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Nel corso della storia

Nel corso della storia, grandi pensatori sono arrivati alla conclusione che ci sia qualcosa di profondamente meritevole nell’essere umano.

Nella tradizione Shambhala, chiamiamo questo concetto il sole dell’integrità basilare. Il sole è un simbolo di vita, calore e integrità, come la saggezza naturalmente all’interno della mente. Quando pratichiamo con questa concezione, arriviamo al cuore dell’essere umani, connettendoci con la nostra dignità intrinseca.

In questo periodo sembra esserci una sensazione – neanche troppo sottile – di un’umanità “cattiva”. Le storie tragiche che leggiamo sul giornale sono un segno di come le persone non siano connesse con la propria e altrui integrità di base. Nel momento in cui non rispettiamo noi stessi e gli altri, siamo finiti in un sistema che destabilizza la nostra dignità di individui e di società. E che cos’è la società, se non un network di relazioni fra persone?

Il modo in cui gestiamo le nostre vite

Il modo in cui gestiamo le nostre vite è basato sui nostri valori e sulla comprensione che abbiamo di noi stessi. Con la cerimonia che è la vita di tutti i giorni vissuta da ogni essere umano, contestualizziamo la nostra esistenza e ne otteniamo un senso di identità. Allo stesso tempo, l’ambiente in cui ci troviamo ha una grandissima influenza sul nostro percepirci. Basandoci su questa percezione della nostra identità, siamo in grado di farci un’idea di come la vita procederà. Questo è quello che veniva chiamato dal Buddha “interdipendenza”.

Quando prendiamo in considerazione l’integrità di base presente in noi stessi e negli altri, stiamo esplorando un grandissimo quesito – emotivamente, eticamente e filosoficamente. È davvero possibile che l’umanità sia alla base buona, gentile, saggia e forte?

In una società materialistica, conosciamo il significato e gli elementi esteriori del successo, ma stiamo perdendo familiarità con gli elementi interiori che ci conducono ad una felicità profonda e ad una connettività sociale positiva. Attraverso la meditazione, pratichiamo il risveglio di queste qualità percependo il nostro valore. Tuttavia, quando ci sediamo per meditare, potremmo non comprendere cosa stiamo cercando di risvegliare. Dobbiamo intraprendere un viaggio per capire cos’è reale.

L’integrità di base

L’integrità di base è intangibile. Da un lato, si potrebbe dire che è la più alta tradizione del tantra Buddhista, e non sarebbe falso. Dall’altro, la si può vedere in un neonato. L’integrità di base è il fondamento incondizionato di ogni esperienza. È sempre disponibile nel momento presente, è salutare e senza pecche.

Quando pratichiamo la meditazione, ci spogliamo dalle parole per scoprire cosa si sente ad essere umani. Arriviamo ad un’esperienza inesprimibile del nostro essere, e questo può succedere solo quando ci concediamo di rilassarci – quando non siamo spaventati da noi stessi, dagli altri o da ciò che ci circonda. Specialmente in un’epoca in cui il disprezzo verso di sé, l’aggressività e la sfiducia – non solo verso il mondo, ma anche verso la nostra forza e salute intrinseca – ci deve essere un punto in cui possiamo permetterci di riposare e sentire chi siamo davvero.

Questo è un momento molto importante, perché quando sentiamo chi siamo, abbiamo anche la fiducia nell’integrità, a prescindere dall’esperienza che stiamo vivendo. Questo è un elemento connesso con il non attaccamento. In maniera relativa, abbiamo un sacco di esperienze, ma in ultima analisi possiamo notare come alla fine non ci sia un giorno buono o cattivo quando si è pienamente con l’esperienza. C’è solo questa integrità di base, oltre al bene e il male relativi.

Come inizia la meditazione

La meditazione inizia prendendo una corretta postura: torace ben aperto, schiena ben eretta, gambe incrociate, mani sulle cosce. Questo contenitore ben bilanciato che creiamo ci permette di risposare nella nostra forza e vulnerabilità. Un momento di calma e apertura all’inizio ci garantisce uno spazio in cui possiamo sperimentare l’esperienza che si sviluppa.

Mentre pratichiamo, manteniamo consapevolezza del corpo e del suo linguaggio, che è il respiro, e restiamo consapevoli anche di com’è la mente, composta da pensieri ed emozioni. Quando non lo facciamo, ostacoli sorgono – spirituali e mondani – e invece di sperimentare questa fiducia nell’integrità, ci ritraiamo lentamente.

Perdere la connessione con il sentire

Quando perdiamo la connessione col nostro sentire, la vita diventa tumultuosa. Ci immergiamo nella nostra frenetica routine e diventiamo miopi e schivi, cerchiamo semplicemente di superare la giornata. Prima di rendercene conto ci ritroviamo a partecipare alla creazione di un mondo dove c’è più paranoia e meno sicurezza per la mente e il cuore umano. Dobbiamo essere persone davvero determinate per portare apertura e compassione nella nostra vita quotidiana. Oltre alla gentilezza, dobbiamo sviluppare anche forza e saggezza.

Per farlo addestriamo l’equanimità. In meditazione lo facciamo lasciando andare i pensieri. In aggiunta, scopriamo che una buona meditazione può essere una valida esperienza quanto un distrattore. Se sopravvalutiamo le nostre esperienze positive, aumentiamo anche la possibilità che quelle cattive ci abbattano.

L’equanimità

L’equanimità aumenta l’abilità della mente di andare avanti anche quando si incontrano gli ostacoli e le vicissitudini della vita. Senza questa freschezza e fluidità, ci ritroviamo proni alla depressione che abbatte la nostra abilità di agire o gioire, e questo ci brucia, ci estingue. L’equanimità verso quello che succede genera anche fermezza, e contemporaneamente ci libera dal dover continuamente ritrovare la nostra zona di comfort.

In meditazione, ci si coinvolge con qualcosa di potente – l’abilità di sperimentare la propria integrità e di generare un profondo senso di sicurezza in essa. Il processo in cui permettiamo alla nostra coscienza di risvegliarsi e sorgere viene simboleggiato dal sole, che rappresenta anche l’assenza di ignoranza. È la luminosità all’interno della nostra consapevolezza.

La saggezza è la sorgente della felicità

Questa saggezza è la sorgente di tutta la felicità, perché ha il potere di sovrastare la sofferenza. Anche rifletterci momentaneamente genera dignità perché la sua lucentezza supera i dubbi e le esitazioni riguardo al nostro valore. Quando possiamo riposare in questa qualità totalmente inclusiva ed auto rigenerante, la nostra mente non è più sconquassata dal desiderio che ci porta solo a voler consumare ancora. Ci possiamo liberare dalla trappola del materialismo e crogiolare nella fiducia di questa pura integrità. Non è una credenza, ma una sensazione che possiamo conoscere e incarnare praticando con costanza, riscoprendo quello che siamo e riappropriandocene.

Il nostro viaggio allena le nostre abilità di consapevolezza, questo ci porta ad equanimità e saggezza. È qui che l’integrità di base inizia a manifestarsi, nel momento in cui riconosciamo le potenzialità dello spirito e della mente umana. Se arriviamo a comprendere e apprezzare il nostro valore, la nostra vita diventerà davvero un cammino spirituale. Nel manifestare la dignità umana, anche la società avrà sarà predisposta a farlo.

Se un numero sufficiente di noi utilizzasse questo punto di vista, la trama della società verrebbe irradiata dal sole dell’integrità, che permetterebbe alla dignità della saggezza, della gentilezza e della forza di sorgere naturalmente. Il messaggio dell’interdipedenza è che siamo tutti nella matrice della vita, e non ci sono stacchi pubblicitari. Rafforzando la nostra umanità, generiamo fiducia nel suo valore intrinseco.

Traduzione: Niccolò Gorgoni

Articolo originale: https://www.elephantjournal.com/2014/10/uncovering-our-inherent-dignity-confidence/

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