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Mindfulness ed emozioni

Un modo intelligente per lavorare con le emozioni è cercare di collegarsi con la loro natura di base. E la natura di base delle emozioni è l’energia. Se siamo capaci di connettersi con questa energia, possiamo scoprire che l’energia non ci suscita conflitti e le emozioni diventano un processo naturale. Chogyam Trungpa Rinpoche

In fondo la cosa più difficile con le emozioni è proprio quella che sta – non detta – nelle parole della citazione iniziale. Le emozioni ci suscitano conflitto perché rivelano parti di noi che giudichiamo poco accettabili, perché ci spingono ad azioni che – in seguito – troviamo poco convenienti e positive. Se non fosse per queste due caratteristiche potremmo dire che amiamo le emozioni perché danno colore e sapore alla nostra vita e che facciamo anche molte cose solo al fine di provare qualche cosa di emozionalmente eccitante o sfidante.

L’intimità con le emozioni

gruppo Le emozioni sono un flusso dinamico e in continuo cambiamento che, a volte, trasformiamo in oggetti solidi e ostruttivi della nostra consapevolezza. Sono le situazioni in cui diamo alle emozioni una qualità di verità inamovibile facendole diventare aspetti stabili della nostra personalità. Queste due azioni – aggrapparsi (perché le troviamo piacevoli) e congelarle o trasformarle in oggetti stabili (perché ci identifichiamo) – sono due caratteristiche base delle difficoltà che abbiamo con le nostre emozioni.

Questa difficoltà ci limita nella possibilità di sperimentare il nostro naturale stato di apertura e ci spinge verso modalità abituali di comportamento. La mindfulness può aiutarci a interrompere queste fissazioni in modo gentile, offrendoci degli strumenti per tornare a quel rilassamento e apertura che ci appartiene.

Le emozioni in meditazione

Molto spesso, durante la nostra pratica meditativa, emergono pensieri ed emozioni tra le più disparate. Alcune di queste riguardano vecchie memorie di eventi emotivamente molto significativi. In questo caso la prima cosa da fare è dare riconoscimento all’emozione che emerge. Il secondo passo però è insolito: cerchiamo infatti di lasciar andare la storia che è connessa con quella emozione per osservarla ed esplorarla con attenzione e curiosità. Entriamo cioè in uno spazio di Pausa, nel quale esplorare la tessitura dell’esperienza, toccare la qualità percettiva dell’emozione senza entrare nella storia. Piuttosto ci domandiamo: “Come mi fa sentire questa emozione?”, “Dove la percepisco nel corpo?”, permettendo così alle sensazioni connesse alla meditazione di diventare l’oggetto della meditazione stessa.

Senza ombra di dubbio questo è il punto dove è facile perdersi: abbiamo paura e avversione per alcune emozioni e più cerchiamo di evitarle più ci controllano. Nello stesso tempo, se riusciamo a lavorare con le nostre emozioni, queste possono essere un efficace strumento per “accelerare la trasformazione” perché se esploriamo le nostre emozioni – senza farci trascinare dalla loro storia – entriamo in diretto contatto con l’energia che le possiede e che si esprime attraverso di esse.

Quello che sta dietro

dragoAnche se apparentemente meditare è un atto tranquillo, dietro è un viaggio di scoperta in cui incontriamo i nostri demoni – e lottiamo per evitarli. Questo è un “movimento” complesso che porta infine all’apertura della consapevolezza. Un ostacolo però può essere proprio il nostro “ideale di meditazione”. Vogliamo essere trasparenti e consapevoli come l’acqua e per farlo dobbiamo accettare le onde che ci muovono e attraversano la nostra consapevolezza. Per questo è necessario esplorare le nostre emozioni.

Per essere presenti alla propria vita abbiamo bisogno di dirci la verità su noi stessi, andando al di là dell’imbarazzo che questo ci provoca in molti momenti. Cercare una via di fuga, una forma di evitamento, non ci porterà maggiore serenità, ma solo più sofferenza.

Fare qualcosa di controintuitivo

“La distrazione è sposata con la scontentezza” potrebbe essere un buon slogan per comprendere che, per essere presenti, è necessario essere con se stessi, così come siamo, al di là di tutte le giustificazioni che ci raccontiamo sull’argomento. Per quanto possa essere difficile, è necessario non rifiutare la nostra esperienza e accettare di essere pienamente occupati con se stessi, con il mondo, e con le altre persone. In questo modo non permettiamo che le nostre emozioni ci portino ad una escalation che attiva le solite reazioni e possiamo così riassorbire quell’energia che portano con sé e dalla quale cerchiamo, invece, di separarci. Anche se questo può voler dire incontrare i nostri demoni, è un’azione che vale la pena compiere.

Ogni emozione è unica

domanda2Le emozioni sono una esperienza universale, e, nello stesso tempo, uniche. Quando una emozione sorge, abbiamo tutti le stesse possibilità: possiamo entrare nelle giustificazioni oppure scegliere di stare in contatto con la nostra esperienza del momento. Per esercitarci iniziamo con una emozione non troppo difficile, utilizzando l’ausilio audio “Lavorare con le emozioni“. In questo modo ci permettiamo di usare l’energia delle emozioni, connettendoci con il nostro naturale stato di apertura e fluidità, invitando la consapevolezza, il rilassamento e la spaziosità, in questo processo. Osservandole come faremmo con le onde del mare o le nuvole che attraversano continuamente il cielo.

Sporcarsi le mani

“Nel processo per scoprire la qualità aperta e fluida della nostra mente, dobbiamo avere la volontà di sporcarci le mani” (Rinpoche). In altre parole dobbiamo desiderare di esplorare le nostre emozioni disfunzionali, quelle che ci appaiono oscure – abbiamo bisogno di sperimentare la nostra tendenza ad aggrapparci – di sporcarci le mani con le zone che sentiamo disturbanti o insane per emergere al benessere e alla serenità mentale. Farlo non è un atto immediato ma un progressivo viaggio in cui la meditazione, il radicamento nel corpo e nel respiro, sono i nostri strumenti di base.

Le emozioni nascono come energia; é la nostra tendenza al dualismo che ce le fa classificare nelle categorie “buono” o “cattivo” e che attiva catene associative di pensieri. I concetti danno una particolare collocazione all’energia e stabiliscano relazioni e correlazioni con gli eventi. Lavorare con le emozioni ci permette di tornare all’inizio di questo processo e di averne una esperienza non verbale. Ci permette di ridefinire il significato delle nostre esperienze e di restituire loro la naturale fluidità che gli appartiene.

© Nicoletta Cinotti

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