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Mindfulness interpersonale: Aprire nelle relazioni

apriQuando pratichiamo Pausa e Rilassa iniziamo a stabilizzarci in una condizione di consapevolezza e tranquillità. Siamo, per dirlo con una parola sola, in una condizione di Mindfulness: abbiamo radicato il contatto con il corpo, abbiamo esplorato le emozioni presenti e ridotto così la nostra spinta all’azione impulsiva e reattiva, accogliendo, grazie a Rilassa, quello che c’è nel presente della propria esperienza.

Siamo così maturi per entrare nella terza delle istruzioni di meditazione del protocollo di Mindfulness Interpersonale: Apri.

Con questa istruzione estendiamo la consapevolezza a ciò che ci sta intorno, la stessa qualità di consapevolezza che abbiamo per noi. Questa istruzione di meditazione ci apre alla reciprocità. Espandere esternamente la mindfulness significa includere – nello spazio ampio della consapevolezza – il mondo così come lo percepiamo e le nostre reazioni al mondo e alle altre persone. Lo scopo è quello di riuscire ad incontrare il mondo con la stessa qualità di accettazione che siamo riusciti a maturare per noi stessi.

Con questa istruzione la nostra pratica di meditazione si apre alla mutualità e reciprocità e ci permette di entrare in quello spazio “tra noi e gli altri” in cui avvengono gli scambi relazionali.

Questa estensione della nostra apertura verso l’altro avviene contemporaneamente allo stesso movimento di apertura verso di noi. Osserviamo la qualità ricettiva della consapevolezza e le permettiamo di diventare familiare nella nostra esperienza.

Lasciamo che tutto il corpo sia riempito da questa qualità di recettività. All’inizio può significare aprirsi alla consapevolezza dei suoni, poi alla consapevolezza di ciò che è presente nel nostro campo visivo.

All’inizio può essere più facile partire dall’esperienza di apertura al mondo naturale che ci circonda. possiamo andare in riva al mare, o in un bosco e aprirci percettivamente a ciò che ci circonda, espandendo la nostra consapevolezza alla qualità dell’onda o dell’albero e assaporando quel senso di espansione che apre la prospettiva della mente.

I passi della linea guida “Apri”

relazioneCi sono alcuni elementi che è utile sottolineare per poter praticare Apri in qualsiasi momento.

a) Iniziamo portando la consapevolezza a ciò che abbiamo sperimentato con Pausa e Rilassa, stabilizzando la consapevolezza nel corpo;

b)Radichiamo poi la nostra attenzione ad una sensazione fisica in particolare – piacevole, spiacevole o neutra – e incontriamola con accettazione;

c) Lasciamo che la sensazione fisica si espanda nel corpo e si stabilizzi come percezione. Ne raccogliamo il mutare, sorgere e svanire ma cerchiamo di lasciare la consapevolezza sulla percezione di tutto il corpo;

d) Permettiamo alla nostra consapevolezza di espandersi oltre il nostro corpo. Prima con l’ascolto dei suoni: vicini o lontani. Poi apriamo gli occhi e manteniamo la consapevolezza di noi e delle immagini che riceviamo. Se perdiamo consapevolezza, ristabiliamo chiudendo gli occhi e alternando con occhi chiusi e occhi aperti. Questo è il primo passo verso la mutualità.

Il senso della linea guida “Apri”

Man mano che ci rendiamo consapevoli della mutualità, attraverso Apri, iniziamo a coltivare la flessibilità e l’apertura della mente. Possiamo cogliere il sorgere e scomparire delle emozioni nostre e altrui. A volte possiamo avere una attenzione molto focalizzata, altre volte più ampia e aperta. Apri è un invito a muoversi nel campo della consapevolezza, senza aggrapparsi a ciò che incontriamo.

Ogni volta che, nella pratica, sentiamo sorgere la nostra tendenza ad aggrapparsi, pratichiamo Pausa e Rilassa. Ricordiamo che più ci aggrappiamo ad un risultato preciso, più riduciamo lo spazio di intimità con il mondo e con gli altri.

L’intimità

ritiroPraticando questa linea guida possiamo iniziare a diventare consapevoli della nostra tendenza al ritiro e del nostro desiderio di non esistere. Apri infatti ci permette di esplorare il nostro desiderio di essere visti e riconosciuti ma, quando perdiamo la nostra apertura, ci permette anche di riconoscere il sorgere della nostra ansia nei confronti dell’intimità e il conseguente ritiro che produce.

L’aggrapparsi ad un esito preciso delle nostre relazioni è infatti alla base dell’esperienza della delusione, del rifiuto e del giudizio. Se smettiamo di aggrapparci non abbiamo più bisogno di “atterrare” da qualche parte o di ricevere qualche particolare emozione e sensazione. A volte, se pratichiamo solo la consapevolezza individuale tendiamo a rimanere con una percezione ristretta e tesa, mentre se pratichiamo solo l’apertura verso gli altri possiamo entrare in un terreno di dispersione mentale e spoliazione delle nostre risorse.

Per questa ragione è importante questa esperienza di equilibrio tra l’interno e l’esterno che è la caratteristica di Apri, un invito ad uscire dall’isolamento e dalla pesantezza di un senso di se stessi troppo chiuso e delimitato.

Forse possiamo ripeterci mentalmente “Ogni tensione verso l’aggrapparsi riduce l’intimità” e spostare così nuovamente la nostra attenzione verso lo spazio relazionale che includa noi e gli altri. In quello spazio spesso emerge un senso di compassione che ci aiuta ad ammorbidire il nostro cuore.

Desiderio di esistere e desiderio di non esistere

aggrapparsiIl desiderio di esistere è uno dei tre desideri base che abbiamo approfondito nella presentazione iniziale, che è possibile rivedere su Slideshare. Questo desiderio è fondamentale nelle relazioni, perché sono le minacce al nostro desiderio di esistere, di essere conosciuti e compresi, che attivano le nostre difese interpersonali, strettamente connesse al bisogno di sentirsi al sicuro e protetti dal vuoto e dalla solitudine. Desideriamo essere visti e temiamo l’invisibilità: nello stesso tempo l’esporci ci fa sentire più acutamente il pericolo e la possibilità di essere feriti.

Se comprendiamo il legame tra questi due aspetti saremo più preparati quando sperimenteremo questa sensazione nella nostra vita relazionale. Questo desiderio ha una radice nel nostro bisogno di contatto: per un bambino essere abbandonato significa morire, fisicamente o emotivamente, e per questo siamo disponibili a fare ogni cosa per evitare un rischio che fa emergere una paura così radicale come quella della morte.

L’associazione tra la sopravvivenza e il ricevere l’attenzione degli altri è profondamente radicata nel corpo e nella mente: temiamo tutto ciò che ci ricorda il vuoto perché temiamo la morte. Questo elemento è anche alla base della formazione di un nostro senso di Sè separato e definito e potrebbe essere espresso con questa affermazione che, silenziosamente, anima molte delle nostre azioni: “Se non mi riconosci e apprezzi (o se non riconosci e apprezzi il mio lavoro, la mia bellezza, la mia bontà, la mia bravura) non esisto”.

Quando le cose vanno bene vogliamo prolungare la nostra presenza nella situazione, mentre quando vanno male vorremmo sparire, non esistere e ritirarci dal contatto interpersonale e dalle possibili ferite che derivano dalla relazione.

Entriamo in quella che Tara Brach chiama la “trance del non valore”, ossia un movimento di ritiro dagli altri e dalle nostre relazioni. Temendo di venir rifiutati, temendo di non “valere abbastanza” ci ritiriamo dal contatto e dalla apertura relazionale.

E’ estremamente importante diventare consapevoli di come costruiamo questi elementi di ritiro: 1) iniziano con un contatto sensoriale con il mondo o con un’altra persona. 2) Questo contatto produce una separazione tra te e me. 3) Cresce il senso di separazione ed emergono acutamente le sensazioni legate alla differenza. 4) Iniziamo a sentirci insicuri e in pericolo. 5) Iniziamo a paragonarci e a fare graduatorie tra noi e gli altri. 6) Queste sensazioni non sono permanenti ma vengono continuamente ricostruite come immagini mentali e come sensazioni fisiche che rendiamo permanenti se ci aggrappiamo. Spesso non ci accorgiamo del continuo processo di costruzione che operiamo.

Nel momento in cui non sono attive ci sentiamo nudi.

In quel momento siamo presenti.

Se sostiamo in quella nudità possiamo esplorare la natura mentale di queste costruzioni e radicandoci nel corpo, esplorare qualcosa di nuovo rispetto a questa paura.

(Pratica corporea consigliata è Protendersi).

© Nicoletta Cinotti 2014

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