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Ma la bioenergetica ha una teoria della mente?

Negli ultimi vent’anni l’interesse della clinica psicodinamica si è progressivamente spostato dall’attenzione al funzionamento dell’inconscio e dei contenuti rimossi all’attenzione al funzionamento della mente e dei processi mentali.

Questo spostamento ha comportato diverse importanti conseguenze cliniche: una maggiore attenzione al momento presente, una maggiore attenzione alla consapevolezza e all’esperienza anziché all’interpretazione dell’inconscio e una nuova serie di tecniche e approcci clinici che permettano, all’interno della psicoterapia, di comprendere come funzioniamo mentalmente e come i nostri contenuti mentali influenzano i nostri comportamenti e i nostri valori.

Ma cos’è una teoria della mente?

forza del pensiero.002Una teoria della mente è un modello ontologico e strutturale dei processi mentali (“cosa è la Mente?”) e la funzione riflessiva che riusciamo ad attivare rispetto a ciò che ci accade (funzione metacognitiva…Non facciamoci spaventare da queste parole:-)).

Nella pratica clinica riguarda il modo con cui arriviamo a costruire significati a partire dall’esperienza ed è rilevante perché ciò che qualifica la nostra vita non è solo ciò che ci accade e il significato intrapsichico che riveste ma anche – e forse soprattutto – il significato che noi attribuiamo a quel preciso evento, a partire dalle fasi primitive di sviluppo.

Perché è importante nella clinica

Come diceva saggiamente Lowen, nell’armamentario terapeutico c’è spazio per ogni tecnica. Tutte funzionano qualche volta, nessuna funziona sempre. Lo stesso potremmo dire per la teoria clinica. Avere una teoria che spieghi il funzionamento interno, senza avere una teoria che spieghi come arriviamo ad attribuire significati agli eventi, significa avere un motore che funziona a metà. E in psicoterapia quando si ha un motore che funziona a metà non si raggiungono grandi risultati. Oppure la psicoterapia procede speditamente all’inizio e poi arriva – altrettanto velocemente – ad una stagnazione e ad una perdita di cambiamento.

Quindi qual è la teoria della mente in bioenergetica?

teoria della menteLowen è stato – senza saperlo – un costruttivista. Infatti ha affermato, ripetutamente, che i processi di pensiero nascono a partire dalle sensazioni fisiche. Sensazioni fisiche che originano immagini o processi mentali.

Ogni movimento – o assenza di movimento – del corpo dà origine ad una sensazione o ad un pensiero; è la riduzione della nostra consapevolezza che non ci permette di cogliere la stretta connessione tra questi due elementi. Ragione per cui tornare al corpo ha due effetti importanti: rende consapevoli della formazione dei processi di pensiero (1); diminuisce la proliferazione dei pensieri (2).

Ma Lowen, e prima di lui Reich, non si fermano qui. E stabiliscono il principio dell’identità funzionale mente-corpo per cui tutto ciò che accade nella mente suscita qualcosa nel corpo e viceversa, stabilendo così una doppia via di comunicazione: la mente condiziona il corpo e il corpo condiziona la mente.

Ogni pensiero è in relazione a una sensazione e favorirà o contrasterà la sensazione a seconda della struttura caratteriale dell’individuo. In un individuo sano, pensiero e sensazione seguono direzioni parallele, riflettendo l’unitarietà della personalità. Nell’individuo nevrotico il pensiero entra
spesso in contrasto con le sensazioni(…)fino ad arrivare alla dissociazione tra pensiero e sensazione” (LOWEN, 1970,PAG. 117).

Quindi quando pensiamo una cosa e ne sentiamo un’altra, stiamo vivendo una dissociazione mente-corpo espressiva di una situazione di disagio.

La vera novità è il contatto

contattoFin qui direi che siamo di fronte ad una teoria della mente molto congruente con la pratica bioenergetica. Ma la vera teoria della mente, anzi la vera originalità della teoria della mente in bioenergetica nasce dal ruolo centrale che assume il contatto e la relazione.

Infatti, anche se in maniera a volte un pò contraddittoria, Lowen stabilisce che il fondamento del nostro essere nel mondo è la nostra disponibilità o il nostro ritiro rispetto al contatto.

Il protendersi e ritirarsi sono i due movimenti di base che costruiscono – nelle alterne vicende che subiscono – la nostra modalità difensiva.E il nostro rapporto con il mondo.

Quindi il primo significato – quello che struttura i primi processi mentali – è “Posso essere sicuro? Posso aprirmi o devo richiudermi? Per richiudermi, se necessario, userò il corpo diminuendo la quantità di dati percettivi.

Il corpo è quindi all’origine della formazione dei processi cognitivi e psichici, facendo da interfaccia ad entrambi.

La teoria della mente e la regolazione delle emozioni

Dal punto di vista clinico c’è un anello che collega la teoria della mente con la teoria della regolazione delle emozioni. Qualsiasi emozioni che superi la nostra finestra di tolleranza, incide sulla qualità dei nostri processi riflessivi e autoriflessivi. Se l’emozione è troppo intensa possiamo, infatti, rispondere con l’iperattivazione o con l’ipoattivazione. Nel primo caso all’iperattivazione corrisponde un proliferare di ideazioni. Nel secondo caso uno stato di torpore che interferisce con il senso di presenza nel mondo.

Perché le emozioni acquistino significato abbiamo bisogno che siano all’interno della nostra finestra di tolleranza che è definita da un insieme di fattori psico-fisici. Se ci troviamo in una condizione disregolativa abbiamo bisogno di confortarci (iperattivazione) o stimolarci (ipoattivazione) per tornare a quel processo autoregolativo naturale che connette emozioni, sensazioni fisiche e mentali. Per entrambi i processi il corpo ha un ruolo centrale. Confortare o attivare, infatti, passa attraverso processi che regolano la quantità e qualità di contatto relazionale.

Quindi questa teoria della mente?

Quindi possiamo dire che la bioenergetica ha una teoria della mente, in linea con le ricerche neuroscientifiche, anche se Lowen – negli anni della sua produzione intellettuale – non ha mai parlato esplicitamente di teoria della mente. D’altra parte Lowen nacque più di un secolo fa. Sta a noi – bioenergetici attuali – dare a questo indirizzo clinico, tutta la profondità e la complessità che sta nelle sue radici corporee.

“Ogni tecnica analitica, da quella psicoanalitica a quella bioenergetica, punta a superare la pseudo-oggettività per arrivare ai sentimenti e alle sensazioni del paziente. Finchè non si arriva a questo, la comunicazione tra paziente e terapeuta rimane un esercizio intellettuale che non ha effetti sul comportamento del paziente. Il paziente più difficile da curare è in genere colui che mantiene un distacco intellettuale dal rapporto terapeutico”(Lowen 1970,pag. 117)

© Nicoletta Cinotti 2014

 

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