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Lowen and Porges: dialoghi nel tempo

alexander-lowenNel 1970 Lowen scrisse un libro, “Il Piacere”, che rappresenta uno dei testi centrali per approfondire il suo pensiero. Nel libro chirisce ovviamente la tematica legata al piacere, inteso non più solo come piacere sessuale ma anche e soprattutto come il piacere di essere vivi. Per farlo collega le sensazioni di piacere o di dolore alla qualità dei movimenti involontari del corpo, intesi come espressione del grado di eccitazione interna e dedica una delle pagine più approfondite della sua ricca bibliografia, agli aspetti biologici della reazione fisica agli stimoli.

La regolazione nervosa della reazione

Lowen non dedica molto spazio agli aspetti fisiologici perché il corpo di cui parla è essenzialmente il corpo dell’esperienza vissuta in prima persona. Non dobbiamo dimenticare però che Lowen era un medico, e che scelse di laurearsi in medicina, dopo essersi laureato in legge ed educazione fisica, proprio per poter esercitare la professione di psicoterapeuta e per avere solide basi su cui basare il suo pensiero. In questo libro dedica una parte significativa ad approfondire il ruolo del SNA come regolatore delle reazioni di piacere e dolore.

Reich e la funzione dell’orgasmo

Facendo riferimento a “La funzione dell’orgasmo”, di Reich, Lowen riprende il ruolo della funzione parasimpatica come risposta agli stimoli piacevoli e il ruolo della Wilhelm-Reichfunzione simpatica in risposta agli stimoli dolorosi e collega l’attivazione di queste risposte alla risposta all’ambiente che ci circonda. In situazioni di pericolo entriamo in una modalità di attivazione del simpatico che ci permette di rispondere velocemente e impulsivamente all’ambiente. In situazioni ambientali favorevoli l’attivazione del ramo parasimpatico conduce a sensazioni di apertura, rilassamento, benessere. Collega poi la volontà ai meccanismi d’emergenza. Per questo, dice Lowen, se siamo troppo dominati dalla nostra volontà finiamo per rispondere come se fossimo in una situazione d’emergenza, tenendo “acceso” il simpatico anche se non siamo in pericolo.

L’altro aspetto centrale della relazione tra corpo, psiche e SNA per Lowen è che le nostre emozioni esprimono due movimenti fondamentali: un movimento di apertura ed espansione ed un movimento di ritiro. Quando attiviamo una risposta simpatica siamo portati a ritirarci, mentre quando attiviamo una risposta parasimpatica siamo portati a protenderci ed aprirci. La possibilità di fluire tra questi due movimenti in modo fluido e armonico è un segno importante della nostra salute fisica e mentale. Lo scopo del lavoro di scioglimento sulle contrazioni muscolari è proprio quello di riportare fluidità in una modalità di risposta che può diventare impulsiva e ripetitiva, lasciandoci imprigionati in uno stile di relazione connesso al trauma del passato.

Lo stress e il SNA

L’attenzione al ruolo chiave del SNA nei meccanismi psicofisiologici di reazione non è stato d’interesse psicologico dominante fino a che le ricerche sullo stress non hanno assunto un ruolo chiave nello scenario psicologico attraverso il lavoro di Stephen Porges, con la teoria polivagale e la teoria, espressa da Daniel Siegel sulla finestra di tolleranza.Secondo Porges la nostra propensione alle relazioni sociali è funzionale alla nostra necessità di regolare, attraverso gli scambi e il contatto, i nostri parametri fisici e psicologici. Creiamo quindi relazioni sociali che hanno lo scopo di farci sentire sicuri e di mantenere il nostro benessere psicofisico. Le relazioni non svolgono solo una funzione emotiva ma anche una funzione di regolazione biologica mediata proprio dalle risposte vagali.

L’ameba di cui ci hanno parlato Reich e Lowen, come metafora dell’alternarsi del movimento di apertura e chiusura in relazione con l’ambiente, viene confermata anche da Porges che arriva a sostenere che l’ambiente è “pensato” come regolatore delle risposte vagali, ossia del SNA. Inoltre, per Porges, sono proprio i segnali corporei non verbali, che mediano la qualità della nostra risposta. E’ l’espressione del viso del nostro interlocutore che può dare conforto o farci sentire attaccati, indipendentemente o quasi dal contenuto delle sue parole.

La finestra di tolleranza

Stephen-PorgesLa teoria polivagale ipotizza tre sistemi gerarchici di risposta agli stimoli ambientali: il primo livello è costituito dal sistema nervoso autonomo. C’è poi un sistema di soglia che regola la percezione del dolore e che può eliminare la percezione del dolore stesso quando supera una certa soglia. La caratteristica di questo sistema è quella di produrre il fenomeno del distacco dissociativo in condizioni estreme di abuso e la risposta di immobilizzazione. In casi in cui l’emozione supera la nostra finestra di tolleranza.

La finestra di tolleranza è un concetto sviluppato da Daniel Siegel nel 1999. Siegel la definisce come quel range all’interno del quale le diverse intensità di attivazione emotiva e fisiologica possono essere integrate senza interrompere la funzionalità del nostro sistema (Siegel, 1999,253 ed. americana).
Quando i pazienti sono all’interno della loro finestra di tolleranza le informazioni che provengono dal mondo interno e dall’ambiente esterno possono essere integrate, in un fluire ininterrotto di informazioni percettive che vengono assimilate e associate ai dati emotivi e cognitivi, fino a costruire un significato alle esperienze.

Quando l’esperienza emotiva supera la nostra soglia di tolleranza possiamo andare in ipoattivazione – quella risposta di soglia di cui parla Porges e che è tipica delle risposte ai traumi fisici e psichici – o in iperattivazione con un disturbo dell’attenzione, agitazione motoria e iperattività.

La salute sta in questo fluire tra la risposta simpatica e parasimpatica che non superi la nostra soglia di tolleranza.Una sostanziale congruità con l’ipotesi espressa da Lowen.

Ma i bioenergetici amano Porges e la ricerca neuroscientifica?

Se è vero che i dati delle ricerche di Porges, Siegel e di molte ricerche neuroscientifiche danno ragione all’approccio bioenergetico, è anche vero che spesso viene guardato con sospetto un approccio che sottolinei troppo il dato fisiologico a dispetto del dato dell’esperienza vissuta. Io credo che sarebbe opportuno fare una distinzione tra la formazione e la prassi clinica. Se è vero che nella stanza della terapia la cosa più importante è come il paziente percepisce se stesso e la sua esperienza in corso, è anche vero che sapere cosa accade, fisiologicamente, alla base dell’esperienza personale può essere utile. E, soprattutto, è un conforto sapere che, solo attraverso l’osservazione delle risposte dei pazienti, è possibile comprendere cose che vengono dimostrate scientificamente, solo molti anni dopo.

a cura di Nicoletta Cinotti

 

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