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L’espressione come strumento di diagnosi

Nella parte dedicata alla consapevolezza come strumento di valutazione diagnostica abbiamo potuto esplorare come consapevolezza non significhi scarica emozionale ma piuttosto un aumentato contatto con noi stessi. La qualità, l’ampiezza e la profondità di questa intimità con noi stessi fornisce la base di lavoro della psicoterapia e la base della valutazione diagnostica, perché ci permette di iniziare ad impostare un quadro dei bisogni essenziali della persona.

Abbiamo anche visto, soprattutto nel contributo della scorsa settimana, come la consapevolezza in bioenergetica sia soprattutto un elemento di conoscenza implicita di noi che va a sostenere la conoscenza esplicita. La consapevolezza però, da sola, non basta: perché il nostro sé corporeo possa sviluppare pienamente il proprio potenziale di crescita e cambiamento abbiamo bisogno di sentire la possibilità di espressione emozionale e di scarica psico-fisica.

L’importanza della scarica emozionale e dell’espressione emotiva è centrale nelle psicoterapie esperenziali, come la bioenergetica, proprio perché non è solo una esperienza narrativa ma anche una espressione corporea. Il punto centrale è l’idea – espressa ripetutamente da Lowen – che l’inibizione dell’espressione emotiva porta ad una perdita di sensibilità e di vitalità e quindi comporta anche una successiva perdita di consapevolezza. I sentimenti sono la vita del corpo, quel linguaggio corporeo che ci permette l’amorevole legame con la vita che dà il senso alla nostra esistenza.

Ma cosa significa esprimersi?

La prima considerazione che è necessario fare è, per l’appunto, sul significato della parola espressione. Esprimersi in bioenergetica significa lasciar andare l’inibizione, che è inevitabilmente connessa alle nostre difese, per sperimentare una naturale e spontanea capacità espressiva. Per i teorici dell’attaccamento è la capacità di avere una narrazione coerente che riguardi la propria storia di vita. Più in generale possiamo dire che è la libertà, che sia accompagna alla padronanza, che abbiamo nell’espressione dei nostri vissuti emotivi. È necessario ricordare però che la base della nostra espressione è, inevitabilmente, la consapevolezza. Se non sentiamo le nostre emozioni non possiamo certamente dire di avere una capacità espressiva.

Le parole creano nella nostra mente l’immagine del mondo che ci circonda. Alexander Lowen

È per questo che la prima fase di un trattamento in bioenergetica è dedicato a valutare la consapevolezza corporea ed emotiva. Solo se sentiamo possiamo contare su un’onda percettiva che alimenti, poi, il flusso espressivo.

Per questo all’inizio l’espressione può anche apparire disorganizzata o esplosiva. Per questo il primo invito espressivo che rivolgiamo è quello di lasciar andare il suono naturale del respiro: per ristabilire quella libertà espressiva che spesso il controllo elimina.

Lungo tutta la terapia con i pazienti alterno gli sforzi intesi ad espandere la consapevolezza a livello corporeo a quelli intesi ad elevare la consapevolezza a livello verbale. Alexander Lowen

La repressione

I bambini reprimono le loro emozioni per adattarsi alle condizioni dell’ambiente familiare. Le prime espressioni emotive trattenute sono quelle di rabbia, paura, tristezza e gioia, quelle emozioni di base che più frequentemente disegnano lo spazio relazionale con i genitori. La conseguenza di questa repressione di base va nello sviluppo di un continuum di inibizione tra due estremi: sottomissione e ribellione. Questi due estremi sono la guida da seguire nella valutazione diagnostica e forniscono informazioni di grande valore. Infatti né l’uno né l’altro di questi due atteggiamenti rappresenta una espressione genuina di sentimento. La ribellione ha la funzione di copertura del bisogno, mentre la sottomissione ha la funzione di negare la rabbia o la paura.

Già queste due semplici valutazioni ci permettono di orientare la successiva diagnosi caratteriale. La negazione del bisogno – espressa attraverso la ribellione – orienta verso modalità relazionali psicopatiche che possono avere una base orale o narcisista; la sottomissione orienta verso gli aspetti masochistici, che possono avere, oltre alla base orale e narcisista, anche una matrice schizoide.

L’espressione del centro vitale

Le emozioni sorgono come impulsi o movimenti spontanei dal centro vitale dell’individuo, per cui, per reprimere un sentimento è necessario smorzare la vitalità e la motilità del corpo, diminuendo così tutto lo spettro delle sensazioni. Questo potenziale di sensibilità repressa però non è perduto: lavorando sull’espressione si aiuta la persona ad entrare in contatto con alcuni di questi sentimenti, permettendo di comprendere l’origine dell’emozione si inizia una vera ricostruzione biografica della persona. Una ricostruzione biografica e anamnestica che nasce dal corpo.

Il sé corporeo è un sé relazionale

È facile comprendere come sia sottomissione che ribellione strutturino anche le modalità relazionali, attivando diverse modalità di protensione e ritiro. Possiamo quindi iniziare a farci delle domande diagnostiche che iniziano ad arricchire il puzzle di valutazione che stiamo costruendo: quali sono le emozioni che questa persona trattiene? Servono a costruire una modalità relazionale ribelle o sottomessa? Negano il proprio bisogno o il diritto dell’altro ad avere un bisogno? Accondiscendono o si ritirano? Ma soprattutto, come attivare l’espressione dei veri sentimenti che vengono nascosti da questi due schemi di risposta difensiva ?

Cosa sta sotto?

Lowen, in maniera molto originale, definisce la rabbia “l’emozione che guarisce” proprio perché gli esercizi espressivi permettono di sciogliere queste modalità difensive.Proponendo esercizi espressivi della rabbia possiamo facilmente iniziare a cogliere se siamo di fronte ad un “vero ribelle” o ad un “sottomesso”. Così come possiamo iniziare ad esplorare come questi due elementi del continuum sono variamente distribuiti nella stessa persona rispetto a diverse emozioni. Possiamo così domandarci come mai siamo di fronte ad un ribelle rispetto ad alcune emozioni e ad un sottomesso rispetto ad altre. Possiamo anche iniziare a domandarci che funzione ha avuto, nella storia della persona, imparare a trattenere proprio quell’emozione e mostrare invece, in abbondanza, l’altra. In questo modo iniziamo a fare una ricostruzione della biografia e dell’anamnesi che diventa una “biografia corporea” e che ci aiuterà a ricostruire con semplicità, la storia della persona, senza ricorrere ad eccessive narrazioni.

Il tema dell’espressione chiama a se anche il tema della voce, che, accompagnandosi ai diversi esercizi, ci permette di cogliere la carica espressiva e la libertà espressiva della persona che ci troviamo di fronte. Superato l’”inevitabile” imbarazzo iniziale, quanto è espressiva la voce della persona durante gli esercizi e quanto il volume supera l’intensità dell’esercizio stesso? La logica conclusione sul tema dell’espressione di sé è la necessaria padronanza che gli aspetti espressivi richiedono e che sarà il tema dell’articolo della prossima settimana…..

L’impiego delle parole giuste è una funzione energetica perché è una funzione della coscienza. È la consapevolezza dell’esatta corrispondenza tra una parola (o una frase) e una sensazione, fra un’idea e un sentimento. Quando le parole sono connesse o combaciano con le sensazioni, il flusso energetico che ne risulta fa aumentare lo stato di eccitazione della mente e del corpo elevando il livello di coscienza e migliorando la messa a fuoco. Alexander Lowen

Non confondere il mezzo con il fine

Gli esercizi espressivi sono uno degli aspetti più fraintesi dell’analisi bioenergetica. Spesso sembrano delle scariche inconsulte di aggressività che sono inutili quando non dannose. Lo scopo degli esercizi espressivi non è però, banalmente, quello di scaricare. Il loro scopo è quello di aprire uno spazio nel tessuto muscolare e corporeo del controllo, di aumentare il livello energetico e di lasciar uscire quel grande mondo emotivo che sta sotto la rabbia e al di là del controllo. Inoltre, come esprimevo poco sopra, ci permettono di vedere quale sia l’espressione organismica della persona che abbiamo davanti: è vitale o defedata energeticamente? Riesce ad affermare i propri bisogni o prevale il bisogno di salvare la relazione e quindi  gli elementi di dipendenza?

Esprimersi e domandare

Implicitamente questo articolo afferma un elemento saliente degli aspetti espressivi. È un articolo pieno di domande: sia perchè la valutazione diagnostica deve essere una vera e propria investigazione, sia perché esprimersi è – prima di tutto – domandare a se stessi qualcosa di autentico e non scontato.

© Nicoletta Cinotti 2015

Foto di ©yesterdaydreamer

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