso o aiutino a sciogliere la contrazione muscolare o semplicemente a respirare.

Ma non solo il lettino viene usato diversamente. Nella stanza della terapia, con Lowen, paziente e terapeuta possono essere in piedi, vicini o distanti: entra il ruolo, fondamentale nella costruzione della nostra autonomia e del nostro senso di realtà, dell’avere i piedi per terra.

E infine entra una parte del corpo che Freud, che pure sottolinea sempre l’origine corporea delle pulsioni, non nomina mai e che pure è espressione basilare del nostro esistere: entra il respiro e la sua modulazione regolatoria delle emozioni.

Riassumendo potremmo dire che, avendo mantenuto l’attenzione all’esperienza reale, entra un corpo vero con le sfumature, l’impatto, la realtà del corpo vero. Di entrambi, paziente e terapeuta, perché come dice Lowen con la sua efficace semplicità, incontrarsi è una esperienza reale e vitale.

Incontrarsi è una esperienza reale e vitale

uscire dal guscio.003Non è l’interpretazione che promuove il cambiamento ma il fatto di aver sperimentato direttamente; i cambiamenti che l’esperienza corporea promuove sono cambiamenti che vanno nella direzione sostenibile dalla persona. Non è il terapeuta che dirige il percorso. Il terapeuta segue, accompagna l’esperienza, lasciando che sia il corpo a definire i limiti e i confini dell’esplorazione e del cambiamento. Lowen non trascura il ruolo della comprensione, che è anzi sempre il suo porto d’approdo ma radica la comprensione a partire dall’esperienza reale corporea.

La scelta e la maturazione del percorso in prima persona in Lowen è consapevole, e la esprime con una metafora: “Il mistico camminando con gli occhi spalancati ad ammirare il miracolo dell’universo non vede le pietre sul suo cammino e inciampa. Ma non importa. Il meccanicista, tutto intento a guardare le pietre che potrebbero farlo incespicare, non vede la bellezza del cielo. Non si può risolvere questo conflitto cercando di fare ambedue le cose- guardare in su e guardare in giù. (…) Bisognerebbe diventare degli acrobati e scalare continuamente il muro. L’unica soluzione è abbatterlo, eliminare la corazza e scaricare le tensioni: la bioenergetica è tutta qui(1975 p.275)”.

© Nicoletta Cinotti 2014

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