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Mindfulness e psicoterapia:Gli schemi maladattativi di risposta

Il passaggio dal contenuto al modo

La mindfulness realizza, nell’area della psicoterapia, un passaggio fondamentale: quello dall’attenzione al contenuto, all’attenzione alla modalità di risposta. Questo spostamento parte da una considerazione semplice ma essenziale: il processo di cambiamento, per realizzarsi, ha bisogno di essere declinato al presente e di utilizzare il repertorio della consapevolezza. Inoltre l’attenzione alle modalità di risposta permette di mettere a fuoco il ruolo centrale svolto da quello che viene definito “il pilota automatico”. Il pilota automatico è quella condizione che sperimentiamo quando portiamo avanti delle azioni con una consapevolezza ridotta.

Il pilota automatico

Sicuramente ci sono ragioni funzionali rispetto alla possibilità di fare automaticamente alcune cose: non dobbiamo dipendere dal ri-apprendimento delle risposte e guadagniamo in efficienza e velocità. Nello stesso tempo, in questa modalità automatica di risposta, rischiano di finire anche risposte disfunzionali e maladattative perché non adeguate alle esigenze del presente. Questa modalità automatica è attiva anche quando reagiamo difensivamente alle situazioni che la vita ci offre. In questo caso ci troviamo di fronte ad uno schema maladattativo di risposta che viene agito automaticamente.

Lo schema maladattativo

Uno schema maladattativo è una serie strutturata di pensieri e sentimenti negativi mantenuta nel tempo attraverso delle contrazioni muscolari croniche.

Le sue strategie si sono strutturate perché sono state utili per rispondere alle difficoltà incontrate in un certo momento della nostra vita. La contrazione muscolare l’ha poi lasciate attive anche fuori dalla situazione – o dalla serie di situazioni – che l’hanno originata.

Ogni schema può essere visto come un tentativo di realizzare uno dei 5 bisogni fondamentali della vita, che, se disattesi, possono dare origine a più di uno schema maladattativo di risposta.

I 5 Bisogni/diritti Fondamentali

Tutti gli schemi si sviluppano a partire dalla mancata risposta ai bisogni fondamentali di ogni essere umano. I bisogni a cui fa riferimento Young – creatore della schematherapy – non differiscono sostanzialmente dai 5 bisogni fondamentali descritti da Lowen, padre della bioenergetica.

Young parla del bisogno 1) di appartenenza e di connessione con gli altri; 2) di autonomia, competenza, identità; 3) di libertà espressiva dei bisogni e delle emozioni; 4) di spontaneità e gioco; 5) di limiti realistici e autocontrollo.

Lowen parla delle tre colonne del Sé corporeo che sono autoconsapevolezza (self awareness), padronanza di sé (Self possession) e autoespressione (Self expression) che si esprimono per realizzare i 5 diritti fondamentali di ogni essere umano: il diritto di esistere; il diritto di avere bisogno; il diritto di essere autonomo; il diritto di affermarsi e di amare ed essere amato  sia sessualmente che come persona.

Questi bisogni/diritti sembrano comuni a tutti gli esseri umani ed è la frustrazione eccessiva di questi bisogni che struttura nel corpo la contrazione muscolare cronica e nella mente lo schema maladattivo che fornisce una sorta di significato precostituito per tutti gli eventi. In realtà la formazione degli schemi e anche della struttura corporea può dipendere da quattro fattori:  una frustrazione eccessiva, una situazione di trauma o maltrattamento oppure, viceversa, una situazione in cui vengono riversate eccessive aspettative e manifestazioni di affetto e stima. Infine lo schema può instaurarsi perché il bambino si identifica con il suo caregiver e ne introietta pensieri, emozioni, comportamenti ed esperienze.

scogliOgni schema può essere associato a tre diverse modalità di coping: resa, evitamento e ipercompensazione, che di nuovo realizzano l’ipotesi di Lowen che le difese si organizzino attorno alla polarità della sottomissione o della ribellione. Quando la modalità di coping è la resa la persona crede e accetta che il suo destino sia quello di vivere in una continua ripetizione del trauma, nell’evitamento cerca – il più possibile – di sottrarsi alla ripetizione della situazione che attiva lo schema maladattivo, nell’ipercompensazione si comporta in un modo che realizza all’opposto ciò che caratterizza lo schema.

Gli schemi e i bisogni negati

Come abbiamo visto sopra sono le vicissitudini legate alla realizzazione dei nostri bisogni fondamentali che possono produrre schemi maladattativi.

Lo schema può essere definito  come un modello onnicomprensivo formato da ricordi, emozioni, pensieri e sensazioni fisiche, utilizzato per comprendere se stessi e gli altri. Anche se la sua origine risale all’infanzia o all’adolescenza, è presente in tutte le fasi della vita e proprio per questo è disfunzionale: risponde infatti con una modalità rigida, sulla base di esperienze passate, alle situazioni del presente.

Questi schemi sono resistenti al cambiamento perché rispondono ad un bisogno di coerenza e, benché fonte di sofferenza, risultano sicuri e familiari. Siamo attratti dalle situazioni che li attivano perché siamo pronti a rispondere adeguatamente e, visto che gli schemi maladattivi vengono considerati verità assolute, continuano ad essere utilizzati per rispondere agli eventi.pensieri Nel momento in cui si origina, lo schema è una modalità di risposta adeguata e coglie un aspetto reale della situazione. Chi descrive la propria famiglia come fredda o anaffettiva raramente sbaglia, anche se può non comprendere correttamente le ragioni di questa situazione. La natura invalidante degli schemi si rende presente nell’età adulta quando vengono agiti senza reale consapevolezza e comunque al di fuori di una lettura della realtà adeguata al presente. La gravità dello schema è proporzionale all’intensità e durata della sensazione negativa che scatena quando si attiva.

Vediamo nel dettaglio i 5 gruppi di schemi e se vogliamo scarichiamo il pdf per averli raccolti in una scheda a se stante (SCHEMI MALADATTATIVI)

DISTACCO E RIFIUTO

Tutti noi abbiamo bisogno di sicurezza, cura, condivisione ed empatia rispetto alle nostre emozioni. Abbiamo bisogno di sentire che possiamo appartenere alla nostra famiglia d’origine e ai nostri gruppi di riferimento. Se questo bisogno non ha incontrato precocemente una risposta adeguata possono svilupparsi i seguenti schemi di risposta:

  1. Abbandono/Instabilità: comporta una percezione di instabilità o inaffidabilità rispetto alle persone significative e si accompagna alla sensazione che queste persone non continueranno a fornire un adeguato supporto nel tempo perché instabili e imprevedibili.
  2. Sfiducia/abuso: si accompagna alla convinzione che gli altri si approfitteranno di noi, umiliandoci, disprezzandoci, manipolandolo e così via. Generalmente si accompagna ad un percezione di intenzionalità negli eventi negativi superiore al reale.
  3. Deprivazione emotiva: si accompagna alla sensazione che i propri bisogni emotvi non verranno adeguatamente soddisfatti nelle relazioni con gli altri. Questo a causa di:a) carenza di cure;b) carenza di empatia;c) carenza di protezione.
  4. Inadeguatezza/vergogna: chi presenta questo schema ha la sensazione di essere inadeguato, sbagliato, poco desiderato o carente, in alcuni ambiti della propria vita ed è convinto che, se si mostrasse veramente per come è, non sarebbe più amato.Tende ad essere molto sensibile alle critiche e ai rimproveri. Si paragona agli altri e si sente insicuro nelle situazioni sociali. Si vergogna dei propri difetti manifesti o nascosti.
  5. Esclusione sociale/alienazione: questo schema induce il soggetto a sentirsi escluso dal mondo e a percepirsi diverso dagli altri.

MANCANZA DI AUTONOMIA E ABILITA’

In questo caso si tratta di persone che hanno delle aspettative nei confronti di se stessi e del mondo che interferiscono con la loro capacità di differenziarsi dalle figure genitoriali, di vivere senza l’aiuto degli altri e di acquisire determinate abilità.

  1. Dipendenza/Incompetenza:Sono persone che si sentono incapaci di gestire le responsabilità del quotidiano senza aiuto dagli altri. Spesso questo schema si accompagna ad una sensazione di impotenza
  2. Vulnerabilità al pericolo o alle malattie:Provoca un timore esagerato di qualcosa di catastrofico che possa accadere da un momento all’altro, con la convinzione di non poter fare nulla per impedirlo. Questa sensazione di catastrofe imminente può essere relativa sia ad aspetti fisici – malattie – che eventi naturali – terremoti, incidenti .
  3. Invischiamento: Si accompagna alla sensazione di inscindibilità ed eccessiva immedesimazione con gli altri. Spesso si accompagna a sensazioni di vuoto e disorientamento.
  4. Fallimento:Si accompagna alla sensazioni di non riuscire a raggiungere i propri obiettivi personali, scolastici, professionali e di essere inferiori agli altri rispetto alla capacità di portarli a termine.

MANCANZA DI REGOLE

In questo caso non è avvenuto un adeguato svilupp di regole adeguate in ambito relazionale o interpersonale che interferiscono con la capacità di perseguire obiettivi a lungo termine. Questa mancanza di regole interferisce con la possibilità di instaurare rapporti collaborativi, con l’adempiere impegni e raggiungere obiettivi personali realistici. Spesso è collegato ad un’educazione troppo permissiva che non ha fornito adeguato orientamento alla realtà, nutrendo atteggiamenti di superiorità e riducendo la capacità di sostenere un livello normale di disagio

  1. Grandiosità:Chi presenta questo schema si sente superiore agli altri e detentore di particolari privilegi e diritti. Esiste una convinzione di fondo di poter fare e ottenere tutto quello che si desidera anche quando non è realistico o la sua realizzazione crea danno agli altri.
  2. Autocontrollo o autodisciplina insufficienti:In questo caso manca la capacità di sopportare una frustrazione funzionale al raggiungimento dei propri obiettivi personali e manca anche la capacità di realizzarsi, adempiendo agli impegni presi. Quando lo schema è poco marcato c’è la tendenza ad evitare il disagio, in qualsiasi forma: tendenza che comporta ripercussioni sulla realizzazione personale.

ECCESSIVA ATTENZIONE AI BISOGNI DEGLI ALTRI

In questo caso il problema è costituito da una eccessiva attenzione ai desideri, sentimenti e reazioni degli altri allo scopo di ottenere approvazione, preservare le relazioni interpersonali ed evitare reazioni negative. Spesso sono persone che hanno avuto genitori più attenti ai propri desideri e bisogni emotivi che ai sentimenti e alle esigenze del figlio

  1. Sottomissione:Sono persone che si sottomettono per evitare la rabbia, l’abbandono o qualche reazione negativa da parte degli altri. La sottomissione riguarda principalmente i bisogni (preferenze, scelte, desideri) o le emozioni. Generalmente la persona è convinta che i propri desideri, le proprie opinioni e i propri sentimenti siano inopportuni o ininfluenti e si dimostra eccessivamente compiacente. Di converso prova emozioni di rabbia che esprime però con comportamenti passivi-aggressivi, sintomi psicosomatici, abuso di sostanze, allontanamenti da persone care.
  2. Autosacrificio:E’ una persona che rinuncia in modo sistematico e volontario alle gratificazioni personali a favore degli altri, sia per evitare i sensi di colpa che ne potrebbero scaturire che per preservare la relazione. Ciononostante sente risentimento per il fatto che i propri bisogni non vengano soddisfatti e questo interferisce con il benessere relazionale.
  3. Ricerca di approvazione e riconoscimento: C’è una tendenza estremamente marcata a ricercare approvazione, riconoscimento o attenzione tanto da compromettere lo sviluppo di un senso di identità stabile e autentico.

IPERCONTROLLO O INIBIZIONE

In questo caso i propri sentimenti, le proprie preferenze, i propri impulsi spontanei vengono sacrificati per lo scopo di raggiungere standard severi di prestazione o rendimento che portano a trascurare i piaceri della vita, le relazioni, il riposo. Spesso la famiglia d’origine è cupa, esigente, punitiva o perfezionista e spinge il soggetto a vivere in una condizione di costante pessimismo e preoccupazione.

  1. Negatività e pessimismo: C’è una attenzione eccessiva agli aspetti negativi e una sottovalutazione di quelli positivi con un timore eccessivo che qualcosa possa peggiorare la situazione attuale e che le situazioni positive siano destinate a degenerare. Si accompagna ad una paura esagerata di commettere errori, subire perdite o umiliazioni.
  2. Inibizione emotiva:In questo caso si assiste ad una repressione della spontaneità per timore delle critiche, di potersi vergognare o di perdere il controllo. Essenzialmente l’inibizione riguarda a) la rabbia;b) gli impulsi positivi;c) l’espressione dei propri sentimenti o bisogni; d) l’espressione emotiva.
  3. Ipercritica:In questo caso esiste una radicata convinzione di dover sottostare a standard di prestazione elevati per poter evitare le critiche altrui. Non riesce a considerare le esigenze personali di riposo, piacere, rilassamento e sviluppare una sana autostima senza sottoporsi ad imprese e prestazioni eccezionali. Si accompagna a perfezionismo a regole e doveri rigidi in molti campi e una eccessiva preoccupazione rispetto all’efficienza.
  4. Punizione:Ogni errore viene severamente punito sia se compiuto da se che dagli altri.

Il lavoro sullo schema

angoscia-300x300Lo schema spesso è alla base della sensazione di fallimento terapeutico, di disperazione per la propria incapacità di realizzare il cambiamento desiderato. Molto spesso queste sensazioni sono legate al fatto che non è sufficiente lavorare sul contenuto dello schema: per sciogliere il ripetersi automatico della sua attivazione è necessario un lavoro di consapevolezza sulle situazioni che lo attivano e una esplorazione profonda e non giudicante delle sensazioni fisiche, emotive e dei pensieri che l’accompagnano. In questo senso l’integrazione di mindfulness e bioenergetica offre proprio la possibilità di integrare gli aspetti corporei e mentali che contribuiscono al mantenimento dello schema e alla perdita di consapevolezza che si accompagna alla sua riattivazione.

Come possiamo riconoscere la presenza di uno schema maladattivo?

La distinzione fondamentale che ci permette di comprendere se siamo o no in presenza di uno schema di risposta è una domanda tanto semplice quanto complessa: ho risposto o ho reagito alla situazione? Se abbiamo reagito velocemente e impulsivamente nello stesso modo è molto probabile che sia stata una “modalità automatica”, la realizzazione di quel bisogno di congruenza di cui parlavamo prima. Tutte le volte che siamo in presenza di una sensazione di ripetizione, oppure tutte le volte che ci rendiamo conto che la nostra risposta emotiva è superiore alle condizioni che l’hanno suscitata, possiamo cominciare a pensare che siamo di fronte ad uno schema ripetitivo, mal-adattativo, di risposta. In questo caso può essere utile chiedersi se la propria risposta è stata funzionale o disfunzionale, efficace o inefficace.

E’ importante domandarsi e riconoscere che cosa ha innescato questa modalità di risposta. Per esempio, c’è stata una sensazione di esclusione? Oppure di vergogna? O di vulnerabilità? A quali sensazioni emotive si accompagna? Quali sono le catene di pensieri che attiva? Che comportamento ne è derivato e a quali situazioni della propria infanzia o adolescenza può essere collegato?

Per portare avanti questa esplorazione può essere utile nominare mentalmente quello che osserviamo, in modo da collegare l’attenzione più strettamente al processo di inquiring. Basta ripetere, in tono neutro o gentile, paura, oppure vergogna, preoccupazione e così via in modo da non essere eccessivamente coinvolto e trascinato via. Un altra cosa importante può essere avere degli strumenti di consolazione e tranquillizzazione, in modo da poter regolare l’intensità delle sensazioni emotive, in qualsiasi momento.

Concludendo…

scegliere il prato…non possiamo che riconoscere che, passo dopo passo, questo percorso su mindfulness e psicoterapia ci conduce ad un’altra domanda fondamentale della pratica clinica: cosa induce il processo di cambiamento? La conoscenza e l’accettazione o la ricerca di soluzioni diverse?

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a cura di © Nicoletta Cinotti

 

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