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Mindfulness: Andare con il flusso

Andare con il flusso

“La vita è una serie di cambiamenti spontanei e naturali. Non cercare di resistere a questi cambiamenti. Resistere crea solo dolore. Lascia che la realtà sia la realtà e che le cose prendano il loro corso naturale.” Lao-Tzu

Leo Babauta è uno dei più famosi blogger americani. Il suo Blog, ZenHabits ha un numero di iscritti che farebbe impallidire qualsiasi blogger italiano.

Questa pagina è la libera (fedele nei contenuti) traduzione – con aggiunta di molte riflessioni personali – di uno dei suoi post del 2008, in cui Leo sottolinea un percorso in 12 passi per imparare ad andare con il flusso.

Perchè ha attratto il mio interesse?

Le ragioni, per essere sincera, sono molte.

Proverò ad elencarle, non in ordine di importanza ma solo seguendo il mio filo logico.

Mi occupo da moltissimo tempo di depressione: un disturbo diffuso, endemico, sottile e tendente alla cronicizzazione. La depressione è stata, forse, una delle ragioni per cui mi sono appassionata alla bioenergetica. Lowen infatti offre sulla depressione una prospettiva molto originale: ci deprimiamo – afferma – perchè ci illudiamo.

Costruiamo delle illusioni che – una volta illuminate dalla realtà – rivelano tutta la loro incapacità a renderci felici. Ci fanno sentire ancora di più in trappola. Il problema è che le nostre illusioni costruiscono concetti solidi della vita e ci lasciano non nel flusso delle cose ma immobili. Sulla riva della nostra esistenza.

Quindi imparare qualcosa di più sul flusso ha una funzione primaria rispetto al superamento degli aspetti depressivi.

Pema Chodron, una insegnante di meditazione molto nota, usa una metafora per esprimere la differenza tra fluire e rimanere  arroccati nelle proprie posizioni. La vita è come un fiume. La nostra ricerca di sicurezza ci lascia sulla riva mentre la vita vera è il fiume. Tanto più riusciamo a vincere la paura, tanto più siamo in grado di stare nel flusso della nostra vita.

Il problema è che noi costruiamo, nel corso della nostra vita, moltissime “strutture”. Il nostro lavoro ha una struttura, così come le nostre relazioni, il nostro giro di frequentazioni, e le nostre modalità di stare in relazione. La struttura è necessaria ma nello stesso tempo può ancorarci troppo sulla riva e spingerci a provare rabbia, frustrazione e stress rispetto a ciò che sfugge dal nostro controllo.

La soluzione semplice: imparare ad andare con il flusso.

“Sorridi, respira e vai lentamente.” Thich Nhat Hanh

In questo senso cosa significa andare con il flusso? Significa accettare le cose che arrivano senza entrare in una modalità reattiva. Prendere la vita per quello che offre piuttosto che cercare di modificarla in modo che ti dia esattamente quello che desideri.

“Scorri con ciò che accade e lascia che la tua mente sia libera. Rimani centrato e accetta qualsiasi cosa tu stia facendo. Questo è la massima realizzazione.” Chuang Tzu

Credo che, teoricamente, possiamo comprendere la bontà di questa affermazione. Realizzarla però è tutt’altro che semplice. Ecco perchè gli americani – popolo che ha fatto del pragmatismo un credo quasi religioso – non possono esimersi dal dare una serie di istruzioni pratiche, e in genere numeriche, su come fare qualsiasi cosa.

Ecco quindi cosa suggerisce Leo Babauta

  1. Non possiamo controllare tutto. Abbiamo certamente una sfera di influenza in cui possiamo determinare cosa accadrà ma la parte che sfugge al nostro controllo è davvero ampia. Non possiamo controllare come gli altri accoglieranno le nostre azioni, la nostra presenza, le nostre scelte. Possiamo fare molto per stare bene ma non possiamo evitare di ammalarci, di sbagliare, di essere aggrediti da qualcuno o da qualcosa. Tutto questo accade e non è una nostra responsabilità o un nostro fallimento. Come spesso invece tendiamo a pensare. La prima cosa che accade quando arriva un imprevisto, molto spesso è domandarsi dove abbiamo sbagliato. Innescando così una spirale depressiva o deprimente.
  2. Diventare consapevoli. La consapevolezza è ormai un oggetto di attenzione. Primaria perché non esiste nessuna possibilità di cambiamento nei confronti di ciò di cui non siamo consapevoli. Le cose iniziano quindi a farsi più complesse. Se il primo passo ci libera dalle responsabilità, la consapevolezza ci restituisce un pò di lavoro da fare. Ci chiede, infatti, di portare l’attenzione all’interno e di osservare qual è il nostro modo di stare di fronte alle cose del mondo. Possiamo farlo in molti modi diversi. Certamente la consapevolezza richiede la capacità di percepire senza andare nella proliferazione mentale. Richiede di espandere il tempo della percezione e di osservare i processi – emotivi e mentali – che la percezione innesca. Su questo, nel sito, è possibile trovare moltissimo materiale. Non solo con le meditazioni ma anche con il lavoro corporeo.
  3. respiro.001Il respiro. La consapevolezza non esiste senza la possibilità di radicarsi nel respiro. Per molte buone ragioni che forse già conoscete. Ne aggiungo una: la consapevolezza del respiro innesca il passaggio dall’attività simpatica all’attività parasimpatica del Sistema Nervoso Autonomo e questo permette un rallentamento che aumenta i processi di consapevolezza. Il respiro inoltre è un’ottima metafora del lasciar andare e dell’essere consapevoli. Infatti è un atto involontario – non possiamo decidere di non respirare – ma che può essere volontariamente modificato. E’ una pratica che, nella sua semplicità, ha una importanza centrale in moltissime tradizioni spirituali e in tutto il lavoro corporeo sulla consapevolezza.
  4. Avere una prospettiva. Quando accade un imprevisto spesso perdiamo la prospettiva, intendendo per prospettiva quella distanza necessaria per rimanere in contatto con l’insieme delle cose e non con l’unico fatto che ci è caduto sui piedi. Insomma a volte cadiamo nel fiume, senza volerlo, e nuotiamo per tornare a riva senza domandarci se è davvero la cosa migliore da fare. A volte domandarci “Come vedrò questa cosa tra un giorno, una settimana, il prossimo anno?” può essere sufficiente per ristabilire una prospettiva più adeguata.
  5. La pratica. Nessuno di noi impara qualcosa senza pratica. Certamente conosciamo la “fortuna del principiante” quella che fa sì che vinciamo la prima volta che giochiamo a dadi o a carte, anche giocatori molto più esperti di noi. Ma la fortuna del principiante dura una volta. Se qualcosa vogliamo impararla davvero, abbiamo bisogno di insistere e ripetere. Impariamo così ad approfondire e coglierne le sfumatura, a padroneggiarla e poi a giocarla come se fossimo dei principianti. La pratica richiede anche di sviluppare pazienza per la nostra interessante propensione all’errore. Richiede di non scoraggiarsi e di non esaltarsi. Insomma la pratica è – in se stessa – già una esperienza di apprendimento. Se rinunciamo a praticare possiamo imparare a galleggiare ma non ad andare in profondità. E, anche questo va detto, la profondità spaventa e affascina insieme. Spesso la paura della profondità è una delle ragioni della resistenza alla pratica.
  6. I primi passi. Se prendiamo un boccone troppo grosso rischiamo di soffocare. Se facciamo il passo più lungo della gamba, rischiamo di cadere. Ecco perché abbiamo bisogno della consapevolezza del respiro e della consapevolezza in generale: per fare passi che abbiano la dimensione del momento in cui ci troviamo. Questo rimanda anche al nostro amore per la velocità e alla nostra resistenza alla lentezza. In ogni caso la nostra vita durerà quello che durerà. La velocità e la lentezza non modificheranno la sua durata. Iniziamo con quello che ci sembra più accessibile e poi procediamo con le cose più difficili. Questo semplice atto di compassione verso se stessi renderà il cammino più gentile.
  7. Riderci sopra. Qualunque cosa ha un aspetto comico. A volte è difficile da trovare, altre volte è spontaneo coglierlo. Possiamo ridere della nostra incompetenza, della nostra depressione, dei nostri films, dell’assurdità della situazione. Fare questo richiede una certa quota di distacco e di prospettiva. Per questo arriva solo al settimo passo! E anche qui la pratica aiuta!
  8. Tenere un diario. Scrivere è un modo per coltivare un atteggiamento di distacco partecipato. Non siamo tanto coinvolti da non poter riflettere. Siamo abbastanza consapevoli da poter imparare qualcosa. Per molte persone scrivere è quasi peggio che tornare sui banchi di scuola. La buona notizia è che nessuno, a meno che non glielo permettiamo, questa volta leggerà quello che abbiamo scritto. Stavolta scriviamo solo per noi. Bastano poche note ogni giorno. Il nostro bisogno di espressione ne gioverà. Le parole, quando nascono dall’esperienza, sono una funzione della coscienza. E sono parte integrante della guarigione di ogni ferita.
  9. Nulla diventa come vorremmo.002Meditare. In fondo meditare è come tenere un diario. Ogni giorno, diamo un’occhiata a cosa sta nella nostra mente. Apriamo la finestra, diamo un pò d’aria ad una stanza che rimane, spesso, troppo chiusa. Guardiamo le cose da una prospettiva diversa e, al minimo, prendiamo una pausa e ci diamo un respiro consapevole. In alcuni casi può essere un modo diverso di guardare e stare in contatto con le proprie emozioni. Anche in questo caso ci sono molte meditazioni che potete trovare nella Playlist Mindfulness ed emozioni.
  10. Non possiamo controllare gli altri. Questo passo è una variante, più difficile, del primo punto. In realtà è incredibile quanti sacrifici siamo disposti a fare per controllare le persone che amiamo e anche quelle che non amiamo. Molte volte infatti modifichiamo noi stessi, le nostre risposte, i nostri comportamenti, al fine di ottenere qualcosa di specifico da parte di qualcuno. In realtà non posso nemmeno dire che questo non funzioni mai. A volte funziona, a volte no. Ma ha un prezzo altissimo in termini di rispetto di noi e degli altri. Rinunciare a controllare gli altri è alla base della linea guida “Ascoltare profondamente – Dire la verità” del protocollo di Mindfulness Interpersonale. Un atto davvero rivoluzionario.
  11. slide sito2.001Accettare il cambiamento e l’imperfezione. Tutti noi conosciamo il morso – acuto – del perfezionismo. Un morso che lascia segni profondi nella nostra anima. E’ il perfezionismo che ci intrappola nel dubbio. E’ il rifiuto del cambiamento che ci intrappola nel senso di colpa. Il fatto che tutto è in continuo cambiamento e in trasformazione è difficile da accettare e anche da vedere. Sappiamo che tutto è in trasformazione ma i nostri sensi non riescono a percepirlo. Ci alziamo e la nostra stanza, la nostra faccia, il nostro ufficio ci sembrano esattamente uguali al giorno prima. Non è così ma non riusciamo a vederlo e, quindi, a crederlo. E’ una percezione che sfugge ai nostri sensi e che possiamo recuperare solo se ci apriamo alla consapevolezza, momento per momento, senza giudicare. In questo modo, osservando le infinite sfumature del respiro, la diversità di ogni singolo respiro, di ogni singolo passo, possiamo riacquistare questa consapevolezza. Una consapevolezza che abbiamo molto più presente nell’infanzia perchè la memoria contribuisce a renderci distratti rispetto al cambiamento. In questo senso perdere un pò della nostra memoria non è un gran guaio. Forse, a volte mi domando, è per questo che invecchiando perdiamo la memoria? Per ritornare alla nostra mente del principiante e gustare di più ogni singolo momento delle nostre giornate?
  12. Godersi la vita come flusso, gioia e bellezza. Spesso giudichiamo la nostra esperienza sulla base di quanto aderisce o differisce dal nostro ideale. Maggiore è la discrepanza, più la guardiamo con sospetto. Le cose hanno una loro bellezza e noi – dobbiamo rassegnarci – non siamo i creatori del mondo, anche se lo vorremmo. Anche se avremmo un sacco di buone idee su come migliolarlo, è saggio prenderlo per come è, scoprirne la sua bellezza e la gioia che è nascosta in ogni singolo passo. La vita non è statica, è caotica e confusa per il nostro sguardo. La bellezza però è in ogni respiro e in ogni passo. Anche in quello che stiamo facendo proprio ora.

“Io accetto il caos, non sono sicuro se lui accetta me” – Bob Dylan

© Nicoletta Cinotti 2014

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