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Libertà dalla compulsione del desiderio: una gioia senza condizioni

Viviamo in tempi di frenesia materiale e compulsione. Siamo continuamente bombardati di pubblicità per oggetti di cui abbiamo “bisogno” per sentirci meglio, più felici, più di successo o più appetibili.

Ogni giorno, i media ci dicono che non siamo felici e non siamo abbastanza. Ci dicono che abbiamo bisogno del prodotto X nella nostra vita una specie di l’anello mancante per essere più felici e decisamente migliori. E la gran parte di noi compra dentro questo circolo infinito di volontà e desiderio.

La soluzione, dicono, ha un prezzo e un luogo. Ma ce l’ha?

Quanti di noi ci siamo ritrovati ad essere tristi su una bella spiaggia? Quanto a lungo quelle scarpe ci hanno fatto davvero felici? Per sempre? O abbiamo perso la magia nel momento in cui abbiamo dato la nostra carta di credito?

Non ci possiamo incolpare se pensiamo che la soluzione stia al di fuori di noi; ci viene detto che è così tutti i giorni. Ma se davvero la situazione fosse questa, non saremmo tutti più felici? Viviamo in tempi in cui la depressione è in aumento. Sembrerebbe che più abbiamo, meno abbiamo.Nella babele degli acquisti di questa società “moderna”, abbiamo perso la semplicità e abbiamo perso noi stessi.

Le passioni esterne sono brevi e transitorie;  gli alti sono seguiti velocemente dai bassi nella nostra ricerca infruttuosa di appagamento. Il desiderio non può mai essere completamente  soddisfatto. I pubblicitari lo sanno. Per quale altro motivo c’è il lancio di nuovi prodotti ogni settimana?

Così ci troviamo nell’eterno ciclo percettivo di desiderio e insoddisfazione proprio l’unica cosa che cerchiamo di evitare. Curioso. Se solo sapessimo che la soluzione siamo noi.

Equanimità: “una condizione di stabilità psicologica e padronanza di sé che resta intatta con l’esperienza o l’esposizione alle emozioni, al dolore, o ad altri eventi che potrebbero portare qualcun altro a perdere equilibrio mentale.” E’ la nostra risposta a quello che proviamo, alle nostre voglie, alle circostanze in cui ci troviamo, la chiave per la nostra pace interiore.

Per molti di noi, la mente è come un animale selvaggio e noi siamo alla sua mercé. Un pensiero negativo ne porta inevitabilmente un altro, e, prima ancora di saperlo, la mente ci ha già trascinato in un percorso buio e pieno di dolore.

E se riprendessimo la padronanza di questa situazione?

Lo possiamo trovare nell’accettazione. Hai mai notato che quando accetti il dolore, accetti il freddo, accetti la tua rabbia, la sensazione molla subito la presa? Accettando troviamo il distacco, e improvvisamente ci troviamo liberi dal dolore.

E se accettassimo i nostri pensieri? Accettare che ci sono, senza attaccarci a loro. Osservandoli invece come se fossero scene recitate in carrellata davanti agli occhi della mente permettendo loro di passare velocemente come sono entrati.

Se esercitiamo questa accettazione e questo distacco, allora stiamo praticando l’equanimità.

Quando siamo distaccati, siamo liberati dal dolore. Quando siamo distaccati, siamo liberati dalla voglia e dal desiderio, e così in questo distacco possiamo trovare un po’ di pace.

Una nuova borsa non può mandar via i nostri demoni, alla fine non a lungo; la tristezza può ancora trovarti su una spiaggia. I nostri demoni, dopotutto, vivono con noi, e vanno ovunque noi andiamo.

La trasformazione deve avvenire dentro.

Richiede un po’ di educazione, molta pratica, e infine la decisione di prendere il controllo della nostra mente. E’ solo quando mettiamo a tacere la mente che ci apriamo all’ispirazione, all’intuizione, alla saggezza, alla trasparenza e alla consapevolezza.

Nella connessione con queste grandiose verità siamo guidati in un percorso di significato e appagamento. E nel momento in cui inevitabilmente troveremo delle difficoltà, probabilmente perderemo la strada in più di un’occasione, possiamo fidarci che stiamo camminando nella direzione giusta. Il barlume di una gioia e una gratitudine incontrastate – una gioia senza prezzo, completa – ci fa ricordare che ci siamo.

Il percorso è là. Dobbiamo solo imparare a calmare il rumore in modo da poterlo vedere.

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© Rebecca Leakey Elephant Journal

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